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n.86 ottobre 2018
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Iperconnessi? No, grazie
Il diritto alla disconnessione per lo sviluppo professionale
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
Persone disconnesse
Persone disconnesse
Le tecnologie, per l'utilizzo che ne facciamo, pervadono ormai fortemente le nostre vite; negli anni '90 la rete e la navigazione internet sono entrate gradualmente, ma con passi molto lunghi e veloci, anche nel nostro Paese.
Il primo grandissimo impatto in ambito scolastico ed educativo si è riscontrato nella progressiva distanza, a secondo della forbice dell'età, tra i "nativi digitali" (ormai lo sono tutti i nostri studenti) e gli "immigrati digitali", cioè la buona parte degli adulti con almeno 30 anni di età.
L'avvento di Internet ha cambiato le nostre vite in tutte le sue più importanti espressioni, dal lavoro al tempo libero, segnando profondamente il passo nelle relazioni umane, anche se non sempre il cambiamento ha significato miglioramento.
Gli studi delle scienze sociali hanno accreditato moltissime ricerche, con risultati interessanti ma nello stesso tempo "preoccupanti", paventando scenari futuri altamente tecnologici, con il miglioramento di tutte le azioni umane, e proiettando realtà apocalittiche abitate da una umanità sempre più sola e emotivamente analfabeta, con la sostituzione progressiva della civiltà della conoscenza con quella della iper-connessione e dei consumi.
Questa è la cornice (a grandissime linee) attualmente riconosciuta, nella quale ci muoviamo e con la quale la scuola, così come tutte le altre realtà sociali, si deve misurare.

Grandissimi temi di dibattito e ahimé di scontro sono da inscrivere in questa cornice: l'utilizzo della connessione internet e la navigazione nella rete in questi ultimi anni hanno fatto balzare all'attenzione dell'opinione pubblica temi e problemi come il cyber-bullismo, con le sue derive più temibili, lo stalking, e soggetti come gli haters-odiatori e i costruttori di fake news; ci dovremmo occupare anche degli effetti sulle nuove generazioni degli innumerevoli influencers, bloggers e youtubers.
Non di giudizi moralistici, seppur tornati in auge a scapito della costruzione del pensiero "etico", avremmo bisogno ma della comprensione dei meccanismi e delle dinamiche che determinano questi fenomeni, per cercare di capire con che cosa e con chi abbiamo a che fare: giovani, adulti, genitori e docenti.
Credo sia necessaria tutta questa premessa, per capire le ragioni per cui in ambito di diritto del lavoro ci troviamo per la prima volta a fare i conti anche con il tema del "diritto alla disconnessione".
In particolare ci si riferisce al diritto dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro:
Disconnessione...
Disconnessione...
"Con tale espressione si intende il diritto del lavoratore alla irreperibilità, a non essere cioè soggetto a richieste e sollecitazioni per via telematica provenienti dal datore di lavoro al di fuori dell'orario massimo di lavoro; è, in altri termini, il diritto a potersi disconnettere (in senso figurato) dalle tecnologie che ne consentono la rintracciabilità senza interruzioni, cancellando il tempo dedicato al lavoro dal tempo dedicato alle attività altre, senza subire ripercussioni sul piano retributivo e sulla prosecuzione del rapporto di lavoro" (da "Il diritto alla disconnessione nella prospettiva italiana e comparata" di Rosa Di Meo dell'Università Politecnica delle Marche, 2017 - vedi PDF nel banner laterale).
Lungo questa direzione, il primo Paese europeo a teorizzare e a regolamentare il diritto alla disconnessione è stato la Francia.
Prima dell'introduzione della legge, in Francia la questione era già stata affrontata da alcune aziende come il gigante francese delle telecomunicazioni Orange. La legge del 2016 prevede espressamente che "le aziende con un numero di dipendenti superiore a 50 si impegnino, tramite accordi interni, a regolamentare il tempo libero (quello "offline"), del proprio personale dipendente e prevede, altresì, che al dipendente non possano essere inviate e-mail, comunicazioni, messaggi o telefonate al di fuori dell'orario di lavoro" (dal sito web "La legge per tutti" - articolo di Chiara Samperisi).

"In Italia il diritto alla disconnessione non è ancora dettagliato come in Francia", continua nel suo articolo Chiara Samperisi. L'unico riferimento è attualmente presente nella legge del 2017 sul lavoro agile che prevede espressamente che "nel rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità, il lavoratore ha diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi".
In ambito scolastico questa giovane normativa è stata recepita nell'ultimo rinnovo del Contratto-istruzione-e-ricerca-2016-2018-del-19-aprile-2018, dove viene introdotta fra le materie di contrattazione integrative a livello di singola istituzione scolastica ed educativa (articolo 22 comma 5 lettera c, punto c8), con l'intento di far emergere i criteri generali per l'utilizzo di STRUMENTAZIONI TECNOLOGICHE di LAVORO in ORARIO DIVERSO da QUELLO di SERVIZIO, al fine di una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare.
Trovo molto interessante questo passaggio, proprio nel contratto del comparto scuola e ricerca, se l'intento sarà quello di cominciare seriamente a parlare di quale sia il rapporto con le tecnologie ed il loro utilizzo da parte di noi adulti ed educatori all'interno dei contesti scolastici; credo che una seria autocritica, che superi gli aspetti fortemente aziendalistici legati maggiormente al rapporto lavoratore-datore di lavoro traslati nella scuola ormai da tempo, possa diventare uno strumento molto potente per gli effetti benefici sulla prassi educativa.
Nessuna demonizzazione dunque, né supervalutazione ed enfasi, ma bisogna porsi al centro del problema con spirito di critica costruttiva e con l'intento di revisionare alcuni schemi comportamentali, a sostegno di comunità professionali ( umane prima ancora) sane ed equilibrate.

Una bella scommessa, voi che ne pensate?

"Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli."
(Orwell, G., 2016. - 1984 Milano: Mondadori)


Serenella Presutti, Dirigente scolastico dell'I.C. "Via Padre Semeria" DI Roma, psicopedagogista e counsellor
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Rosa Di Meo- Università delle Marche Rosa Di Meo- Università delle Marche
( Barbara Carfagna: Speciale Tg1 'ONLIFE come il digitale cambia l'uomo'- 2017) ( Barbara Carfagna: Speciale Tg1 'ONLIFE come il digitale cambia l'uomo'- 2017)
 

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