Torna nella homepage
 
n.42 aprile 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Insegnante  "borderline collab... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Insegnante "borderline collaborativo"
Il bisogno di educare in cooperazione e alla cooperazione
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola

La mia classe, i miei alunni, la mia lezione, le mie materie, le mie ore...

"La mia aula è troppo piccola per il tipo di lezione che vorrei condurre".
É necessario non considerare l'aula l'unico ambiente funzionale della scuola e soprattutto il luogo in cui rinchiudere e intrappolare la propria professionalità; occorre considerarlo innanzitutto spazio da condividere e da comporre in modo funzionale e partecipato e punto di partenza per ampliare e allargare orizzonti, intesi non solo in senso fisico ma anche culturale e mentale.

"I miei alunni hanno raggiunto buoni voti alla prova di italiano dell'INVALSI"
I voti raggiunti dagli alunni, in qualsivoglia prova o attività, non sono diretta e limitata espressione di un unico percorso formativo. Il successo scolastico è determinato dalla fusione di tutti i saperi e dunque dalla collaborazione di tutte le figure, alunni compresi, che consentono la costruzione di essi.

"La mia lezione dura appena quaranta minuti e non riesco ad andare avanti con il programma"
La quantità di minuti non è direttamente proporzionale alla qualità degli insegnamenti e comunque l'apprendimento non si esaurisce in un'ora di lezione svolta con un insegnante in particolare, ma si sostanzia anche degli apprendimenti acquisiti in altre ore di lezione. Si può portare a compimento una programmazione didattica anche in un arco temporale più ampio, considerando che l'apprendimento è continuo e sconfina in tempi extra-scolastici.

"Le mie materie richiedono uno studio più lungo e articolato, devo essere più esigente con i voti".
La quantità di ore settimanali di una disciplina e il numero di pagine di cui si compone un testo adottato per quella materia non rappresentano il segno della valenza di quanto appreso, perché ogni disciplina ha una sua epistemologia, gode di una dignità scientifica e culturale e ha un peso nella formazione dell'alunno come individuo, tanto meno la valutazione può derivare da tale computo.

"Non posso cedere la mia ora per il progetto di musica, gli obiettivi non sono attinenti alle materie che insegno".
Tutte le discipline sono collegate tra loro e si alimentano a vicenda, non rappresentano compartimenti stagni ma vasi comunicanti in cui si mescolano i saperi e si generano nuove conoscenze.

Ma perché a scuola si ricorre spesso all'utilizzo di formule che esprimono il "possesso" della professione o di aspetti di essa?

Probabilmente l'impegno profuso, le energie e le risorse investite e le idee sprigionate nella fasi di elaborazione e di conduzione di una disciplina o di un'attività educativa, spingono il docente, in modo più o meno consapevole, ad affermare la paternità del proprio lavoro, ma più questo è realizzato in modo singolo, separato, avulso dalla comunità educante ed operante, fino ad essere autoreferenziale ed autocelebrativo, e più si corre il rischio che il lavoro del singolo, pur essendo impeccabile e ben strutturato, perda di efficacia educativa; si giunge ad punto massimo di funzionalità del lavoro, da cui poi si ridiscende se non si attiva la risorsa del gruppo e se non si opera ed educa nella collaborazione e dunque alla collaborazione.
Spesso per ottimizzare i tempi, sempre stretti e fugaci, che scandiscono l'incessante pratica professionale del docente, si ricorre alla programmazione solitaria, ma questa scelta, funzionale in determinati momenti, non deve consolidarsi nel tempo perché il gruppo è la vera risorsa che assicura il successo nel medio e lungo termine ed è la possibilità per il docente di conferire valore al proprio lavoro, in primis, e per l'alunno di apprendere in modo dinamico e circolare.

Dunque "l'insegnante borderline collaborativo" è quello che si pone sulla linea di confine tra la collaborazione e la non collaborazione, tra la partecipazione e la non partecipazione e che si colloca in bilico su quel punto professionalmente vertiginoso, instabile e vacillante, e spesso lo fa non per volontà sua ma per una serie di motivi pratici e organizzativi che sicuramente non aiutano; è importante sgomberare il campo però dalle forme di isolamento più pericolose, ossia quelle mentali e culturali.
Partendo dal presupposto che non esistono materie più importanti, dunque insegnanti più importanti e scuole più importanti, bisogna proseguire insieme in un percorso educativo in cui a partecipare sono tutti gli attori e in cui c'è un continuo scambio e ricambio: Il pesce, pur se ben alimentato, se non ha ricambio di acqua rischia di morire del suo stesso nutrimento, in un ambiente troppo stretto e stagnante.

