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n.16 ottobre 2011
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Articolo 'L'agonia di una scelta'  >>>
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L'agonia di una scelta
Calendario di convocazione della scuola primaria
di Deodati Roberta - Emergenza scuola
Ogni anno verso la fine di agosto, mentre alcuni riprendono il proprio lavoro e altri sono ancora in vacanza, inizia per gli insegnanti non ancora di ruolo ... un'agonia.

Immaginatevi in una giornata calda, di fronte al computer, sul sito dell'ex Provveditorato ad attendere la pubblicazione di un calendario che deciderà le sorti del vostro futuro lavorativo.

Il calendario esce e anche quest'anno, nonostante le direttive del decreto Gelmini ti hanno fatto perdere solo 400 posizioni nella graduatoria, hai la fortuna di lavorare perché il tuo numero c'è.

Felice cominci a mobilitarti per vedere i posti disponibili -che non sempre l'Ufficio pubblica- e allora trovi l'elenco delle scuole di Roma e Provincia e inizi a dividerle per Municipi, controlli dove sono le sedi e quanto distano da casa tua creando un tuo piccolo elenco.

Arriva il giorno in cui si deve andare a scegliere la scuola e sai che quella sarà una giornata terribile. Incontrerai un numero di persone pari a 200 o 300 con le quali trascorrerai dalle cinque alle sette ore in uno spazio piccolo, dove meglio andare in bagno prima che arrivi il presidente di commissione perché se perdi qualche informazione sei destinata a momenti di panico.
Il delirio ti circonda: quelle che dovrebbero essere insegnanti e formatori che dovrebbero occuparsi dell'educazione di tuo figlio si trasformano in esseri arrabbiati, prepotenti...cosa non si farebbe per prendere il posto di lavoro!

Sei lì che attendi il tuo turno, ascolti attentamente cosa viene scelto, impari a memoria il codice meccanografico della scuola che ti interessa e incroci le dita affinché nessuno te la prenda. Magari perché quella è la scuola in cui hai lavorato l'anno scorso, condividi le linee educative e ti piacerebbe poter riuscire a vivere l'esperienza di un concetto che si trova in diversi testi e linee guida riguardanti la scuola: la continuità. Sai che il team con il quale hai lavorato è un team dal quale puoi continuare ad apprendere e con esso scambiare le tue competenze.

Arriva il tuo turno e non ci credi che la scuola che tanto hai desiderato c'è ancora, allora ricontrolli e finalmente firmi...Ora il posto è tuo!

Qualcuno potrebbe pensare che ho raccontato un'esperienza in modo esagerato, ma non è così questo è proprio ciò che è accaduto a me.
Da circa due anni sono un'insegnante di sostegno che, come altri, vive la precarietà.
Sento viva la sensazione che tutto è instabile, destabilizzante e spesso mi trovo a considerare la possibilità di lavorare non come un diritto sancito dalla Costituzione, ma una fortuna.

HO PROVATO rabbia quando sembrava che per l'ennesima volta non potessi lavorare e soprattutto nella scuola dove sono invece riuscita a tornare.

HO SENTITO il malessere e il malcontento di una condizione che è diffusa in ogni ambito lavorativo e soprattutto per chi è nella scuola.

HO SPERIMENTATO quanto sia grande la frustrazione di non poter mettere in campo le proprie competenze per ampliarle e migliorarle.
Eppure continuo a non arrendermi e a lottare per l'amore che provo per una scuola di qualità dove al centro ci sono i bambini, con i loro progetti di vita che noi insegnanti, seppur non messe nelle condizioni migliori, dobbiamo facilitare e rendere possibili.

Roberta Deodati, Docente di sostegno, IC Perazzi - Roma
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