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n. 26 ottobre 2012
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Intervista a Luca
Il racconto di chi ha vissuto la scuola con un DSA
di D'Agosta Luciana - DSA e...dintorni
Un maestro ha cercato di spiegare ai suoi piccoli allievi delle prime classi della scuola primaria che significa non riuscire a leggere e scrivere con la stessa facilità degli altri. Ho pensato di riprendere le sue parole -tratte dal film "Stelle sulla terra" diretto da Aamir Khan l (2008) - per vedere, insieme a lui, quante stelle illuminano le nostre classi, i nostri posti di lavoro, le nostre famiglie, la nostra vita....

"... sulla terra sono spuntate piccole stelle, che con la loro luce hanno illuminato il mondo, perché sono riuscite a farci vedere le cose coi loro occhi. Pensavano in maniera diversa. E le persone vicine non le accettavano o le hanno ostacolate. Loro però, ne sono usciti vincenti. E tutto il mondo è rimasto a bocca aperta."

DSA e....dintorni! è uno spazio in cui dar voce a chi convive quotidianamente con il DSA e, con esso, grazie ad esso, nonostante esso, ha realizzato e sta realizzando la sua vita.



INTERVISTA a LUCA

Luciana: ciao Luca, ti va di rispondere a qualche domanda? Sto preparando un corso sui DSA e mi piacerebbe portare la voce di un protagonista e non solo quelle degli esperti del settore.

Luca: si, volentieri.

Luciana: ti presenti e inizi il tuo racconto dall'inizio?

Luca: attualmente faccio la 3^ media, ho 13 anni.

In 1^ e 2^ elementare avevo seri problemi a scrivere. La mia maestra alzava il mio foglio e mi umiliava davanti a tutti dicendo: vi sembra un buon compito? E tutti in coro rispondevano: NOOOO.

Poi mi faceva copiare le cose dalla lavagna: io non ci riuscivo! Mi distraevo con quello che dicevano gli altri, sbagliavo a scrivere anche copiando, cercavo di correggermi ma sbagliavo pure lì! Per esempio squola, scquola..., scuola...non sapevo più che fare andavo nel panico. Sapevo che era sbagliata ma non sapevo come correggerla...

In matematica ero più bravo ma scrivevo male i numeri e mi sbagliavo a leggerli: il 2 lo scambiavo col 7. Solo in 3^ elementare ho capito cos'è 2 e cos'è 7.

Il più grande cambiamento tra la 2^ e la 3^ elementare è che sono passato da maestre che mi dicevano HAI SBAGLIATO!!!! a maestre che mi dicevano qual era la cosa giusta da scrivere, che mi dicevano come correggere, non solo che era sbagliato.

In 4^ elementare andava molto meglio. Ormai sapevo capire gli errori che facevo (visto che me l'avevano insegnato!), e così, io che non scrivevo mai nei quadretti, poi, quando mi hanno spiegato che era meglio perché se scrivevo un numero di due quadretti e uno di uno quadretto poi, nel metterli in colonna, non sapevo più dove andavano messe unità e decine..., iniziai a scrivere nei quadretti...

Un'altra cosa che mi ha molto aiutato è stato il sostegno delle maestre. Per esempio, in 1^ e 2^ se sbagliavo mi davano solo brutti voti, dalla 3^ in poi, quelle nuove, mi dicevano: "hai sbagliato ma non ti preoccupare, puoi riuscire a fare molto meglio". E da lì ho cominciato a credere di poter fare molto meglio. Le frasi "stai tranquillo" e " non ti preoccupare" mi aiutavano a non demoralizzarmi.

Ciò che mi demoralizzava tanto in 1^ e 2^ erano le tre note al giorno della maestra (anche mamma alla fine non le firmava più...) in cui scriveva: "Luca non sta seduto, non sta attento, disturba, non vuole andare sullo scivolo..." una volta mi ha portato dalla preside perché avevo fatto una linguaccia, e non era neanche vero!

Io stavo seduto ma mi alzavo più degli altri, non riuscivo a stare fermo... In 3^ e 4^ riuscivo a stare fermo, seduto come gli altri..

Ma è che in 1^ e 2^ non ero considerato dagli altri bambini, loro mi consideravano uno scemo, uno da scartare, non un amichetto. Allora io mi alzavo per farmi considerare, e facevo il buffone, loro ridevano...era meglio di niente... ma non mi consideravano comunque uno della classe.

