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n. 66 ottobre 2016
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Articolo 'Inclusione e Competenze'  >>>
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Inclusione e Competenze
Connubio possibile?
di Ventre Angela - Inclusione Scolastica
In tutte le scuole e università italiane, oggi si pone sempre più l'accento sulla necessità e sull'importanza di una didattica per competenze e, in quest'ottica, ogni insegnante è chiamato a modificare i propri stili d'insegnamento, il proprio modo di fare didattica. Siamo, cioè, di fronte a significativi cambiamenti nelle logiche didattiche.
Con la didattica per competenze l'attenzione si posta dai "contenuti" dell'insegnamento e dai percorsi formativi ai "risultati dell'apprendimento" spendibili nello studio, nel mercato del lavoro e in ogni contesto sociale.
La differenza rispetto alla didattica tradizionale è nel trattare i contenuti attraverso compiti significativi; unità di apprendimento, in cui gli allievi devono affrontare dei problemi, gestire situazioni contestualizzate e di esperienza e realizzare dei prodotti.

La centralità del lavoro è spostata dal docente all'allievo, dal contenuto alla conoscenza e dalla conoscenza alla competenza, azione autonoma e responsabile. Dall'apprendimento riflettente si passa all'apprendimento riflessivo, dall'apprendimento individuale e competitivo all'apprendimento sociale e cooperativo.

La scuola è chiamata a congiungere il curricolo formale a quello non formale, cioè a unire le informazioni e le conoscenze che essa fornisce agli studenti con quelle degli altri contesti educativi: famiglia, amici, esperienze spontanee di vita.
Ma tutto ciò come si sposa con l'inclusione, ossia con l'altro punto cardine della scuola italiana?

I due termini COMPETENZE e INCLUSIONE sembrerebbero in antitesi tra di loro, poiché il primo afferma l'importanza della qualità, dell'eccellenza del successo formativo, come unica premessa per il successo nella vita; il secondo quello dell'accoglienza, dell'attenzione per chi fa fatica a seguire il ritmo dei compagni. Si affermerebbe, con la didattica per competenze, un tipo di scuola meritocratica dove ad andare avanti è chi "merita", a discapito e danno degli alunni con bisogni educativi speciali.
In realtà non è così. L'utilizzo di una didattica per competenze, che ha come finalità "rendere l'alunno autonomo, consapevole e attivo nel suo processo di apprendimento, nella sua crescita personale", vale per tutti gli alunni, anche per quelli con bisogni educativi speciali. Inclusione non vuol dire creare dei programmi differenziati, ma garantire a ciascuno il suo percorso mettendo in campo una didattica curriculare che offra la possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità. A tal fine sono molti importanti la progettazione e l'utilizzo di metodologie che vadano oltre la didattica tradizionale, metodologie che sappiano integrare le conoscenze con le abilità, per trasformarle in competenze.( 1)

Il percorso formativo dell'alunno, specialmente di quello con bisogni educativi speciali, necessita di un'apertura di orizzonti che non si limita solo alla programmazione didattica mediante PDP o PEI, ma deve considerare la possibilità di aprirsi in orizzontale a tutte le realtà di vita.
Questa dimensione più ampia viene definita progetto di vita, ed è proprio quello sguardo lungo di cui l'alunno in difficoltà ha estremo bisogno. Orientare la didattica personalizzata e individualizzata al progetto di vita significa concretamente non solo credere al lifelong learning, ma definire obiettivi direttamente legati alle competenze richieste dalla vita adulta, usare mezzi d'insegnamento - apprendimento sempre più adulti e promuovere lo sviluppo identitario, auto progettuale, di consapevolezza di sé, di autostima e di autoefficacia, ecc. (2)

L'attenzione non è più rivolta ai risultati, ma ai processi che permettono all'alunno di crearsi un bagaglio di capacità (capability) che, contestualizzate, si trasformano in competenze autentiche e durature nel tempo.

La didattica delle competenze, quindi, risulta essere fondamentale in chiave inclusiva in quanto essa consente -attraverso la cooperazione, il confronto, la discussione, la contestualizzazione degli apprendimenti- a ciascun alunno di esprimere i propri punti di forza e le proprie possibilità, di sentirsi incluso in una comunità di apprendenti e di relazioni, dove importante non è solo apprendere, ma soprattutto imparare ad essere e a stare al mondo (3).

Angela Ventre, insegnante I.C. Alfieri - Lante della Rovere, Roma


(1)Carlini A., Disabilità e bisogni educativi speciali nella scuola dell'autonomia, Napoli, Tecnodid, 2012.
(2)Ianes D., Didattica speciale per l'integrazione, Trento, Erickson, 2005.
(3)Scapin C., Da Re F., Didattica per competenze e inclusione, Trento Erickson, 2014.
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Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 09/05/2018 ore 09:16 da laura donna martiniello
La scuola deve veramente saper attivare strategie di insegnamento per competenze. Bisogna consentire agli alunni di imparare in modo significativo, autonomo e responsabile. Di essere curiosi, di fare ricerca e saper discutere.
inserito venerdì 06/04/2018 ore 19:18 da Erika Iovane
Una scuola è davvero significativa quando si ispira ai valori della comunità, fa sperimentare l'importanza della collaborazione, dell'aiuto reciproco, del confronto delle idee; una scuola è davvero significativa quando permette agli alunni di trovare uno spazio di crescita, sviluppo ed espressione adatto alle specificità e ai bisogni di ciascuno; una scuola è davvero significativa quando è luogo di vita!
inserito sabato 31/03/2018 ore 11:34 da Marcello De Leone
Questo articolo mi ha colpito favorevolmente quando pone in risalto il difficile rapporto tra il percorso formativo dell'alunno ( soprattutto i BES ) e la necessità di un'apertura di orizzonti che vada al di fuori della scuola..e che diventi un " progetto di vita " difficile da attuare per ora perché le famiglie in primis per vari motivi non riescono ad attuarlo. Questo si ripercuote nella difficoltà di aiutare nell'ambito scolastico la crescita dell'alunno.
inserito domenica 25/03/2018 ore 19:01 da Paola Bazzani
L'articolo mi è piaciuto particolarmente, poiché evidenzia come il concetto di competenza non sia incongruente con quello di inclusione, centrando con poche efficaci parole l'opportunità che un percorso mirato all'"essere" e allo "stare al mondo" offre a chi ha più difficoltà, permettendo un concreto "connubio" con la competenza e legandolo indissolubilmente al "progetto di vita". rappresenta uno spunto di riflessione per chi come me si era posto le stesse domande cui accenna l'articolo di Angela Ventre.
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