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n.57 novembre 2015
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Insegnare come atto... d'erotismo
Incontro con Massimo Recalcati
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola

"In ogni maestro, sempre, qualcosa parla, qualcosa che trascende la parola .... E' la voce del maestro a rendere vivo il sapere, a rianimarlo permanentemente... l'effetto dell'insegnamento consiste nel restituire vita a saperi che potevano sembrare morti mettendone in rilievo l'inesauribilità".
Massimo Recalcati

L'incontro con Massimo Recalcati, al convegno organizzato a Rimini dalla casa Editrice Erickson, mi ha letteralmente infiammato. Sì, perché le sue parole davano un corpo e un'anima all'idea di insegnante che desidero essere, ogni giorno, quando varco la porta della mia classe, e non solo, quando ne esco e a casa penso al percorso da seguire, ma anche quando sono fuori, presa dalla mia vita di tutti i giorni.

Essere un'insegnante è indissolubile dal mio essere madre, donna, amica, compagna, persona.

Ho sempre pensato che forse il mio sentire rispetto al mio essere docente fosse solo mio, alcune volte, presa dalla stanchezza, da qualche frustrazione, delusione, insuccesso ho pensato "ma chi me lo fare!" per poi rispondermi, un attimo dopo, che non saprei essere diversamente. Spesso mi sono sentita dare della sciocca, a volte persino dell'esaltata, ironicamente mi è stato detto che non avrei preso certo la medaglia, perché a scuola nessuno ringrazia se trascorri i week end ad organizzare e programmare il lavoro per gli alunni.
Poi arriva lui, Massimo Recalcati e parla dell'insegnamento come atto d'amore, come pratica erotica perché in grado di generare il piacere di sapere, di possedere l'oggetto da apprendere. E allora capisco, non si può dire all'amore "ama meno", ama senza offrirti all'amore, ama ma non bruciare di desiderio all'idea di incontrare l'amato, ama ma a metà, a tempo, ama ma non progettare la tua vita in funzione di questo.

Anzi addirittura l'amore è il suo antidoto all'usura dell'insegnante. Bravo dottor Recalcati! Alzi la mano chi di noi insegnanti non se lo è domandato almeno una volta, ad ogni inizio ciclo ad esempio, quando dopo cinque anni di relazione giornaliera con visi, corpi, anime, sguardi, pensieri, storie, ti ritrovi ad iniziare da capo con altre storie di cui non sai nulla, con persone da incontrare, con cui intrecciare nuove relazioni, a cui dare nuovi significati.

Il segreto è rinnovarsi, dice Recalcati, se il desiderio di insegnare rimane vivo, l'insegnante lascia, appunto, il segno, ovvero INSEGNA. Quando l'insegnante entra in classe PUO' essere sempre un incontro, in cui non trova spazio la sola trasmissione del sapere ma un modo erotico di entrare in rapporto con ciò che insegna. L'insegnante è colui che erotizza il sapere, non con il solo metodo, non con la teoria di ciò che sa e deve far conoscere, ma con la sua passione, con l'amore per ciò che insegna e che diventa così piacere erotico.

Questo stile passionale dell'insegnante trasforma i libri in corpi, gli oggetti di cui parla si trasformano in corpi erotici e gli allievi si trasformano in amanti, desiderosi di sapere. Questa è la luce di cui dovrebbe essere portatrice la scuola, l'insegnante che ama ciò che insegna porta con sé la possibilità della luce.

Ma come è possibile continuare ad accendere questa luce, essere messaggeri di questa vitalità e in grado di "portare il fuoco", continuando ad amare ciò che si fa anno dopo anno, ciclo dopo ciclo? Con la capacità di reinventarsi ogni volta, afferma Recalcati, non installandosi nel ruolo dell'insegnante, ritrovare lo stupore, cercare parole nuove ogni volta per descrivere concetti affrontati mille volte, che conosciamo profondamente. Così facendo ci accorgeremmo che quel concetto che credevamo di padroneggiare bene e che sembrava ormai statico, fermo, compiuto, nascondeva aspetti a noi sconosciuti fino a quel momento. Questa scoperta ci sorprende, e di quella sorpresa se ne accorgono gli allievi, un insegnante che continua ad apprendere, che si sorprende e si infiamma, illumina, fa una buona lezione.

Massimo Recalcati mi ha fatto un bellissimo dono: esprimendo con parole nuove ciò che io pensavo di sapere già compiutamente, mi ha sorpreso, mi ha fatto cogliere aspetti sorprendenti che mi hanno entusiasmato, hanno aggiunto calore al mio desiderio di insegnante, al mio amore per ciò che insegno, hanno nutrito la mia gioia di incontrare i miei alunni, hanno svelato l'aspetto erotico ed appassionante del mio mestiere.
Un altro passaggio che mi ha fatto palpitare, pur essendo già dentro di me come profonda convinzione, è stata l'affermazione "l'educazione è amare la stortura, le anomalie, le bizzarrie dell'alunno".
In risposta ad un'idea della scuola che appartiene al passato per la quale si entra storti e si esce raddrizzati, grazie alla disciplina, alle regole, al "bastone", viene offerta la bellezza della singolarità, della particolarità.
Siamo tutti portatori sani di storture non robot!


Dall'intervento di Massimo Recalcati a Rimini, mi porto via tre convinzioni già presenti dentro di me e che grazie a questo incontro sono diventate ancora più forti e chiare:

- il sapere non è trasmissibile, come fosse un pacco preconfezionato, sempre uguale a se stesso, con un inizio ed una fine riproposta e assimilata passivamente ma sapere soggettivato; l'insegnante lascia un'impronta che non è calco, clonazione, riproduzione passiva della parola del maestro, ma corpo erotico che suscita nell'allievo il desiderio di impossessarsene, di farlo proprio;

- l'insegnamento è una relazione d'amore che mette in circolo passione, trasformazione, novità, crescita;

- la scuola non è il luogo dell'omologazione, del fil di ferro che raddrizza ciò che è storto, ciò che consideriamo inadatto, non all'altezza perché diverso, ma è il luogo in cui le differenti attitudini, i diversi talenti, le particolari bizzarrie, le anomalie di ogni essere umano trovano un luogo in cui esprimersi, manifestarsi, realizzarsi e crescere. La scuola è il luogo in cui ognuno deve poter scoprire la propria vocazione in risposta alla propria "normale" stortura e ciò diventa possibile perché in quel luogo ci sono maestri che amano le storture che gli appartengono come esseri umani e quelle dei suoi allievi e che sanno riconoscere la splendida opportunità presente nella unicità.

di Simonetta Melchiorre
Insegnante di scuola primaria e art counselor, I.C. Maria Montessori, Roma.
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