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n.4 giugno 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:23 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Insegnare la seconda lingua'  >>>
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Insegnare la seconda lingua
L'obiettivo di offrire un'esperienza linguistica
di Riccardi Barbara - Didattica Laboratoriale
Contro una comunicazione immobile e formale ...
... i docenti ce la potranno fare!!!

Tutti sanno che quanto più si è piccoli tanto più è facile apprendere qualsiasi cosa, anche una lingua. Nelle famiglie i cui genitori sono di nazionalità diversa, è sufficiente che ognuno di essi parli ai figli nella sua lingua perché questi diventino bilingui. Se si ritarda l'insegnamento di una lingua, tutto diventa più lento e difficile. L'introduzione dell'insegnamento delle lingue straniere già dalla Scuola dell'Infanzia: questo dovrebbe essere l'obiettivo da perseguire, in modo che anche i bambini di questa età comincino a sentirla parlare, in termini semplici e giocosi.

Ora si pone il problema di come "fare" lingua straniera con bambini così piccoli. Molte scuole, anticipando le raccomandazioni degli organismi internazionali e nazionali, hanno già provveduto elaborando, da soli o nell'ambito di progetti, programmi per l'insegnamento della lingua straniera. "Insegnare" presuppone una preoccupazione per il modo e i contenuti del prodotto da trasmettere. "Straniera" dà l'idea di qualcosa di lontano distante da noi, fuori dalla realtà del nostro quotidiano.
Allora, cosa fare e come farlo?
La novità sta in un approccio che non ha le pretese di insegnare un prodotto ma che ha l'obiettivo di offrire un'esperienza linguistica, un'esperienza d'apprendimento linguistico.
La filosofia di base della Scuola pone il bambino al centro di qualsiasi intervento pedagogico. E' il bambino stesso che giustifica l'intervento: ogni intervento è proposto per il bene del bambino (crescita cognitiva e affettiva), ogni intervento si costruisce su misura del bambino.
Le domande "Come imparano le lingue, i bambini piccoli?", "Come si fa a fare la lingua straniera con bambini piccini", "Che cosa vogliamo che apprendano della lingua straniera?", "Come vogliamo che apprendano la lingua straniera?" e "Quanta lingua possiamo aspettarci che apprendano?" ... sono tutte in cerca di risposta!

Perché approcciare una lingua straniera già da piccoli?
Oggi operare nel mondo della scuola ed essere al passo dei tempi, significa avere gli strumenti comunicativi adatti anche con altre culture. Questo perché le nostre aule sono frequentate da ragazzi dalle più variegate provenienze etniche, sono studenti con le loro origini, la loro storia, le loro tradizioni e usanze, appunto con una propria cultura.
Dietro il concetto di bilinguismo è celato il concetto di bicultura.
Con il bilinguismo si può arrivare a comunicare sulle diverse culture: una vera finestra di comunicazione.
Occorrerebbe formare strutture mentali con un'apertura elastica, realizzare una struttura didattica atta alla multiculturalità, per acquisire una lingua per un uso a ventaglio in tutti i paesi. Fornire nuovi modelli di formazione degli insegnanti e nuovi materiali per una didattica della lingua straniera rivolta ai bambini piccoli già dai tre agli otto anni.

In che modo?
A) Creare una struttura mentale che porti i bambini ad appropriarsi di una didattica per la conoscenza di un'altra cultura, realizzando un percorso idoneo per entrare in contatto con altre culture.
B) Strutturare una coralità, cioè una coralità di etnie diverse, un coro dove esprimersi e poter comunicare all'altro.
C) Annientare le barriere e i confini tra i popoli: "La mente mette limiti, il cuore li spezza".

Le mie esperienze
Non saper capire e parlare l'inglese significa trovarsi in difficoltà quando si leggono o si ascoltano termini alla moda, dello spettacolo, dell'informatica, dello sport ecc. nonché nomi di cantanti, attori e campioni celebri e buona parte dei testi delle canzoni straniere più famose e parecchi titoli dei programmi televisivi. L'informatica, sta raggiungendo una diffusione enorme e adotta un linguaggio comune, l'inglese. Anche gli scienziati hanno adottato l'inglese come lingua per capirsi. Le principali pubblicazioni scientifiche sono ormai in inglese, in modo che tutti possano leggersi a vicenda, come la famosa rivista di fisica italiana "Il nuovo cimento", è scritta in gran parte in inglese.

Queste situazioni di confronto multiglobale le abbiamo "attivate" nella mia scuola, il 143° "Spinaceto" come sapete, con la realizzazione di un laboratorio di Cinema parlato/commentato in collaborazione con l'Università Roma 3, con la Facoltà di Scienze della Formazione. L'anno scorso abbiamo avuto come ospite la regista/documentarista brasiliana Beth Formaggini, in Italia per il Festival del Cinema di Salina. La regista ci ha presentato un suo lavoro "Mare Capoeira" che tratta la cultura e le usanze della sua terra dal punto di vista di un bambino. Un confronto e uno scambio su tradizione e usi, utile ai nostri ragazzi per rapportarsi con una realtà lontana chilometri e chilometri.

La settima arte, per una comunicazione attiva e immediata che avvicina, comprensibile a tutti, un linguaggio multiglobale senza discriminazioni. In un quartiere deprivato di luoghi di incontro, un territorio abitato da una popolazione di provenienze etniche diverse, il cinema diventa fonte di dialogo per tutti, attraverso immagini, storie, luoghi e musiche.

Il film "Il tredicesimo guerriero" é un esempio. Protagonista è Ahmad Ibn Fadlan, personaggio realmente esistito, un cronista arabo che viaggiò sul Volga, venne a contatto con i Vichinghi, ne documentò molte usanze quali i funerali con le sepolture navali, il modo di lavarsi tutti con la stessa acqua, il loro modo di pregare. Ahmed non parla la loro lingua, la imparerà in seguito; la lingua usata dagli attori che interpretano i Vichinghi in queste scene è lo svedese moderno. Il personaggio riesce a comunicare con essi in latino.
Questo riferimento per far risaltare l'importanza di poter comunicare, in ogni momento ed in ogni situazione, per fare cultura, acquisire cultura.

La mia esperienza a scuola -dove insegno e imparo- è fatta di incontri e scambi anche con bambini stranieri. Importante per la didattica di una seconda lingua, diviene l'utilizzo di cartoni, film, musiche in inglese. I bambini imparano più facilmente cantando: ho constatato che tramite il linguaggio sonoro è immediato l'apprendimento. Anche nel quotidiano si usano terminologie inglesi entrate nell'uso comune. Il ripetere, l'osservare disegni, vignette, il ritrovare continuamente parole, frasi idiomatiche porta ad assimilare più facilmente, soprattutto associandole a situazioni in cui è facile ritrovarsi. Come in autostrada la dicitura MEN AT WORK: l'inglese è una lingua che in sintesi riesce a rendere subito il significato, in modo facile a tutti.

Altro esempio utile il Progetto Scientifico ecologico per salvaguardare il nostro pianeta, il nostro puntino blu per l'eccesso utilizzo della plastica. Progetto in collaborazione d'intenti e con il tutoraggio dei ragazzi dei Licei Majorana e Plauto con i bambini dei nostri plessi Avolio e Frignani.
Questa esperienza è iniziata già l'anno passato e prosegue tuttora grazie all'attiva opera dell'amico super esperto il Fisico Prof. Paolo Antonelli, Researcher Space Science Engineering Center University of Wisconsin - Madison. Con lui, abile oratore a catturare l'attenzione e la curiosità di piccoli e grandi, abbiamo appreso, oltre la parte scientifica e tecnica dell'importanza del rispetto dell'ambiente, anche la grande importanza di conoscere una seconda lingua: l'apertura mentale che offre, la grande comunicativa, l'approccio differente che ne risulta dal mix, prendendo il meglio dell'una e dell'altra lingua, per interagire in modo costruttivo e rapido arrivando all'obiettivo con grandi risultati.

Inoltre il Progetto del Contest 2010 "Band di Ragazzi e Band di Genitori" ha avuto un richiamo clamoroso. Anche qui l'arte ha fatto la sua parte, la musica ha contribuito a una comunicazione attiva e positiva. Le Band dei Ragazzi e dei Genitori si sono esibite soprattutto con testi inglesi. Ecco allora che diventa fondamentale la conoscenza della lingua straniera, conoscenza che scaturisce dall'esigenza di poter comunicare ovunque e con chiunque, per seguire le proprie passione e obiettivi.
Attinenza e riscontro con il quotidiano diventano importanti per insegnare un'altra lingua: musica e canzoni, testi colorati e accattivanti, immagini di facile interpretazione, ripetizione e assimilazione, giocando e divertendosi danno risultati sorprendenti. Questo è quello che posso dire della mia esperienza.
Creare l'ambientazione giusta e positiva è già un risultato, poiché s'instaura la voglia, il desiderio di voler comunicare, con scambi costruttivi e attivi, che Bruner chiama "azione condivisa". Un'interazione sempre maggiore, condividendo esperienze concrete. Il contesto è importante per imparare, il gioco aiuta ad attuarlo in modo efficace.
L'affetto è fondamentale, per infondere fiducia. I bambini imparano, fanno perché si fidano, volendo bene seguono le indicazioni dell'insegnante.
Conoscenza, comunicazione e condivisione sono le basi per istaurare un rapporto di fiducia e di intersoggettività attraverso sguardi che si instaurano. Questo porta a percepirsi: io percepisco che tu esisti e tu percepisci me. Ci si guarda, ci si conosce, ci si piace, ci si rapporta, ci si percepisce. Questo ci fa sentire accettati, amati questa è la vera magia, l'insegnante che riesce in questo è veramente magica, altro che maga Magò o mago Merlino!
Sguardo uguale sentimento. Inizia la ricerca dell'altro. Qui si realizza la magia di un rapporto comunicativo felice. Quando si parla di motivazione all'apprendimento di una lingua, ci si riferisce al desiderio di parlarla perché ci piace anche la persona che la parla. Le motivazioni cui ci riferiamo non sono quindi astratte ma parliamo di sguardi, di sguardi ricambiati, di sguardi tolti, di sguardi accompagnati da sorrisi, di sguardi negati. Guardiamoci negli occhi e impariamo a volerci bene.
Nelle relazioni lo sguardo è fondamentale per instaurare e continuare un rapporto di comunicazione.

Guardare, osservare, andare oltre il velo delle apparenze, non fermarsi
all'involucro visibile, ma riuscire a capirsi da un semplice vero/sincero...
UNO SGUARDO DI CONDIVISIONE
UNO SGUARDO CHE FA... RUMORE!!!

Barbara Riccardi, docente 143° CD Spinaceto - Roma
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