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n.43 maggio 2014
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Insegnante con "ansia da prestazione"
Il bisogno di formarsi per insegnare e insegnare per formarsi
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola

E. Morin "Ciò che non si rigenera degenera"


Formazione
:
1. atto con cui si dà forma a qualcosa; creazione, nascita
2. progressiva acquisizione, attraverso lo studio e l'esperienza di una determinata fisionomia culturale o morale, di competenze specifiche; preparazione, educazione

Le prime due definizioni della parola formazione, fornite dal dizionario italiano Sabatini/Coletti (versione on line), sono esaustive e riassuntive del messaggio che si vuole lanciare a tutti gli insegnanti e che è valido per tutti i professionisti e le persone impegnate in qualsiasi attività: formarsi vuol dire, prima che arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e competenze, creare e nascere ogni volta che si vive un'esperienza noetica, anche minima, come può essere la semplice lettura della definizione della parola in questione riportata ad inizio articolo. Oserei definire questo processo un vero e proprio rito di iniziazione, un'esperienza catartica, da cui si riparte rigenerati e sempre un po' diversi.

Quando ero studente universitario, soprattutto nel periodo di preparazione all'esame, la voglia di procedere negli studi non era così forte come l'emozione di affrontare un percorso che mi avrebbe cambiato come persona prima che come studente; avvertivo un senso di ansia da formazione, positiva però, perché mi spingeva ad apprendere in modo costruttivo e permeante e che mi guidava e sosteneva. Inoltre, quando studiavo, entravo nei panni degli insegnanti e mi sostituivo idealmente a loro, fino a divenire insegnante di me stesso; ora che insegno, per realizzare e condurre al meglio il mio lavoro, procedo al contrario, dunque mi calo nei panni degli alunni, non solo per avvicinarmi alle loro esigenze, ma soprattutto per mantenere vivo l'interesse allo studio continuo e alla formazione perenne. Credo che questo bifrontismo rappresenti il vero tratto distintivo del nostro lavoro.

È importante che lo studente che si forma per insegnare sia già un po' insegnante e l'insegnante per formare rimanga sempre un po' studente.

Spesso l'ansia provata dagli insegnanti per la formazione non è positiva, per svariati motivi, alcuni giustificati e degni di considerazione e rispetto, dovuti in parte alla mancanza di tempo o di possibilità materiali ed economiche, in parte allo scoraggiamento e al calo di forze fisiche e mentali, ma è importante che le intenzioni rimangano vive, perché la formazione e l'aggiornamento rappresentano per l'insegnante un bisogno, una necessità, strumenti adatti ad affrontare le "imprese" quotidiane. È opportuno che ogni insegnante, nel limite delle proprie possibilità, mantenga accesa la fiamma della conoscenza e riconosca in tutto quello che lo circonda una possibilità di crescita e di sviluppo.

Esistono vari tipi di formazione, che corrispondono anche a tempi e momenti diversi della vita di un docente:
·La formazione professionalizzante, necessaria per acquisire un titolo spendibile e per accedere ai ruoli di competenza;
·l'auto-formazione, quella che ognuno mette in atto in modo diretto e autonomo, anche sulla base delle proprie inclinazioni, dei propri interessi o delle esigenze professionali;
·l'etero-formazione, cioè quella che deriva dall'incontro e dal confronto con altri operatori, mediata da figure specializzate o da colleghi e collaboratori, che può essere scelta, indicata o consigliata.

Mentre il primo tipo è legato ad un periodo specifico ed è preliminare all'acquisizione di un titolo con valore abilitante, gli altri due ricoprono un arco temporale ampio e continuo che corrisponde alla durata della carriera di un insegnante. Inoltre, in tutte e due si possono riconoscere modalità di formazione e aggiornamento più o meno consapevoli, più o meno volontarie:
nell'auto-formazione sono annoverabili i percorsi specifici, tematici, tecnici, letterari che accrescono le conoscenze e le competenze professionali, ma anche le occasioni in cui si apprende in modo indiretto, non voluto, cogliendo al volo spunti e idee, frutto di esperienze di vita, che poi vengono utilizzate in ambito scolastico e didattizzate;
l'etero-formazione comprende i corsi, i progetti, gli incontri a cui si è deciso di aderire o a cui si è stati indirizzati, ma anche l'apprendimento che scaturisce dal confronto con tutte le figure che ogni giorno popolano il mondo della scuola: colleghi, collaboratori, specialisti, genitori e alunni.
Quest'ultimo tipo di formazione ci vede protagonisti sempre, se vogliamo, e soprattutto, rispetto a tutte le altre, non ci occupa altro tempo ed è GRATUITA, occorre essere disposti all'osservazione e alla collaborazione (vedi articolo del mese scorso "Insegnante borderline collaborativo).

