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n 67 novembre 2016
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L'importanza della motivazione
Lo studente, entità attiva della lezione
di Tani Stefania - Long Life Learning
In questi anni la scuola italiana si è andata profondamente modificando. Una delle direttrici del cambiamento è indubbiamente l'importanza, sempre maggiore, attribuita all'alunno. Si è passati da una scuola centrata sui contenuti e sui programmi ad una scuola centrata sullo studente, in vista del suo "successo formativo".
Lo scopo dell'imparare deve essere lo stesso scopo del vivere.
Il successo scolastico si può raggiungere attraverso una serie di strategie didattiche, tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun alunno e a favorire la sua autonomia.
Per far ciò, è necessario, innanzitutto, che l'alunno non acquisisca solo conoscenze ma soprattutto abilità e competenze e tra queste quella di "imparare ad imparare ", cioè la padronanza di una serie di consapevoli strategie che gli permettano di continuare ad imparare nel modo per lui più giusto.
Ma come è possibile fare ciò?
Cosa può fare l'insegnante per sostenere e sviluppare questa competenza?
Una risposta ci viene dagli studi sui processi di apprendimento e in particolare sulla metacognizione.
Ponendo le giuste domande, gli insegnanti possono aiutare gli studenti a sviluppare diverse abilità. Insegnare agli alunni a fare e a farsi domande contribuisce in modo decisivo ad una preparazione che, andando oltre i semplici contenuti, consente loro di "imparare a imparare", essendo più pronti alle sfide di un mondo in grande e veloce trasformazione.
Le domande stimolano negli alunni un processo di attivazione, di problem solving, di ipotesi da verificare con l'aiuto dell'insegnante e aiutano i ragazzi ad essere protagonisti del proprio apprendimento, utilizzando abilità, preconoscenze, risorse personali e competenze.
Ogni tipo di domanda innesca un pensiero utile a fornire risposte e può essere utilizzata per sviluppare concetti, chiarire le tappe del ragionamento e spingere l'alunno verso un più elevato livello di pensiero.
Secondo questo quadro, l'insegnante non è la "causa diretta" dell'apprendimento, ma l'animatore che agevola, organizza, sollecita le occasioni formative.
Nel momento in cui si presenta la prospettiva di un apprendere che deve durare per tutta la vita non basta riuscire a imparare, ma è necessario maturare atteggiamenti favorevoli a ricevere insegnamenti e nuove nozioni.
Occorre creare le condizioni perché gli alunni, a qualsiasi livello di scuola, avvertano l'amore del sapere, la gioia e il gusto di imparare. Questo è possibile, se ogni giorno, in ogni momento, in ogni attività, la prima preoccupazione - prima in ordine di tempo e d'importanza - è quella di motivare gli alunni.
Il primo momento di ogni attività didattica è senz'altro la motivazione. Prima di spiegare, illustrare, presentare, dimostrare o di avviare un'attività di ricerca, occorre fare in modo che l'alunno sia motivato, perché quello che impara deve rispondere a un suo bisogno, possibilmente duraturo.
Non si apprende se non si è motivati.
L'insegnante, inoltre, deve essere in grado di attivare diversi canali di comunicazione, in modo da coinvolgere tutti gli alunni e da stimolarne la partecipazione al processo.
Anche il gruppo ha la sua importanza.
L'apprendimento cooperativo è un processo d'istruzione che coinvolge gli alunni nel lavoro di gruppo per raggiungere un fine comune. I membri fanno affidamento gli uni sugli altri per raggiungere lo scopo. Se qualcuno non fa la propria parte, anche gli altri ne subiscono le conseguenze; gli alunni si devono sentire responsabili del loro personale apprendimento e dell'apprendimento altrui. Benché parte del lavoro possa essere svolta individualmente, è necessario che i componenti lavorino in modo interattivo, verificando tra loro il ragionamento, le difficoltà e traendo delle conclusioni.
In questo modo si ottiene anche un altro vantaggio: gli alunni insegnano in modo vicendevole (uso appropriato delle abilità nella collaborazione).
L'apprendimento è un processo attraverso il quale l'alunno, elaborando le proprie esperienze, modifica il proprio comportamento e le proprie conoscenze per adattarsi in maniera autonoma alle sollecitazioni provenienti dal suo stato personale e dall'ambiente.
L'alunno è l'entità attiva.

Stefania Tani, insegnante di sostegno
I.C.Casalbianco, Roma
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