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n.60 febbraio 2016
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InterroghiamoCI
Metodo cronologico o metodo concettuale?
di Ventre Angela - Orizzonte scuola
Quante volte ci saremmo chiesti: <<Come possiamo insegnare la Storia ai nostri alunni? Come possiamo coinvolgerli emotivamente e intellettualmente allo studio? Che cosa possiamo fare per renderla accattivante, appassionante? Come possiamo trasmettere la sua funzione formativa e la sua utilità nel costruire la loro identità sociale e culturale, nel rafforzare la percezione del sé in senso soggettivo e relazionale, promuovendo l'atteggiamento interattivo, predisponendo al dialogo e al confronto, offrendo strumenti di interpretazione della realtà?
Lo storico e giornalista Ernesto Galli della Loggia ha recentemente scritto: Non si studia la storia per capire "lo sviluppo della società", questo può essere benissimo il risultato indiretto: anzi lo è senz'altro, ma non è l'obiettivo che l'insegnante deve innanzi tutto prefiggersi (L. Perla, "Insegnare storia: fra racconto, nuovi media e curricolo verticale", in Scuola Italiana Moderna).
Rispondere a tutti i quesiti "sul come e perché insegnare la Storia" comporta una riflessione sulla necessità di una nuova metodologia e di una nuova impostazione della didattica della disciplina stessa."[...]Parecchi teorici pensavano anzitutto ad una storia di fatti, meglio di episodi: voglio dire a quella che a torto o a ragione attribuisce estrema importanza all'esatto racconto di azioni, discorsi o atteggiamenti di alcuni personaggi riuniti in una scena di relativamente breve durata, in cui convergono, come nella tragedia antica, tutte le forze della crisi del momento: giornata rivoluzionaria, combattimento, colloquio diplomatico.." (M. Bloch, Apologia della storia, Torino, Einaudi 1950).
Con queste parole il grande storico M. Bloch ci aiuta a entrare nel cuore del problema, in uno dei nodi centrali della didattica della Storia, il problema del metodo.

L'attenzione alla metodologia nell'insegnamento è motivo di dibattito e di riflessione da poco tempo, in quanto ci si è resi conto che l'insegnamento della Storia è ancora fortemente influenzato da una trasmissione tradizionale di avvenimenti, di personaggi dominanti e stereotipati, dove le fonti, quando vengono usate, sono presentate a conferma dell'impostazione del manuale. Il modello di insegnamento risulta privo di una componente ideologica e politica, che sono, in realtà, elementi utili a presentare i conflitti, a problematizzarli, a proporre il confronto tra posizioni, con la finalità di favorire nell'allievo la formulazione di un giudizio critico. Ciò che si discute oggi è un mutamento radicale degli strumenti formativi e delle metodologie di insegnamento/apprendimento.
Quello che un insegnante deve proporsi è far apprendere agli studenti, fin dalla scuola di base, abilità e competenze, più che una notevole quantità di contenuti nozionistici; offrire strumenti atti a costruire conoscenze adeguate ad un apprendimento in continuo divenire. L'interrogativo forte che ogni insegnante dovrebbe porsi è il seguente:con quali metodologie affrontare in modo efficace e adeguato l'insegnamento della Storia? Utilizzare un approccio tradizionale o un approccio innovativo? Una metodologia della narrazione e un uso cronachistico dei fatti o una metodologia della ricostruzione?

Sull'approccio allo studio della Storia si è interessato, con un breve articolo, anche il settimanale inglese Economist che ha evidenziato come ci sia la necessità, in Inghilterra, di ritornare ad insegnare la storia come una narrazione cronologica di fatti, una ricerca degli eventi e delle loro cause, una mediazione e un confronto tra passato, presente e futuro (metodo cronologico). Il ritorno a un approccio di questo tipo, però, significherebbe abbandonare le innovative considerazioni che oggi si fanno della Storia come disciplina di studio.
La Storia è formulazione di interrogativi, soddisfazione di bisogni e/o soluzione di problemi, ricerca di tracce e segni del passato, uso, lettura e interpretazione delle fonti, espressione del mutamento e della trasformazione, memoria individuale, collettiva e storica (metodo concettuale). Addestrare il bambino nell'età scolare a porsi degli interrogativi per esempio su come l'uomo nel tempo abbia risolto i suoi problemi ed abbia soddisfatto i suoi bisogni primari, vuol dire di fatto fargli capire che la storia è lo studio dell'azione esercitata dal tempo sulle cose, e sono le cose, sotto la spinta di queste azioni, a soddisfare i bisogni a cui esse corrispondono. (R. Cousinet, L'insegnamento della storia e l'educazione nuova, La Nuova Italia Firenze, 1983, p.40). Avviarlo a questo tipo di interrogativi, significa per di più preparare la sua disponibilità negli anni della scuola secondaria a individuare le questioni storiografiche: i sistemi di produzione e di commercio, le forme dell'organizzazione sociale, i caratteri peculiari di alcune "civiltà" e così via.

