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n 36 ottobre 2013
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Intervista al Dirigente Paolo Mazzoli
Sulle Indicazioni Nazionali
di Riccardi Barbara - L'intervista
Anno Scolastico 2013/14 II Edizione di me alla riscossa come Referente Area 4. Non spaventatevi non si tratta di un codice alla Mission Possibile, è lo schema strutturale all'interno del mio I.C. delle varie Aree e Commissioni, secondo un nostro ordine prioritario di impostazione; Area 4: Curricolo Verticale, nel mio specifico Ambito Linguistico.
Da luglio di quest'anno l'Arte dell'Incontro trama per me incontri e scoperte, mettendomi in contatto con esperti che ruotano intorno alle Nuove Note di accompagnamento delle Nuove Indicazioni Nazionali 2012 e che dall'estate ad oggi sono parte del mio lavoro nell'Area 4 insieme ai miei colleghi di team.
Momenti importanti di riflessione e confronto sulle ultime norme e procedure:

9 ottobre 2013 ore 17 CIDI "Accompagnare le Indicazioni Nazionali" a cura della D.S. Pia Nuccitelli I.C. Regina Margherita, del D.S. Giuseppe Fusacchia e Presidente ASAL e del Presidente CIDI Luciana Zou.

14-17 ottobre 2013 USR Lazio Conferenza Servizi Regionale "Avvio del Piano e delle Misure di accompagnamento delle Indicazioni Nazionali 2012 - per le Istituzioni Scolastiche di Primo Grado" presenti: il Direttore Generale USR Lazio M. Maddalena Novelli, il Dirigente USR Lazio Dott.re Antonio Augenti, il Prof. Italo Fiorini del C.S.N., il Prof. Paolo Mazzoli del C.S.N. e la Dirigente Graziella Del Rosso U.S.R. Rieti.

Gli incontri e le cose non accadono per caso, sapete tutti che il link della "La Scuola Possibile" è sul sito del MIUR tra le voci risorse nella pagina Indicazioni Nazionali e allora scrivo e contatto, mi avvicino e mi presento: "Sono de La Scuola Possibile, le sono arrivate le domande per regalarci la Sua intervista?"...
Così le risposte del Dirigente Scolastico Paolo Mazzoli, attuale Capo segreteria del Sottosegretario di Stato Marco Rossi-Doria, al MIUR e membro del Comitato Scientifico Nazionale per l'attuazione delle Indicazioni sul Curricolo.


Si legge nel Documento di lavoro del Comitato scientifico Nazionale per accompagnare le Indicazioni della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione: "Le nuove Indicazioni presentano un modello di scuola impegnativo, che costituisce un punto di riferimento obbligatorio, pur nel rispetto della libera iniziativa didattica degli insegnanti e nell'esercizio dell'autonomia progettuale delle singole scuole": Cosa si intende per "modello di Scuola impegnativo"?
Basta scorrere il profilo dello studente per rendersi conto di quanto sia impegnativo assicurarne il conseguimento a tutti ragazzi che escono dalle nostre scuole medie. Si tratta di dodici "supercompetenze" che definiscono un ragazzo, una ragazza, autonomo, riflessivo, responsabile e, soprattutto ben attrezzato culturalmente. A questo profilo si aggiungono poi i traguardi di sviluppo relativi alle discipline e, per la scuola dell'infanzia, ai campi di esperienza.
C'è poi un altro livello di impegno: i sei criteri metodologici illustrati nel paragrafo "l'ambiente di apprendimento" del capitolo sulla scuola del primo ciclo. In questo caso le Indicazioni, pur evitando di imporre una metodologia sulle altre, chiedono alle scuole di adottare quello che di meglio si è sviluppato nella scuola italiana negli ultimi decenni. Si parla di valorizzazione delle esperienze degli alunni, di attenzione alle diversità, di apprendimento collaborativo, di consapevolezza del proprio apprendimento, di laboratorio... sono scelte metodologiche che richiedono un notevole impegno da parte delle scuole e dei singoli docenti.



La promozione e lo scambio delle esperienze e delle buone pratiche è stata una finalità perseguita anche negli anni passati: cosa pensa possa cambiare oggi alla luce di un'autentica cultura dell'autonomia? Crede saranno numerose le scuole che apriranno "cantieri", che lavoreranno per una migliore elaborazione di un Curriculo di Scuola?
Francamente sì. Anche se, quando siamo partiti con la revisione delle Indicazioni, avevamo gli stessi suoi dubbi. Da ormai alcuni mesi giriamo l'Italia per parlare con dirigenti e docenti.
Mi sono accorto che, nella maggior parte dei casi, le scuole hanno una gran voglia di occuparsi di didattica e vedono con grande favore queste misure di accompagnamento il cui unico vero limite è l'esiguità del finanziamento.
Mi sono fatto l'idea che, indipendentemente dalla durezza delle condizioni di lavoro, e forse proprio per questo, le persone hanno voglia di migliorare il loro lavoro, e apprezzano enormemente che qualcuno dell'Amministrazione glielo chieda prestando loro l'attenzione che meritano.



Qual è la sua idea di "laboratori di ricerca attiva?
"Una ricerca che si attua concretamente nelle classi e che coinvolge personalmente i docenti che vi partecipano. Ad esempio se un gruppo di insegnanti decide di provare ad utilizzare un particolare percorso per l'apprendimento della lettura che viene sperimentato concretamente in classe da alcuni di loro, questo è un esempio di ricerca attiva. Quello che vorrei evidenziare è che la didattica non è una scienza esatta ma è ugualmente un'attività complessa che dovrebbe mobilitare le più alte professionalità. Occorre mettere insieme una solida conoscenza disciplinare con una forte esperienza di conduzione educativa di un gruppo. Insegnare bene è come curare bene le persone: s'impara studiando e operando sul campo con colleghi più esperti.


