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n. 26 ottobre 2012
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Intervista a Michele Rak
La cultura delle nazioni è la cultura della scuola e dei suoi attori
di Rak Michele - L'intervista
Nel suo libro "La letteratura di Mediopolis" utilizza il termine 'cultura mediale'. Che cosa intende? E come questa cambierà il modo di affrontare un testo?

Tutte le aree del pianeta sono progressivamente connesse da un nuovo sistema dei media (televisione, internet, cellulari). I media funzionano come autostrade dei testi che tutte le culture, anche tradizionalmente lontane tra di loro, si scambiano a velocità e in quantità crescenti.
Questi testi sono film, serial, news, romanzi, poesie, icone, marchi, fotografie ed ovviamente sono in diverse lingue, sono portatori di diversi modi di vedere quanto avviene nel quotidiano e di diversi modelli del racconto - di scrittura e d'immagine. Inoltre questi testi sono tutti in modalità streaming, sono un flusso. Questa è la nuova città che ho chiamato Mediopolis. Qui viviamo tutti di testi di flusso, provenienti da culture anche remote, da luoghi temporali diversi (l'antico viene ricostruito continuamente, le tradizioni contano sempre meno).

In Mediopolis nessuno vuole rimanere indietro, nessuno vuole essere emarginato, tutti vogliono partecipare. È uno dei diritti non ancora scritti per intero che questo libro ha inteso mettere in evidenza. Perché non ci sono culture che intendono staccare la luce, scheggiare la selce, attendere che la pioggia distrugga i loro raccolti.
Il vero psicodramma della cultura mediale è che nessuno ha il coraggio di scrivere e di dire questo.


Contrariamente a quanto si dice e si afferma Lei pensa che la nuova 'cultura mediale' potrà sviluppare una qualità editoriale migliore? In che modo?

Quando frequento questi canali osservo la continua palingenesi dei generi, dei modelli narrativi e dello spettacolo, la commistione delle lingue e la circolazione degli oggetti. Non si tratta di migliorare la qualità editoriale ma di affrontare la nuova logica mediale che sovrintende la produzione e l'uso dei testi.
Nella sua forma attuale il sistema editoriale tende a sopravvivere - si difende come tutti i gruppi di pressione - tuttavia prima o poi crollerà, come è crollato il manoscritto con gli scriptoria, gli amanuensi, i libri delle ore ed altro.
Non faccio previsioni, mi adatto al mutamento perché anch'io, come tutti i cittadini delle folle mediali, non voglio essere escluso dalle nuove conoscenze, voglio usare le nuove tecnologie e, per interposta macchinina, magari vedere anche cosa c'è su marte, non soltanto nel mio quartiere.


Crede che la nuova 'cultura mediale' si rifletterà sul modo di scrivere i testi (letteratura o saggi)? In che modo?

Ogni cultura scrive i testi in modo diverso ed ogni giorno la ricerca fa molti passi per capire in tutti i settori delle scienze (anche in quello delle scienze sociali o umanistiche, come si diceva un tempo) come va il mondo davvero. Queste conoscenze vanno messe a disposizione di tutti i cittadini, come prescrivono alcuni dei fondamenti della nostra Unione Europea. E ci sono e saranno testi di diversi livelli per lettori diversi a diversi gradi di formazione: bambini e ragazzi, esperti e studiosi, curiosi e ansiosi. La letteratura, come le altre arti, capta tutto questo e spesso lo precede.


In che modo la nuova 'cultura mediale' si rifletterà sul mondo della scuola? Cosa dovrebbe fare la scuola, e gli insegnanti in particolare, per non rimanere indietro di fronte a questa rivoluzione?

La scuola di questi anni sopporta da tempo e con grandi difficoltà la scuola parallela dei media. Insegnanti e studenti attingono agli stessi strumenti e agli stessi canali. Con difficoltà crescenti sono insegnati ed appresi gli strumenti di base (scrivere e leggere), alcuni elementi di teoria elementare della storia (la struttura, la diversità, il conflitto e la storia delle culture), l'uso di strumenti di riflessione (il libro) e di strumenti per l'apprendimento stabile (gli appunti). La cultura mediale ha già invaso il mondo della scuola. Per questo ne escono insegnanti rattristati e allievi inadeguati al mondo del lavoro e della ricerca. Forse un piano-scuola europeo potrebbe consentire un ricambio di informazioni e di tecniche di insegnamento/apprendimento più adeguato ai nuovi tempi. Tuttavia l'Unione Europea procede a rilento anche in questo settore anche perché ha da salvaguardare patrimoni nazionali di grande valore che in passato sono stati difficilmente a contatto.

La cultura delle nazioni non è la cultura del turismo, è per prima cosa quella della scuola e dei suoi attori: insegnanti e studenti.
Tocca a loro trovare una strada.


Michele Rak, Member of the European Panel for the European Heritage Label - The European Union (Brussels);
direttore dell'Osservatorio permanente europeo della lettura - Centro di ricerca inter-universitario Università di Siena e del Salento; European University Research Centre on Reading Habits (University of Siena, University of Salento); MLS - Museo della lana - The Wool Museum, Scanno (l'Aquila, Italy); VMP - Virtual Museum of Photography (by The European Community).Professore di Teoria e Critica della letteratura all'Università di Siena
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