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n.47 novembre 2014
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Articolo 'L'Africa in Sol Maggiore'  >>>
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L'Africa in Sol Maggiore
Il Programma Dream
di Riccardi Barbara - L'intervista
Il mio credere nell'Arte dell'Incontro non mi delude e non si smentisce mai...gli appassionati del proprio istinto nel fare il proprio lavoro con ardore e passione si riconoscono già dal primo incontro e così dopo lo scambio di poche parole, il Dott.re Bartolo dell'Ospedale S. Giovanni, era Michele l'amico medico che va in Africa a curare i bambini.

Michele Bartolo è il formatore di una rete solidale di medici che partono per andare a dare il loro contributo a quelle persone che per loro ogni forma di sostegno ed aiuto, è il mezzo per poter vivere e lottare ogni momento con speranza nella loro amata e magica terra chiamata Africa.
Il mal d'Africa non è solo una frase, ma uno stato che alimenta la voglia di dare e fare!!

Chi è il Dott.re Michelangelo Bartolo con e senza il camice da medico?
Mah, autodefinirsi è sempre imbarazzante e talvolta le risposte possono essere fuorvianti e cercherò di rispondere attenendomi ai fatti: sono medico perché ho continuato la tradizione familiare iniziata da mio padre e per essere fedele fino all'ultimo a papà mi sono anche specializzato in angiologia e oggi lavoro presso l'ospedale San Giovanni di Roma. Il mio hobby, se così si può dire è, oltre a suonare la chitarra, una fedele attività di volontariato scelta e maturata con la Comunità di Sant'Egidio di cui faccio parte fin dall'adolescenza.

L'idea del Programma DREAM da chi, com'è e perché?
L'idea non è mia. Anzi, se proprio devo essere sincero, a me è sembrata fin dall'inizio una pazzia. Tutto è iniziato quando un pugno di amici medici di Sant'Egidio nel 2001 mi avevano proposto di dare una mano per lo start up di un programma di cura e prevenzione dell'HIV in Mozambico. Cosa centra un angiologo con l'Africa e con l'HIV? Assolutamente nulla e quando ho messo piede per la prima volta in terra africana mi sono subito sentito la persona sbagliata nel luogo sbagliato e, probabilmente, nel momento sbagliato. Ma ormai avevo accettato la sfida e così mi sono trovato con dei colleghi medici e biologi a metter su le basi per realizzare quello che dopo una decina di anni sarebbe divenuto uno dei programmi di prevenzione e trattamento dell'Aids più diffusi nell'Africa sub-sahariana. DREAM è oggi un programma diffuso in 10 paesi dell'Africa sub-sahariana ed ha ben 43 centri sanitari. Sono attualmente in cura 251.000 persone e sono nati ben 25.800 bambini sani da madre HIV positiva. Una nuova generazione di bambini sani che dimostrano con il loro sorriso che l'Aids si può combattere e talvolta anche vincere.

Possiamo dire che attraverso la telemedicina si possa agevolare il processo di integrazione?
La telemedicina è un qualcosa che, se ben organizzata, riesce ad abbattere le distanze. E' così che si è creata una nuova forma di cooperazione ad alto impatto e a bassi costi, una rete tra specialisti europei disposti a dare consigli diagnostici e terapeutici certi a medici o infermieri africani che altrimenti non potrebbero mai usufruire di tale servizio. E' stata così fondata la Global Health Telemedicine onlus, che ha lo scopo di abbattere le distanze, fare formazione continua e, soprattutto, curare a distanza molti pazienti. Si refertano a distanza elettrocardiogrammi, elettroencefalogrammi, lastre, quadri clinici ed anche nei centri sanitari più piccoli e sperduti dell'Africa. E' come se si avessero sempre a disposizione un numero imprecisato di specialisti. Oggi riusciamo a rispondere a quesiti di competenza cardiologica, dermatologica, infettivologica, neurologica e di molte altre specializzazioni.

Cos'è che l'ha spinta prendere la decisione di prendere il primo aereo per l'Africa?
Quando un tuo amico ti chiede di dargli una mano per un progetto nobile, ambizioso è difficile tirarsi indietro. E così, un po' per amicizia un po' per sfida ho deciso di accettare di compiere un pezzo di questa avventura che poi mi ha travolto, e in un certo senso cambiato la mia vita.




Un ricordo, un'emozione, un aneddoto riguardo questo viaggio non ancora concluso?
Le emozioni sono molte e forse per questo ho deciso di raccoglierle in un paio di romanzi: "La nostra Africa" e "Sognando l'Africa in sol maggiore" Ediz Gangemi. Lì narro tanti episodi che mi sono rimasti impressi. Tra i tanti forse la storia di Lazzaro mi ha particolarmente colpito. Un bambino di appena 5 anni, aveva la febbre alta. Stava adagiato per terra all'interno di una baracchetta di lamiere che, con il sole, era diventata esageratamente rovente: faceva caldo, mancava l'aria. Lazzaro era immobile, supino, la testa appoggiata su una vecchia maglietta appallottolata che gli faceva da guanciale. Non si lamentava, non piangeva, stava lì, tutto solo. Lo presi in braccio, lo portai fuori e lo adagiai su una stuoia all'ombra di un grande albero. Gli misurai la febbre: 40,2. Gli auscultai le spalle, gli guardai la gola. Forse una grossa bronchite o qualcosa di più. Lazzaro si lasciava visitare, rimaneva fermo, seduto. Non un lamento, un'espressione di dolore, di sofferenza. Solo un volto estremamente triste. Mentre lo visitavo avvertivo però qualcosa di strano; forse era soltanto una sensazione ma c'era qualcosa che mi lasciava perplesso, che non mi spiegavo. "Perché non piange? Perché non si lamenta? Perché non chiede aiuto?". Improvvisamente misi a fuoco la mia sensazione. Se non c'è nessuno che ti ascolta non ha senso lamentarsi, se nessuno ti può aiutare non serve a niente piangere, se non puoi neanche immaginare che una medicina ti possa far star meglio non la chiedi, se non sai a chi chiedere non c'è niente da chiedere. Lazzaro non aveva niente da chiedere, forse non sapeva a chi e cosa chiedere. La sua febbre non interessava nessuno, sembrava addirittura non interessare neanche lui.
L'incontro con questo bambino è stato come una richiesta di fedeltà dell'Africa.
Dovevo tornare e così ho fatto.

I valori che trasmette ai suoi figli e come se li immagina quando saranno grandi?
Uno ha 14 anni ed è praticamente già grande o forse sono io che lo considero tale. Anche lui è già stato in Tanzania con me quando era piccolino. L'altro è Clèment, 9 anni, che viene proprio dal Burkina Faso ed è un pezzo in più di Africa che è entrata nella mia famiglia. Quel tocco di allegria e di ritmo che forse mancava.


Un'esperienza di integrazione telematica con in campo competenze e passione a disposizione dell'altro. Un esempio di cooperazione in aiuto, il Dott.re Bartolo non solo un medico in missione, ma il "mezzo" per realizzare il "sogno"...il programma Dream. Un esempio che si può fare, ridonare un futuro anche in situazioni di estrema sofferenza, un esempio che anima le nostre coscienze.

Approfondimenti su: www.ghtelemedicine.org, www.mbartolo.com

Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale
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