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n.9 gennaio 2011
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L' impegno, una voce poco convincente
Riflessioni e considerazioni sui criteri di valutazione
di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica
Nell' ultimo collegio abbiamo deciso i "criteri di valutazione".

Ho sfogliato un pò la normativa e ho visto che nel DPR del 2009 il collegio dei docenti definisce modalità e criteri per assicurare omogeneità, equità e trasparenza della valutazione, nel rispetto del principio della libertà di insegnamento. Detti criteri e modalità fanno parte integrante del piano dell'offerta formativa.

Questa volta la preside ha preparato delle slide e le parole erano molto chiare, in fila, in ordine di priorità.
* Impegno
* Partecipazione
* Responsabilità (aggiunta in un secondo tempo)
* Metodo di studio
* Conoscenza
* Comprensione
* Applicazione (aggiunta dopo)
* Analisi/sintesi (aggiunta dopo)

Sono rimasta un pò sorpresa e inderdetta dalla parola impegno che troneggiava sulle altre e ho avanzato la proposta di anteporre "conoscenza" e "comprensione" alle altre voci.
Ma non è stato accettata, anzi ne è stata ribadita con forza la priorità da molti colleghi.
Questa cosa mi lascia molto perplessa.

Quello della valutazione non è un argomento che mi ha mai appassionato in sé e tuttora mi lascia piuttosto dubbiosa. In effetti, per gli alunni con disabilità è ancora più delicato e particolare e, a complicare le cose, in questi anni, ho assistito a molti cambiamenti, anche forti.
Siamo passati dalla scheda del '93 che prevedeva quattro "quadri", non so se la ricordate, molto dettagliata e articolata, che si è progressivamente ridotta. Mano a mano sono scomparsi anche i giudizi analitici, quelli delle singole discipline. La nostra fatica amanuense si è risolta con quest'ultima scheda che prevede solo i voti e abolisce anche il giudizio globale. Un bel passaggio non c'è che dire, soprattutto e se contemporaneamente, oggi, penso di trovarmi nella scuola centrata sulla persona citata dalle Nuove Indicazioni: la confusione mi sembra legittima!

Già nella scheda del '93 la parola IMPEGNO mi suonava strana, ma almeno lì era inserita in un contesto così completo che si poteva anche accettare.
Diverso, ancora, ma già discutibile, era affiancare queste voci alla votazione in un globale più descrittivo e discorsivo.
Ma oggi con il voto, che in maniera esplicita ci avvicina all' idea di misurazione piuttosto che di giudizio sulla persona, come pensiamo di tarare degli elementi così individuali e soggettivi come l' impegno e la partecipazione?
Che cosa esattamente si osserva, come si declinano? Quali sono i parametri che prendiamo in considerazione? Come facciamo a determinare che un bambino si impegna più di un altro?
Dal fatto che fa i compiti tutti i giorni (quello più che altro sarebbe un miracolo)? Che sta attento in classe?
Mi è stato risposto che si prende in considerazione questa voce per gli alunni che hanno difficoltà nel rendimento, per i più deboli. Ma non è un controsenso? I ragazzi in difficoltà generalmente sono quelli distratti, affaticati, demotivati, come possono essere ...impegnati e partecipi?

In effetti a me dà molto fastidio questa parola perché troppo spesso l'ho sentita usare in termini di negatività; il famosissimo, me lo consentite, "è intelligente ma non si impegna", che combatto con strenua resistenza.
Mi sembra, piuttosto, che l'utilizzo di questi parametri si riferisca un modello di alunno "perfetto" per l'insegnante, che però è molto distante dalla normalità e, soprattutto, è completamente contrastante con la nuova pedagogia e didattica che fanno perno sulle intelligenze multiple, sul pensiero creativo/divergente e sull'apprendimento permanente.

Ti valuto non tanto per quello che sai o che sai fare ma per quanto mi sei ubbidiente.

Non vi sembra almeno anacronistico?

Patrizia Ruggiero, Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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