Il limite mentale rischia di rendere l'ambiente educativo popolato da figure di serie A e figure di serie B:insegnanti VS collaboratori scolastici, insegnanti VS genitori, insegnanti curricolari VS insegnanti di sostegno, insegnanti con anzianità di servizio VS insegnanti più giovani, insegnanti di ruolo VS insegnanti incaricati, insegnanti di lettere VS insegnanti di matematica, insegnanti prevalenti VS insegnanti "con poche ore".
Nella scuola non esistono categorie né classificazioni, ma differenze organizzative, tecniche e operative che non vanno gravate di valutazioni personali e giudizi di sorta.

I limiti possono essere anche culturali, più diffusi e meno pericolosi perché frutto di una storia che condiziona e che influisce sulle scelte di ognuno e derivanti da esperienze comunque formative:
Il collaboratore scolastico
si occupa maggiormente dell'ordine e della sicurezza di un istituto ma educa e partecipa alla formazione del discente e insegna buone pratiche proprio come fa l'insegnante che le veicola con contenuti e discipline;

I discenti prima di essere alunni sono figli e ricevono l'educazione di base a casa, ma genitori e insegnanti contribuiscono insieme a rendere il figlio/alunno un individuo sociale, con valori e principi stabili e forti;

Gli insegnanti di sostegno hanno sicuramente una formazione specifica, spesso aggiuntiva a quella di base, ma insieme ai curricolari collaborano per l'attivazione del processo di integrazione e di formazione di ogni singolo alunno;

Esperienza ed idee nuove, solidità e flessibilità, sono due dei tanti binomi che caratterizzano gli insegnanti più giovani e quelli con più esperienza sul campo, ma è nell'equilibrio tra i due che si raggiunge il successo formativo, tenuto conto comunque che la formazione è continua e in realtà non esiste effettiva "anzianità" se non all'anagrafe, scolastica e non.

Gli insegnanti incaricati sono a volte la maggior parte in un collegio docenti, dunque la reale e spiacevole differenza che sussiste tra loro e i docenti di ruolo risiede spesso nell'impossibilità, per i primi, di assicurare continuità lavorativa e collaborazione negli anni per una serie di motivi, tra cui alcuni non dipendenti da scelte personali: comunque bisogna entrare in collaborazione con figure sempre nuove.

Arte o Scienza? Spirito o materia? Il dilemma storico trova terreno fertile anche a scuola. Le "prime donne" del consiglio di classe si contendono la partita al cospetto delle "ancelle" che assistono a spettacoli e diatribe. Ma chi la spunta? La partita è sempre aperta, se di partita si può continuare a parlare, ma a giocare sono tutte le discipline che dovrebbero partecipare alla composizione di un quadro ramificato in cui si compenetrano e si autoalimentano, in un confronto semmai sano e proficuo.

Sicuramente i limiti logistici e organizzativi influiscono molto e scoraggiano a tal punto che spesso sono questi causa dei limiti espressi in precedenza e non viceversa, ma mentre i limiti pratici sono superabili, quelli mentali e culturali sono difficilmente valicabili.
Il confine fisico per eccellenza è la soglia della porta dell'aula, zona franca per cui transitano insegnanti ed alunni, genitori e collaboratori, dirigenti (molto raramente) e tante altre figure interne ed esterne. Quante parole scambiate e quanti informazioni trasmesse su quella soglia che può essere considerata il "luogo" in cui si programma di più. Ma non basta, come non basta scrivere appunti, missive, avvisi, comunicazioni su agende, diari, foglietti volanti, bacheche: tutte scelte apprezzabili ma parziali, perché lo scambio fruttuoso deve aver bisogno anche di tempi più distesi, confronti più chiari, incontri in presenza.
È singolare come nelle scuole di grado d'istruzione superiore esistano aule ampie, attrezzate, cosiddette "docenti", ma nell'orario settimanale degli insegnanti non sia previsto un monte ore di programmazione e confronto, quindi l'aula rappresenta un punto di passaggio temporaneo o anche spazio di condivisione per chi lo ritiene più opportuno; nelle scuole primarie, invece, sono previste le due ore di programmazione settimanali ma spesso non ci sono aule preposte ad incontri tra team allargati o addirittura tra gruppi di lavoro più ampi.
Questa è solo una delle tante incongruenze presenti all'interno del sistema in cui occorrerebbe invece operare in modo più costante ed efficace per ottenere risultati duraturi e degni di una professione che forma persone e permea vite umane.

Non è sufficiente cambiare l'acqua, il pesce è davvero salvo se ha sempre nuove acque e mari da esplorare.

Marco Pellegrino- insegnante di sostegno dell'I.C. Viale Adriatico, 140 di Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 04/05/2014 ore 21:36 da serenella presutti
carissimo...come possiamo fare per "clonare" insegnanti come te?...credo davvero che tu abbia messo a fuoco la chiave interpretativa di cui abbiamo uno smasmodico bisogno: "differenze di livello organizzativo e non livelli gerarchici"...grazie per il tuo intelligente contributo!
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional