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n.57 novembre 2015
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Integrazione scolastica e sociale a Rimini
Uscire con una "forma" nuova
di Pellizzaro Francesca - Inclusione Scolastica
Ponte di Tiberio - Rimini
Ponte di Tiberio - Rimini
IL 13-14-15 novembre scorsi, a Rimini, si è tenuta la decima edizione del Convegno internazionale dell'integrazione scolastica e sociale indetto biennalmente dal Centro studi Erickson, con un programma che definire "nutrito" è riduttivo: ne siamo usciti ubriachi di stimoli e suggerimenti di ogni tipo!

Partiamo in gruppo con la redazione de "La scuola possibile" il pomeriggio del 12, appuntamento ai varchi della stazione Termini e in treno sembriamo una scolaresca in gita (poi ci lamentiamo dei nostri alunni!!!)
Arrivati a Rimini con il buio, giungiamo in albergo in un'atmosfera molto "british": nebbiolina uggiosa che impedisce la visuale, tanto da farci "intuire", più che vedere, il mare; il tempo si è mantenuto così per tutto il week-end, altro che autunno romano!!!!

Il mattino seguente uno sparuto drappello di coraggiose si avvia a piedi verso il Palacongressi; dopo mezzoretta di passo spedito, vediamo ergersi nella nebbia l'ASTRONAVE DI STAR TREK, una costruzione immensa, che inghiotte e rigurgita migliaia di persone: alla fine siamo 4800!
L'organizzazione ha previsto tre mattinate di seduta plenaria (dalle 9 alle 13 circa, ma moooolto circa!), una pausa pranzo e 82 workshop, tra cui sceglierne quattro per i pomeriggi di venerdì e sabato. Sembra di essere ad un centro commerciale le domeniche pre-natalizie, tant'è il traffico tra una sala e l'altra, in cui ci spostiamo mappa alla mano!
Gli argomenti? I più disparati, introdotti in mattinata da una pletora di teste pensanti del mondo della pedagogia, della filosofia e della medicina italiana e mondiale, che parlano di BES, DSA, AUTISMO, DISABILITA', DIDATTICA, PSICOLOGIA, NUOVE TECNOLOGIE...aiuto! Un mare di proposte in cui perdersi!
Personalmente scelgo 2 corsi di didattica della matematica (uno da fare con i giochi di carte!), uno sulla NEGOZIAZIONE EDUCATIVA (sigh, a volte devo negoziare prima con me stessa ...) e uno sulle prove da sottoporre per valutare eventuali difficoltà di apprendimento in adolescenza (magari essere in grado di gestirle tra insegnanti, visto che purtroppo le ASL danno appuntamenti "ad calendas"!)
In ogni laboratorio trovo alcune conferme, qualche buon suggerimento e qualche dubbio, sempre importante per favorire il processo di ricerca personale. I momenti più alti però vengono indubbiamente toccati nelle tre mattinate, in cui quasi 5000 persone condividono, con la testa e con il cuore, argomenti importanti e toccanti.
Il venerdì mattina il sociologo Zygmunt Baumann parla dell'importanza della scuola e dell'educazione ai tempi delle migrazioni, che ormai hanno cambiato e continueranno a cambiare la fisionomia dei paesi occidentali ... e la sera stessa la tragedia di Parigi!
Il mattino dopo, scioccati e smarriti, ci ritroviamo a commentare, a condividere emozioni ed angosce, certamente, ma qui si vola alto; riesco a pensare solo che ci deve essere una soluzione pacifica, che insieme dobbiamo trovare risposte non dettate da rabbia e paura, che ognuno deve essere capace di mettersi in gioco, giorno dopo giorno, sapendo fare anche un passo indietro ed ammettere che la ragione non sta mai da una sola parte e questo in ogni momento del nostro vivere quotidiano.
La mattina di domenica il grande pensatore francesce Edgar Morin ci affascina con il suo intervento, sottolineando la sfida che aspetta l'educazione, che sola può aprire le menti a scelte razionali e non perniciose: senza la storia non si può capire il presente e soprattutto noi italiani, eredi dell'antica Roma, dovremmo essere in grado di riproporre l'esempio di integrazione di popoli e culture che ci viene dall'impero romano, favorendo la creazione di nazioni multiculturali, pacifiche e rispettose della diversità altrui.

In questi tre giorni intensissimi sicuramente ho capito una cosa: ogni relatore, ogni "corrente di pensiero" porta avanti una tesi che a volte sembra negare quanto detto da chi lo ha preceduto e la domanda che sorge spontanea è "Ma chi ha ragione? A chi devo dare ascolto?" (avete presente la storia della filosofia che abbiano studiato al liceo? Ecco, più o meno)
In realtà niente è assoluto, in ogni intervento si può cogliere qualcosa di utile o perché già appartiene al nostro modo di pensare la scuola e la vita o perché ci apre un nuovo orizzonte su cui incamminarci, non c'è nulla da sposare o scartare a priori; bisogna saper prendere quello che più si adatta al nostro modo di essere, aperti però anche alla possibilità di cambiare in meglio il nostro approccio con gli studenti e la didattica. E' vero, a volte è una faticaccia lasciare la nostra comoda, vecchia e rassicurante "coperta di Linus", ma vuoi mettere la soddisfazione di una nuova avventura?
Ecco perché preferisco il termine "corso di formazione" a quello di "aggiornamento": mi piace uscire da ogni esperienza con una "forma" nuova; trovarmi cambiata rispetto a prima mi dà ogni volta una sferzata di energia e una gran voglia di mettermi alla prova.

di Francesca Pellizzaro
docente di sostegno IC Belforte del Chienti -Roma
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