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n.91 marzo 2019
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Articolo 'Insegnanti efficaci cercasi'  >>>
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Insegnanti efficaci cercasi
Dalla visione del mito a quella più tecnica
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola
Fino a non molto tempo fa sono stata un'insegnante guidata dall'ideale di perfezione, schiacciata in qualche modo dal bisogno di fare sempre la cosa giusta, di dare a tutti la risposta corretta: l'immagine del docente che "abitava" in me era una sorta di mito, di supereroe, un incrocio tra Madre Teresa e Wonder woman. Questo forse perché la figura stessa del docente ha per me un ruolo sacro, la considero una delle professioni più delicate, più importanti, che travalica se stessa per diventare una sorta di missione. Poi sono cresciuta in consapevolezza, professionalmente e come persona, e molte cose le ho rimesse al loro giusto posto: più crescevo in esperienza, più imparavo il mio mestiere, più mi rendevo conto della sua complessità.
Ultimamente ho ripreso in mano un libro che a distanza di anni ho trovato illuminante, rileggerlo a quest'età, dopo aver collezionato un bel po' di esperienza, mi ha permesso di confrontarmi ad un livello più consapevole con questo testo.
Il libro in questione si intitola "Insegnanti efficaci" di Thomas Gordon; sono molti i motivi per cui un docente dovrebbe leggerlo e rileggerlo più volte, io mi soffermerò su tre passaggi pur consigliando la lettura nella sua interezza.

"Insegnanti efficaci" prima di essere un libro è un corso che ha come scopo "l'addestramento" del docente ad un approccio differente, è un metodo (successivo a quello rivolto ai genitori) che segue alcuni principi fondanti. Come dicevo mi soffermerò brevemente su 3 aspetti:

-La relazione
La qualità del rapporto docente-studente è centrale per insegnare qualunque cosa a qualsiasi livello.
Molti insegnanti, anche quelli maggiormente preparati nella propria materia, non hanno le competenze per instaurare relazioni significative e consapevoli con i propri studenti. Le difficoltà nel gestire la relazione riduce il tempo di insegnamento-apprendimento poiché questo viene utilizzato per risolvere gli inevitabili conflitti che tale incapacità porta con sé.

-I miti che descrivono l'insegnante
Il docente spesso si trova schiacciato da una serie di aspettative, proprie e altrui, che lo vorrebbero infallibile, perfetto, sempre pronto e al di sopra delle umane passioni, delle fragilità. Gordon delinea un elenco di questi miti che diventano delle vere e proprie trappole, in cui il docente si auto- confina tutto preso dal tentativo di conciliare questa visione ideale da ciò che è realmente; il risultato che ne deriva è un accumulo di stress, stanchezza, frustrazione e l'incapacità di comunicare autenticamente chi siamo ai nostri studenti.
Ecco quali sono secondo Gordon:

Mito numero 1: l'insegnante ideale è tranquillo, impassibile, sempre equilibrato. Non perde mai la propria "calma", non mostra mai forti emozioni.
Mito numero 2: l'insegnante ideale non ha preferenze o pregiudizi. Bianchi, neri, belli e brutti, ragazzi e ragazze, tutti sono uguali. L'insegnante ideale non è mai né razzista né sessista.
Mito numero 3: l'insegnante ideale può e deve nascondere i proprio veri sentimenti agli studenti.
Mito numero 4: l'insegnante ideale deve essere sempre imparziale con tutti gli studenti. Egli non ha mai dei "preferiti".
Mito numero 5: l'insegnante ideale provvede ad un contesto di apprendimento che sia stimolante e libero pur mantenendo sempre la calma e l'ordine.
Mito numero 6: l'insegnante ideale, prima di tutto, è coerente. Non cambia mai, non mostra parzialità, non dimentica, non si sente un giorno su o un giorno giù, non fa errori.
Mito numero 7: l'insegnante ideale sa sempre come rispondere. Infatti ha più saggezza degli studenti.
Mito numero 8: l'insegnante ideale difende sempre i propri colleghi, fa fronte unico contro gli studenti senza riguardo di sentimenti personali, valori, o convinzioni.

Quanti di noi hanno fatto i conti con questi ideali di perfezione e ne sono usciti stremati?

-La finestra percettiva per determinare a chi appartiene il problema
Gordon afferma che uno dei motivi per cui l'insegnante non riesce ad instaurare buoni rapporti con la sua classe risiede nell'incapacità di separare le difficoltà dello studente dalle proprie, spesso diventiamo intolleranti, ci sentiamo attaccati dalle problematiche dei nostri alunni come se queste dipendessero sempre e interamente da noi. Non essere in grado di definire con chiarezza e lucidità a chi appartiene il problema genera in noi frustrazione, ci fa agire in modo inefficace, noi docenti ci sentiamo sempre e comunque responsabili delle criticità dei nostri alunni e agiremo tutto ciò che è in nostro potere per risolverle (negandole o affrontandole piuttosto che lasciare a loro la scelta, l'autonomia, la responsabilità di ciò che gli appartiene).

Per aiutare noi insegnanti in questa necessaria operazione di distinzione di appartenenza, Gordon realizza un'idea semplice ma efficace per osservare i propri moti interni e riflettere su di essi collocandoli al giusto posto: la finestra percettiva ovvero un rettangolo diviso in tre parti.

Prima di intervenire per affrontare una situazione problematica o quando proviamo fastidio verso il comportamento di un nostro alunno, dovremmo fermarci a riflettere e domandarci: "A chi appartiene il problema? Dove devo collocare questo comportamento?". La risposta farà la differenza e determinerà la direzione del nostro agire.


Simonetta Melchiorre
Docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Dottore in Scienze dell'Educazione, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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