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n.44 giugno 2014
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Insegnanti con (S)vantaggio socio-culturale ed economico
L'importanza di essere insegnanti aldilà di tutto
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
Per concludere il ciclo di articoli sugli "Insegnanti con BES" e accomiatarmi, per quest'anno, dall'esperienza giornalistica, propongo una riflessione a tutta la comunità lettrice, scolastica e non, ponendo una domanda che racchiude un po' tutte le problematiche finora espresse:
Ma svolgere la professione dell'insegnante è un VANTAGGIO o uno SVANTAGGIO?

È un quesito amletico, da cui possono scaturire elucubrazioni di ogni sorta ed è certo che alla fine non si riuscirà a giungere ad una risposta esaustiva e chiara, ma vale la pena riflettere e magari provare a scardinare alcuni pensieri ricorrenti e giudizi che ruotano attorno a questa professione, espressi soprattutto da chi la vive solo indirettamente o dall'esterno.

Riguardo all'aspetto prettamente retributivo ed economico, è ormai risaputo che l'insegnamento non comporta né grandi entrate economiche di base, né grandi scatti professionali, anzi semmai vengono bloccati anche i minimi previsti, né sostanziose ricompense per il lavoro aggiuntivo prestato durante l'anno scolastico, e tutto ciò se si è in una condizione di stabilità perché se dovessimo descrivere la situazione vissuta dai precari e soprattutto dai supplenti "spezzatino", che vagano di scuola in scuola o che prestano la loro professione presso la stessa scuola per pochi giorni all'anno e neanche continuativamente, entreremmo in una discussione imbarazzante e avvilente.

Però al contempo gli insegnanti hanno le vacanze di Natale, quelle di Pasqua, i ponti, le festività classiche, le chiusure per elezioni, quelle per impraticabilità delle strade causa neve, quelle per la settimana bianca degli alunni (soprattutto nelle scuole del settentrione), quelle per i topi scovati in un anfratto del giardino e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare delle "poche" ore settimanali, del "posto fisso e statale" intoccabile e imperituro.

Queste ultime sono le informazioni che maggiormente saltano alla mente e che riempiono le conversazioni da bar o da salotto, e in effetti sono reali e incontrovertibili, ma necessiterebbero di approfondimenti più mirati e tecnici che non possono trovare spazio in questo articolo.

Più che confrontare la professione dell'insegnante con le altre esistenti sul pianeta, cosa impropria quanto inutile, si potrebbe ragionare eventualmente sulle condizioni degli insegnanti italiani rispetto a quelle degli insegnanti del resto del mondo, soprattutto della parte di mondo a noi più vicina e ci si accorgerebbe delle discrepanze esistenti e solo in parte spiegabili in termini oggettivi.

Per poi passare a ragionare su quegli aspetti della professione che non riguardano il contratto stricto sensu, ma che influiscono sulle condizioni di lavoro, ossia quelli strutturali e contestuali: scuole non attrezzate, penuria di materiali, didattici o di prima necessità, inadeguatezze logistiche.
Tutto ciò spesso va a pesare economicamente e materialmente sull'utenza (è scuola pubblica questa?) o sugli insegnanti, in questo caso il peso si traduce in spese aggiuntive per fotocopie, materiale di cancelleria, libri e quaderni per bambini particolarmente svantaggiati, carta igienica ecc..

Ma non è proficuo stare a fare bilanci o a verificare se la voce DARE è più affollata di quella AVERE, perché il vero vantaggio di fare l'insegnante è nell'ESSERE INSEGNANTE.

Chi sceglie di esserlo, perché crede in quello che andrà a svolgere, ha un vantaggio assoluto che non può essere intaccato da nessun tipo di vicissitudine o di carenza, al contrario, chi lo sceglie perché crede di trarre dalla professione uno dei vantaggi sopra espressi è in una condizione di svantaggio che non sarà mai controbilanciata.

L'insegnante che aspetta di veder crescere la propria autostima con l'aumento dello stipendio o con il riconoscimento sociale e culturale assegnato dalle istituzioni o dall'utenza compie lo stesso errore di chi si sofferma ad osservare il dito puntato verso l'alto e non il cielo indicato, anche se ciò non sgrava dalle responsabilità chi non attribuisce a questo mestiere il giusto valore.

Ma c'è ricompensa per un insegnante più generosa del frutto che scaturisce dalla relazione con i gli alunni, del folgore e della brillantezza delle loro menti, del fervore e del fermento delle loro azioni, del patrimonio costituito dalle loro vite che mutano e si trasformano grazie alle sue scelte e al suo modo di operare?

Marco Pellegrino, docente di sostegno IC Viale Adriatico - Roma
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