Ricercare le tracce e i segni del passato che per un alunno degli ultimi anni della "scuola dell' infanzia" vuol dire affinare la sua capacità osservativa, investigativa, intuitiva e di confronto concettuale, del tipo ieri/oggi, per un allievo dei primi anni delle scuole superiori si traduce nella competenza astrattiva della continuità tra passato e presente, nella percezione della durata e di quella storia che Bloch definiva "scienza del passato", perché il buon storico"somiglia all'orco della leggenda: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda" (M. Bloch, 1950).
Non meno importante è l'utilizzo delle fonti, la loro classificazione e la loro lettura. Esse dovrebbero essere affrontate secondo una gradualità e una propedeuticità lungo tutto il ciclo della formazione scolastica. Privilegiando per esempio le fonti iconografiche o quelle legate alla "cultura materiale" nel periodo della prima scolarizzazione, si abitua il bambino alla decodificazione simbolica e alla comprensione dei significati senza operare alcuna forzatura di tipo astrattivo, come avviene per esempio nella descrizione di un evento, lontano sia dall'esperienza cognitiva che dal controllo emotivo e del vissuto infantile.
Questa stessa abilità di decodificazione, man mano che si arricchisce e si applica ad altri tipi di fonte, può mettere il ragazzo nella condizione di interpretare e utilizzare simboli e significati, di contestualizzare una civiltà, di cogliere i nuclei concettuali essenziali, di individuare gli elementi comuni/costanti, di correlare tra loro le fonti documentarie, di fare una ricostruzione e di ipotizzare un'interpretazione. E' chiaro che mentre lo storico si deve misurare con i problemi legati a) agli usi della storia, b) alla scrittura della storia, c) alla sua oggettività (J. Tosh, Introduzione alla ricerca storica, La Nuova Italia, Firenze 1989). Questi stessi problemi, osservati dal punto di vista didattico, si riducono al concetto di intenzionalità, a quello di "lettura" critica e alla logica del punto di vista, come tematizzato da Ferro: "come si racconta la storia ai ragazzi in tutto il mondo"(Uso sociale e insegnamento della Storia, SEI Torino, 1982).

Si delineano, quindi, gli aspetti più importanti che nella didattica odierna della Storia dovrebbero essere favoriti: formulazione di domande/problema (questione storiografica), ricerca, classificazione, lettura e confronto tra le fonti; individuazione del nucleo concettuale portante, ipotesi di ricostruzione di un'epoca, di un evento, di una civiltà, di un popolo, ecc.. il prima e il dopo, cioè l'utilizzo del mutamento come criterio cronologico. Ciò, chiaramente, va distribuito, diluito e adattato in tutti gli anni di formazione/scolarizzazione dello studente. Si evince la funzione informativa, oltre che formativa, della Storia, poiché, essa è in grado di sviluppare competenze investigative ed esplorative, attivare capacità analitiche e interpretative, rafforzare le conoscenze e abilità di base. Non si può fare a meno della Storia perché essa è, e non tutti ne sono consapevoli, un laboratorio interessante per progettare un nuovo rapporto formativo tra docenti e studenti e per sperimentare nuove metodologie e tecniche didattiche rivolte a costruire conoscenze adeguate alle esigenze della nostra società sempre più globalizzata e multietnica.

Tale affermazione richiama quanto dichiarato già nel documento della Commissione dei saggi del gennaio/maggio 1997: "In ordine al fare storia nella scuola di tutti, è necessario puntare coraggiosamente su un approccio che integri le diverse dimensioni (disciplinari e metodologiche) e innovi le attuali pratiche di memorizzazione, puntando a sviluppare competenze generali di inquadramento e ricostruzione dei fatti storici, ma anche a promuovere capacità di lettura [..]. Vanno considerate parte integrante della storia, come ambito culturale e metodologico, anche le grandi trasformazioni che riguardano la storia delle idee, delle mentalità, dei saperi, del vivere quotidiano, delle arti nell'accezione più ampia. Ne scaturisce un profondo ripensamento dell'impianto della formazione storica, che investa le periodizzazioni e tenga conto del fatto che ci sono tanti tempi quante sono le logiche dei fenomeni che si esaminano. Gli attuali strumenti di studio vanno dunque adeguatamente integrati, ad esempio, con l'impiego di repertori di dati, immagini, ricostruzioni visuali [....].

di Angela Ventre,
insegnante di sostegno - I.C. "Alfieri -Lante della Rovere", Roma
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