In 3^ e 4^ mi sentivo parte del gruppo, non mi dovevo più alzare per farmi considerare: mi consideravano! Ero un amico, una parte del gruppo!

In 1^ e 2^ era la maestra che diceva ai compagni che non ero bravo, che non dovevano considerarmi amico..

In 3^ e 4^ i bambini non sapevano che scrivevo male, non c'èra una maestra che glielo diceva, che ero da scartare, da non considerare un amico...Sono state loro, le maestre, che mi hanno integrato nella classe: il 1^ giorno mi hanno presentato come un nuovo amichetto hanno detto a tutti "mi raccomando, trattatelo bene".

Comunque mi dicevano, come a tutti, di fare silenzio, di non disturbare la classe, di non "dormire". A volte scherzavano pure e ci hanno spiegato che c'è un momento per scherzare e un momento per essere seri.

Luciana: e ora che fai la 3^ media come va?

Luca: ora non ho il sostegno, capisco tutto, faccio i compiti da solo, scrivo abbastanza bene. Certo non eccello, ma non sono il peggiore. Alcuni errori sono rimasti (non riesco a non farne nessuno!) solo la scrittura è rimasta tremolante, infantile. Scrivo solo stampatello e sono abbastanza veloce. Riesco a prendere appunti, usare parole chiave, unire i punti del discorso, non "piegarlo" alla fantasia. Per es., invece di scrivere "Carlo Magno è nato il ... e morto il ....ecc." ho imparato a scrivere le informazioni in modo più essenziale, così da non perdermi "nei particolari" e allora nei miei appunti scrivo : "Carlo Magno, data di nascita e morte, unificata, scuola, riforme, ecc."

All'inizio per studiare leggevo, dicevo di aver capito (ma non era vero!), e chiudevo il libro. Solo se mi aiutava qualcuno riuscivo a capire.

Dopo ho cominciato a leggere piccoli pezzi, a ripeterli nella testa, e andavo avanti così fino alla fine. Poi rileggevo tutto e mi facevo una mappa concettuale. Ora la mappa concettuale la so fare da solo, ma prima me la dovevano fare. Ora prendo spunto da tutto il lavoro che mi hanno fatto fare, perché nel tempo abbiamo provato a fare più tipi di mappa concettuale, fino a trovare quella che attualmente uso, che è quella giusta per me. Altri potrebbero capire invece, con il primo o il terzo tipo di mappa che ho sperimentato... come il mio amico per esempio, che con la mia non si trova e si trova invece bene con la terza forma di mappa che ho provato!

Luciana: in conclusione della nostra intervista, vuoi dare un messaggio Luca?

Luca: si, volentieri.

? primo: non mettere mai nessuno in secondo piano;
? secondo: trattarli tutti con dignità e moralità, cioè non dire agli altri di non stare con lui, che è cattivo...oppure dire: "vi sembra un tema accettabile?"E tutti che dicono "NOOOO!!";
? terzo: credere che i ragazzi potranno fare meglio di quello che già fanno e che quindi possono migliorare!



OCCHIELLO SUI DSA

Misure dispensative
Ne parla la legge 170, ne parlano le circolari Ministeriali e le linee guida. Cosa e quali sono?

Le misure dispensative sono accorgimenti che, a una occhiata superficiale, potrebbero sembrare concessioni che vengono fatte ad alcuni allievi non sempre comprensibili, giustificate e giustificabili di fronte al resto della classe. In realtà aiutano l'allievo con DSA a raggiungere gli obiettivi formativi richiesti permettendogli di "non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente dispendiose e non migliorano l'apprendimento" (Linee guida)

Individuiamone qualcuna.

? Dare più tempo per le verifiche
? Assegnare meno compiti a casa
? Esonerare dall'imparare a memoria formule o altre nozioni
? Dispensare dalla lettura a alta voce
? Scrivere veloce sotto dettatura
? Copiare dalla lavagna
? Uso del vocabolario cartaceo
? Studio mnemonico delle tabelline
? Programmare tempi più lunghi per le prove scritte o per lo studio a casa
? Interrogazioni programmate

....chi vuole saperne di più può consultare "La dislessia e i DSA" a cura di Giacomo Stella e Luca Grandi edito da Giunti Scuola, FI, 2011

Nel prossimo numero l'"OCCHIELLO" metterà a fuoco gli strumenti compensativi. A rivederci presto!

Dott.ssa Luciana D'Agosta, Logopedista - Roma
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