In poche parole ci si forma già insegnando.
Partendo dal presupposto che ognuno apprende in modo unico e che quello che si apprende poi lo si trasmette sempre in modo unico, ogni insegnante dovrebbe considerare la grande POSSIBILITÀ che ha di formarsi stando a stretto contatto, ogni giorno, con professionisti o comunque con persone portatrici di saperi e informazioni:

Ma riusciamo ad approfittare di queste grandi risorse?

I colleghi sono i primi formatori di un insegnante: ogni insegnante porta con sé un bagaglio di conoscenze e di competenze che potrebbe condividere e scambiare con i colleghi di team o anche mettere a disposizione di gruppi di lavoro più ampi se non addirittura di un intero collegio docenti con iniziative estese e trasversali.
Un esempio pratico di scambio orizzontale può essere quello tra insegnante curriculare e insegnante di sostegno: un insegnante di sostegno attivo e integrato può apprendere conoscenze, pratiche e carpire idee dai colleghi curriculari, e questi ultimi, se disposti ad accogliere le proposte e gli interventi dei contitolari di sostegno, possono acquisire tecniche e metodologie "speciali" da utilizzare anche quando l'insegnante di sostegno non è presente in aula, dati i tagli e le scarse ore di compresenza.

Le altre figure che operano nella scuola e che gravitano intorno ad essa rappresentano un grande serbatoio da cui attingere: collaboratori, AEC, psicoterapeuti, neuropsichiatri, specialisti, consulenti, esperti esterni e operatori di progetti.
Cito ancora alcuni esempi di situazioni scolastiche in cui si può apprendere in modo concreto e funzionale: I GLH operativi non solo consentono uno scambio di informazioni utili a portare avanti il processo di integrazione dell'alunno ma sono anche momenti di confronto e di arricchimento, per apprendere strategie e tecniche educative e per acquisire maggiore padronanza nell'applicarle; i progetti svolti con operatori esterni non devono sostituirsi al lavoro dell'insegnante, ma integrarlo e ampliarlo e consentire all'insegnante accogliente di misurarsi con aspetti della professione più specifici e tecnici, e di capitalizzarli e utilizzarli in momenti della didattica in cui le figure esperte non si trovano ad operare per ovvi motivi.

Anche i genitori rappresentano un'opportunità di apprendimento: oltre alle informazioni utili sulla vita dei figli, che occorrono all'insegnante per orientare, modulare interventi e calibrare le attività da proporre al gruppo classe, è possibile fare leva sulle loro risorse professionali e personali e magari programmare, in base alla disponibilità e nel rispetto delle regole stabilite dal collegio docenti, occasioni di partecipazione e di collaborazione con percorsi inseribili nella programmazioni didattiche annuali.

Ma non dobbiamo dimenticare che i principali interlocutori di un insegnante sono gli alunni, risorsa costante e fonte inesauribile di idee, conoscenze e di abilità da non sottovalutare, tantomeno soffocare, perché oltre ad essere spunti di partecipazione e di condivisione con i pari, sono anche importanti elementi utili alla costruzione di percorsi didattici più efficaci, proprio perché più vicini e rispondenti alle loro esigenze.
Sarebbe interessante dedicare e affidare, durante l'anno scolastico, una lezione, o più, ad un alunno, o a piccoli gruppi, e a rotazione consentire ad ognuno di scegliere temi e contenuti rispondenti ai propri interessi e ai propri punti di forza.

La crescita e la formazione, personali o professionali che siano, non ammettono deleghe né de-responsabilità, ma compartecipazione e scambio di ruoli e di impegni.

Marco Pellegrino - insegnante di sostegno- Viale Adriatico, 140 Roma
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