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| L'alfabetizzazione emotivo-affettiva |
| I bambini affetti da sindromi dello spettro autistico |
| di Cianciolo Silvia - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola |
È ormai risaputo che il Piano Educativo Individualizzato dei bambini affetti da sindromi rientranti nello "Spettro Autistico" deve essere incentrato sulla costruzione di una progressiva discriminazione e di un sempre più consapevole discernimento delle emozioni primarie e, cosa ancor più difficile, dei nessi causali che le legano a situazioni concrete, eventi, desideri realizzati o delusi o, più in generale, alle relazioni interpersonali.
Ma al di là degli interessanti studi condotti in merito e dei relativi strumenti didattici (1) e psicopedagogici efficacemente approntati dagli esperti, forse non si è ancora sufficientemente sottolineata o meglio, non è stata forse chiaramente esplicitata e capillarmente diffusa anche fra i non addetti ai lavori, l'importanza della modalità relazionale che dovrebbe adottare chiunque, adulti e bambini, venga in contatto con chi è affetto da queste sindromi e del tipo di relazione interpersonale che il corpo docente, in una ideale alleanza educativa con il nucleo familiare, dovrebbe gradatamente costruire insieme al bambino, insieme a quel particolare bambino che essendo un individuo unico ed irripetibile, avrà necessariamente una propria "chiave d'accesso", al di là dell'apparente chiusura, una combinazione che è solo sua e di nessun'altro, che sta a noi scoprire ed utilizzare dalla quale la sua alfabetizzazione emotivo-affettiva (2) non può prescindere.
Dalla meravigliosa esperienza umana e professionale che sto vivendo come insegnante di sostegno nella scuola primaria, sto imparando che anche la ricerca di sguardi, quando ottenere e mantenere il contatto oculare è difficile, non passa per tutti i bambini autistici attraverso gli stessi canali e che un gesto o una modalità di interazione che possono rappresentare la "chiave" per un bambino, a volte costituiscono motivo di ulteriore chiusura per un altro.
Ed allora, dopo essersi giustamente e ampiamente documentati sulle tecniche e sugli strumenti educativi e didattici, dopo essersi aggiornati sulle più recenti ricerche in campo neuro-psichiatrico e psicopedagogico, non dobbiamo dimenticare che ognuno di questi teneri Tesori che ci viene affidato è un piccolo grande mistero, che noi abbiamo il privilegio di poter pian piano, con delicatezza e amore, disvelare.
Un "grazie" speciale al mio piccolo Tesoro, che fortunatamente posso continuare a seguire anche quest'anno.
Silvia Cianciolo Docente di sostegno 145° Circolo Plesso "J. Piaget" - Roma
(1) Holwin, Baron Cohen e Hadwin, Trento, Erickson, 1999
(2) F.Montuschi, "Alfabetizzazione affettiva e apprendimento"
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