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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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In prima classe
E adesso che faccio?
di Rossini Simonetta - Organizzazione Scolastica
Buon anno scolastico a tutti!!! Certo l'inizio appare sempre duro: mi sembrano passati anni luce dall'ultimo giorno di scuola...quasi non ricordo come sono fatti i bambini...
Poi entro in classe e sento qualcosa dentro, all'altezza dello stomaco...
Capisco che è un misto di preoccupazione e di voglia di ricominciare. La sensazione si definisce poi con chiarezza: è l'accettazione di una nuova sfida, il desiderio di rimettermi in gioco con umiltà ma anche con la determinazione a riuscire. Auguri!
Quest'anno abbiamo una Prima Classe.....24 bambini che, rispetto alla quinta che ho lasciato, mi sembrano piccoli...ma così piccoli...da non dormirci la notte.
Con il ciclo precedente eravamo arrivati a capirci con un gesto; un'occhiata bastava ad ottenere silenzio, attenzione. Adesso? Tutto da rifare! Bisogna ricominciare da capo. Ma da capo dove?
All'inizio sembra tutto difficile, impossibile: parlano forte, tutti insieme; tendono ad andare in giro per la classe, si alzano....Che vuol dire? Vuol dire che non hanno ancora capito dove sono e soprattutto chi sono.
Cominciamo allora col prefissarci subito due macro- obiettivi che accompagneranno comunque l'intero percorso scolastico dei bambini:
- conoscere il nuovo ambiente scolastico
- creare un'identità di gruppo.

Riguardo al primo punto, si rischia facilmente di fare il solito giro della scuola, sterile e inutile. Abbiamo cercato di conoscere i nuovi ambienti vivendoli e creando al loro interno una sorta di "ritualità".
A parte le letture in biblioteca, le attività in palestra o in giardino o soprattutto in classe, ci sembra utile utilizzare gli ampi spazi dei corridoi per "presentarci" ogni mattina: ognuno dice il proprio nome e se vuole anche un commento, un'impressione su quello che gli è capitato il giorno prima o semplicemente mentre veniva a scuola.
Anche l'ambiente mensa diventa un'occasione per acquisire una consapevolezza sullo spazio e l'uso che se ne deve fare: la prima disposizione dei tavoli è apparsa a tutti poco funzionale e pertanto le modifiche apportate rappresentano uno spunto per osservare e discutere a proposito delle soluzioni utili a risolvere un problema. Fondamentale anche l'assegnazione di incarichi quali la distribuzione del pane, della frutta o il ritiro dei piatti sporchi perché implicano l'esplorazione di micro spazi sconosciuti nonché il rapportarsi con operatori diversi dalle insegnanti di classe.
In poche parole ... cerchiamo di conoscere uno spazio vivendolo in maniera partecipativa.

Più impegnativo il percorso per raggiungere il secondo obiettivo perché, oltre ad utilizzare le classiche strategie, si deve tener conto di una serie di variabili e dinamiche del tutto imprevedibili: bisogna essere pronti a gestire improvvisi malesseri, conflitti, chiusure, silenzi, rifiuti a partecipare. Si tratta, come al solito, di un percorso che necessita di attenzione totale da parte dell'insegnante il cui intervento, attraverso sguardi, gesti, parole ma anche silenzi, ha il fine di creare un clima sereno all'interno del quale ognuno percepisca se stesso come parte di un gruppo.
Non meno importante saper gestire in modo deciso le inevitabili intromissioni esterne.
La prima difficoltà, ad esempio, quest'anno è arrivata da un paio di genitori che chiedevano di tener lontani i figli : litigi, incomprensioni, minacce pregresse, secondo loro, giustificavano la richiesta. Ovviamente non è stata presa in considerazione: i bambini giocano insieme e vengono inseriti spesso nello stesso gruppo.
Quali sono le strategie che si stanno rivelando utili?
- Prima di tutto le già citate presentazioni del mattino: i primi giorni qualcuno bisbigliava appena il proprio nome...ora tutti parlano con una maggiore disinvoltura e risulta maggiore il numero di bambini che vuole dire qualcosa. Da qui l'attenzione ai contenuti, ma soprattutto alle modalità di intervento attraverso le quali il bambino deve sentirsi sia protagonista di esperienze personali sia spettatore-ascoltatore di esperienze altrui.
- La formazione di piccoli gruppi di lavoro è ovviamente indispensabile per il raggiungimento del nostro obiettivo ma risulta utile , durante i momenti di pausa, anche la formazione spontanea di gruppi di gioco che, naturalmente, fanno venir fuori i primi "non mi fanno giocare...non mi prestano la macchinetta.." ma soprattutto danno al bambino il senso della "condivisione".
- Si sta rilevando utile l'assegnazione di incarichi perché questi "investono" il bambino di un ruolo "pubblico" riconoscibile, e poi anche ambito, da tutto il gruppo classe.
Ecco: questo è solo l'inizio.

Simonetta Rossini Docente 196° Circolo Didattico via Perazzi 46 - Roma
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