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n 7 novembre 2010
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Insegnante sull'orlo di una crisi di nervi
Difficile l'inizio di questo mio anno scolastico!
di Melchiorre Simonetta - Long Life Learning
La mia collega "storica" nonché mia amica "del cuore", ha chiesto e ottenuto il trasferimento in un'altra scuola: abita lontano, ha un bimbo piccolo e tanta voglia di semplificarsi la vita.

Separarmi professionalmente da lei, con la quale non avevo più neanche bisogno di comunicare attraverso le parole (tanto che i bambini ormai ci percepivano come "coppia genitoriale" salda e amorevole), mi ha gettato inizialmente in uno stato di smarrimento e anche di timore.

Le mie domande più ricorrenti sono state: "Ce la farò?", "Troverò un'altra collega con la quale stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione?" e soprattutto, viste le condizioni in cui versa la scuola in questo momento, "Arriverà una collega?".


Insegno in una scuola Montessori, ho appena iniziato un nuovo ciclo e il nostro metodo prevede un'attenzione e una cura speciali per l'organizzazione dell'ambiente che accoglierà il bambino e la preparazione dei materiali con i quali i nostri alunni dovranno lavorare, perché ciascuno possa impegnarsi anche individualmente per potenziare quelle che sono le proprie conquiste ed allenarsi per superare quelle sono le difficoltà incontrate.
E' un lavoro che impegna molto del nostro tempo: traslocare da una classe all'altra con i materiali di sviluppo Montessori, con il nostro "corredo" personale, costruire con le nostre mani il cartellone degli incarichi, le nomenclature, le schede per il lavoro individuale, abbellire la classe, pitturare i mobili che si sono rovinati, dipingere pareti, cartelloni, porte....

Conosco colleghe nella mia stessa situazione che continuano ad essere sole ed ogni anno quella solitudine nel preparare la classe, nell'affrontare la programmazione dell'accoglienza dei primi giorni, nel dialogare con i genitori in una situazione di quasi abbandono mi ha davvero preoccupata. C'è stato un momento in cui ero concentrata soltanto sugli aspetti negativi:solitudine, fatica, senso di ingiustizia e quindi le emozioni che provavo erano soprattutto rabbia e frustrazione.

Mi sono vissuta queste sensazioni per un po', poi ho cominciato a riflettere, ho iniziato a dirmi che se quella era la situazione in cui mi trovavo a vivere, sicuramente tutto questo aveva un senso per me e che dovevo cercarlo, che forse poteva insegnarmi qualcosa, che forse era arrivato un altro momento prezioso di trasformazione rispetto alle mie paure e al mio ideale di perfezione.

Così ho deciso di partire da me, per scoprire la bellezza e le opportunità nascoste dietro la fatica e lo smarrimento iniziali. Ho scoperto capacità e punti di forza della mia professionalità che non credevo di possedere, nuda della presenza confortante della mia "collega speciale" ho scelto di mettermi ancora di più in gioco, ancora di più in ascolto delle mie fragilità e ho scoperto che questo mi aiutava ad essere ancora di più aperta all'ascolto anche dei miei alunni: io, ma anche loro, stavamo vivendo un momento di passaggio delicato, una situazione nuova.

L'ingresso in prima è un momento critico per ciascun bambino, una fase di crescita che li rende ancora più timorosi di sbagliare, che aumenta le loro paure, che crea ansia e disorienta, almeno all'inizio (se facevo attenzione mi rendevo conto che la loro domanda: "Ce la farò?"... era la stessa mia domanda!).
Loro si sentivano esattamente come mi sentivo io.

E' stato in quel momento che ho ripreso in mano il mio ruolo di adulta, di insegnante, dopo lo smarrimento iniziale e l'identificazione, ho deciso di passare alla fase dell' individuazione: "Cosa posso dare ai miei alunni? Cosa posso insegnare loro oltre a leggere e a scrivere?".
Posso aiutarli ad ascoltare le loro paure, ad accoglierle, a capire che le nostre parole e i nostri pensieri hanno un potere enorme sulla riuscita dei nostri progetti, posso sostenerli nel trasformare espressioni quali: "Non ce la farò mai!", "E' troppo difficile per me!" in "Posso farcela se mi impegno, se chiedo aiuto, se ci credo veramente", e ancora "Non riuscirò in tutti gli obiettivi che mi sono prefissata, non realizzerò tutti i progetti ma almeno ci ho provato e provandoci mi sono superata".

Posso insegnare loro che dietro molte paure c'è il desiderio di andare oltre i limiti e le barriere che noi stessi ci costruiamo.

Penso alla scena del film "Billie Elliot" in cui l'insegnante chiede al ragazzo
di portare alla prima (credo) lezione di danza oggetti che sono importanti per lui. Come dire che il punto di partenza in ogni relazione (anche e soprattutto educativa) è l'altro, il suo mondo, i suoi affetti, i suoi interessi, i suoi punti di forza e anche i suoi punti di debolezza, i suoi dolori e difficoltà (la lettera della mamma morta).

Ecco queste sono le riflessioni a cui sono giunta dopo aver attraversato questo momento di passaggio. Non sempre riesco ad essere centrata ma il mio obiettivo è questo e continuamente cerco di metterlo a fuoco.
E quando non so che fare mi fermo un momento e penso ad una frase che spesso ripetiamo ai nostri alunni ma che raramente applichiamo anche a noi: "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Quindi mi pongo una domanda antica: "Cosa vorrei per me in questa situazione?" "Come vorrei sentirmi accolta?".

Vi invito a scrivere un vostro piccolo decalogo,"I dieci comandamenti dell'insegnante".
Questo è il mio:
? Non umiliare
? Non deridere
? Non desiderare che il bambino difficile sparisca
? Non spaventare
? Non minacciare
? Non essere debole
? Accogli con dolcezza
? Agisci con fermezza
? Contieni senza essere violento
? Ascoltati e ascolta

Anche se queste norme dovrebbero essere leggi, inserisco l'undicesimo comandamento:
? permetti e permettiti di sbagliare

Melchiorre Simonetta, Docente I.C. V.le Adriatico - Roma
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 26/11/2011 ore 17:24 da gabriella
Articolo bellissimo, unico neo: mi fa sentire maestra "basica" nel senso che non riesco a leggere e vedere film qualitativi da 4 anni a questa parte e questo sicuramente influirà sulla qualità di ciò che passo ai miei piccoli anche loro di prima. Punto tutto sulla componente emotiva....che invece curo molto. Un abbraccio
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