Nel Documento si legge: "Un ruolo particolare assume poi in questo contesto la comunità professionale dei docenti, i quali devono adottare con convinzione una modalità di lavoro collegiale in cui le capacità, sensibilità e competenze di ognuno si coniughino con quelle degli altri nella prospettiva di un progetto comune di scuola, che solo con la collaborazione di tutti può realizzarsi". Come crede questo possa avvenire in una scuola secondaria di primo e secondo grado che non ha tempi dedicati alla programmazione congiunta? Come pensa possa realizzarsi questa prospettiva in scuole dove è alta la presenza di docenti precari, che arrivano ad anno avviato, molto spesso "fuori sede"?
Ho incontrato scuole con un forte senso di comunità professionale che avevano trovato le modalità organizzative appropriate nonostante i vincoli stretti del contratto di lavoro. Sono convinto che la differenza la faccia il dirigente scolastico.
Quando il dirigente riesce a costruire un buon gruppo di staff e, soprattutto, quando si spende personalmente, con generosità e convinzione, per far crescere la sua scuola, allora il collegio dei docenti supera molti dei problemi che lei pone. Devo anche aggiungere che una comunità professionale non ha bisogno di un'adesione assoluta di tutti.
E' tollerabile una percentuale del 10-15 percento di docenti che si sentono più "di passaggio", ma a una condizione: che la cultura diffusa, e dominante, nella scuola sia quella del grande gruppo che tiene alla propria scuola e, in qualche modo, determina il clima che vi si respira. Quando, ad esempio, un docente bravo ed impegnato parla in un collegio dovrebbe prevalere un silenzio rispettoso e affettuoso, piuttosto che un brusio di commenti più o meno malevoli, del tipo: "ancora lui, ma chi si crede di essere?".



Come si coniugano le Indicazioni nazionali per il curricolo con le attenzioni sollecitate nei confronti degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES)?
Intanto faccio notare che la locuzione "bisogni educativi speciali" è comparsa per la prima volta in un documento ufficiale italiano proprio con le Indicazioni nazionali, nel paragrafo "una scuola di tutti e di ciascuno". Mi rendo conto che sui Bes c'è un certo fermento nelle scuole perché, in un certo senso, è un tema che "mette il dito nella piaga". Ma, a mio modo di vedere, la Direttiva del 27 dicembre 2012 e la successiva Circolare n. 8 di quest'anno non hanno fatto altro che rendere visibile una realtà che i docenti conoscono da sempre e vivono tutti i giorni. Ormai è chiaro che gli elementi di complessità e di straordinarietà che troviamo tra i nostri alunni sono molto più variegati di quelli formalmente definiti: la disabilità vera e propria e i disturbi specifici di apprendimento. Basterebbe citare le varie forme di disturbo dell'attenzione e le difficoltà cognitive borderline (quelle associate ad un Q.I.. compreso tra 71 e 84) per rendersi conto che, probabilmente, le difficoltà più ardue da affrontare in classe sono proprio quelle per le quali non è previsto né il docente di sostegno né un sistema codificato di strumenti compensativi o dispensativi. C'è poi il campo delle difficoltà derivanti da situazioni socio-economiche particolarmente allarmanti e quello degli alunni di recentissima immigrazione. Sui giornali si è fatta molta facile ironia sul fatto che tutti i bambini hanno bisogni educativi speciali, oppure si è alimentata una polemica sulla presunta "promozione facile" o "promozione con lo sconto" che queste norme rischierebbero di alimentare. Ma i docenti che conoscono da vicino queste problematiche - e mi riferisco in particolare ai docenti che operano nei Centri territoriali di supporto, ai docenti referenti per l'inclusione e agli stessi docenti di sostegno - sanno benissimo che questo tema esiste, indipendentemente dalle norme. Il primo atto per far fare un passo in avanti al nostro sistema scolastico è quello di offrirne una ragionevole descrizione. Detto questo, il fatto che le Indicazioni citino espressamente il bisogni educativi speciali implica l'assunzione di una specifica responsabilità rispetto al livello di inclusività delle nostre scuole. Lo Stato ha voluto ribadire il fatto, non sempre scontato, che la scuola pubblica italiana è scuola accogliente ed inclusiva pur con i ristretti mezzi di cui dispone. Aggiungo infine che un documento centrato sullo sviluppo effettivo delle competenze è intrinsecamente un documento che promuove percorsi formativi adatti, e adattabili, ai diversi stili di apprendimento e alle diverse situazioni personali.


Si proprio lui, il Dirigente Paolo Mazzoli per illuminarci e guidarci nel processo del cambiamento di visione ed attuazione del nuovo piano di azione didattica del FARE per imparare a FARE per competenze.
Grazie a Lei e al Suo Gruppo di lavoro per il Vostro spirito goliardico che ci porta un'ondata di fermento, animando il mondo della Scuola che andava vagando in stato catatonico dopo le tante prove di sopravvivenza. Grazie alla voglia di trasmettere il vento di passione e nel credere ancora che qualcosa possiamo e dobbiamo fare per essere al passo con i tempi, noi artefici del nostro essere docenti amplificatori del loro essere nel mondo con consapevolezza di quel sono e saranno con il loro bagaglio esperienziale e di competenze attuabili/attuative.

Barbara Riccardi
IC Frignani Spinaceto -Roma



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