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n.40 febbraio 2014
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Insegnante con "deficit creativo"
Il bisogno di insegnare con creatività e alla creatività
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica
"Si è sempre constatato
che una mente creativa sopravvive
a qualunque genere e tipo
di cattiva educazione"
(Anna Freud)



Perché ci sono cali di creatività? Come si manifestano?
A quanti sarà capitato di attraversare un momento di sconforto dovuto ad un sovraccarico di lavoro, ad una richiesta a cui non si riesce a rispondere o ad una percezione di incapacità nell'affrontare un'esperienza professionale e di rendersi conto che a pagare il prezzo più alto, almeno all'inizio, non è il corpo ma la mente: si perde il buonumore, lo spirito, la vivacità, l'estro e ci si irrigidisce. Calano le idee o comunque quelle che si hanno si disperdono; non si mettono più in atto determinate connessioni e ci si rifugia nell'ovvio, nel logico e nel ripetitivo. Si prova sempre meno il desiderio di leggere, creare, scoprire, approfondire, raccogliere tutti quegli input e quei dati che in un altro momento avrebbero rappresentato una risorsa e un valore aggiunto e che invece vengono avvertiti come elementi di disturbo e fonte di caos.

In questi casi si può parlare di vero e proprio "deficit creativo", ossia di abbassamento dei livelli di creatività a favore di un aumento di barriere che si frappongono tra noi e l'esterno e che soffocano lo slancio vitale, e allo stesso tempo sbarrano l'ingresso a nuovi impulsi e stimoli.
Questo è il rischio che corrono anche gli insegnanti, che vivono e operano a stretto contatto con bambini e ragazzi, che invece si contraddistinguono per genio, curiosità e vivacità intellettiva. Affinché queste attitudini possano trovare però il canale di sfogo e consentire al discente di apprendere in modo alternativo, divergente e speciale, l'insegnante ha bisogno di sintonizzarsi sulla stessa frequenza degli alunni e generare una spirale virtuosa di circolazione di idee. È per questo che il fattore creativo visto dal fronte degli insegnanti non rappresenta un capovolgimento di visione, ma un leggero spostamento, in quanto docente e apprendente sono punti di una medesima linea, o almeno cosi dovrebbe essere.

Perché è importante la creatività per un insegnante?
Per l'insegnante, partendo dalla sfera più personale e giungendo a quella più strettamente professionale, la creatività rappresenta la possibilità di:

* Esprimere aspetti della propria personalità e del proprio carattere;
* Esprimere a pieno la propria professionalità;
* Rendere il processo di insegnamento-apprendimento più fluido e agevole;
* Affrontare le criticità cogliendone i lati positivi e i punti di forza;
* Gestire la lezione in modo dinamico e multi-direzionale;
* Compensare le carenze di materiali e di contenuti;
* Organizzare al meglio le risorse esistenti, umane e non.

Per questi e per tanti altri motivi è importante che il livello di creatività non raggiunga mai un limite minimo dal quale sarebbe arduo risalire, a maggior ragione se si tiene conto della nuova realtà scolastica che si va profilando, ossia quella fatta di classi in cui le diverse esigenze educativo-didattiche dovranno trovare espressione su un terreno di condivisione e di partecipazione e in cui la creatività sarà la vera carta vincente dell'insegnante e, di riflesso, del singolo alunno e del gruppo.

Come affrontare il deficit e accrescere il livello di creatività in aula?
Il docente che si trova sul livello-soglia dovrebbe accogliere pochi suggerimenti, ma fondamentali, per fronteggiare al meglio la situazione di indebolimento creativo, che constano di scelte mirate:

+ Bisogna mantenere vivi la curiosità e l'interesse per il mondo esterno, cogliendo dalle esperienze personali idee, contenuti e buone pratiche da adattare e adottare all'interno della realtà scolastica in cui si opera;

+ Bisogna porsi in ascolto degli alunni, soprattutto nei momenti scolastici meno strutturati, in cui i discenti sprigionano energie che si manifestano con comportamenti ed interventi a cui è necessario conferire significato e assegnare il dovuto spazio all'interno del processo educativo;

+ Bisogna impostare lezioni che prevedano spazi e fasi di espressione e riflessione, preferibilmente ad inizio e fine attività, in cui l'alunno possa liberare idee e saperi già posseduti e raccogliere i frutti dei nuovi apprendimenti; è importante che un insegnante in queste fasi riesca ad attribuire senso a tutti gli interventi, anche a quelli che appaiono scollegati e "impertinenti", perché in realtà è proprio grazie a quelli, spesso, che si costruisce il sapere creativo;

+ Bisogna creare intorno al gruppo un ambiente vivo, dinamico, polifunzionale, perché gli elementi ambientali e contestuali contano tanto quanto i contenuti, sono linguaggi alternativi, oltre che mero arredo, e segni visibili di un apprendimento stimolato, stimolante e di qualità;

+ Bisogna costruire percorsi didattici sempre nuovi, anche se gli obiettivi disciplinari rimangono pressappoco gli stessi negli anni, e resistere alla tentazione di rifugiarsi in scelte adottate in esperienze passate, seppure valide ed efficaci a loro tempo: gli alunni cambiano, così come le esigenze, e hanno bisogno di essere considerati hic et nunc;

+ All'occorrenza bisogna creare testi e materiali ex novo, assegnare nomi e titoli alle lezioni, far veicolare i contenuti da "personaggi" inventati, fantastici o comunque afferenti al campo di interessi dei discenti, soprattutto se bambini; impostare lezioni con personalizzazioni e adattamenti, e non adagiarsi solo su libri e testi scolastici come fossero "Vangelo", seppure rappresentino un necessario ed efficace strumento di lavoro: è importante che gli alunni percepiscano l'interesse e l'attenzione dell'insegnante nei loro confronti, si sentano parte in causa, destinatari e allo stesso tempo attori di un processo di apprendimento originale, speciale e unico.

Un esempio di scelta educativo-didattica creativa
In una classe prima, di qualche anno fa, molto eterogenea per stili di apprendimento, condizioni socio-culturali degli alunni e difficoltà specifiche, in cui erano inseriti un bambino con un problema di ipoacusia, una bambina con mutismo selettivo e alcuni bambini stranieri aventi scarsa padronanza della lingua italiana, fu impostata una lezione sui "sensi": l'obiettivo didattico, nello specifico, era quello di far conoscere i cinque sensi e gli organi ad essi collegati, ma il testo che fu creato ad hoc, condito da rime e giochi di parole, permise a noi insegnanti di raggiungere obiettivi educativi che andarono oltre il semplice contenuto disciplinare: si volle far riflettere i bambini sull'importanza dei linguaggi alternativi nella comunicazione (obiettivo generale), sulla diversa capacità di percepire la realtà tra bambino ed adulto e sui valori dell'unione e della solidarietà (finalità educative).
Nonostante la copiosa letteratura sull'argomento e gli innumerevoli testi esistenti, mi cimentai nella scrittura di una filastrocca utile a soddisfare le finalità e gli obiettivi programmati e adeguata al gruppo a cui era rivolto.
Il prodotto finito aveva come titolo "Abbiamo perso i sensi" (vedi testo allegato).

Marco Pellegrino, docente di sostegno IC Viale Adriatico - Roma
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Filastrocca: Filastrocca: "Abbiamo perso i sensi"
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