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n. 29 gennaio 2013
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:20 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'L'anno che verrà'  >>>
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L'anno che verrà
Dalle parole ai fatti
di Rosci Manuela - Editoriali
PREMESSA
Buon Anno a tutti noi che facciamo parte della schiera delle persone che pensano "ce la possiamo fare!".
Nel dire questo, intendo spostare l'accento su ognuno di noi, su quello che ognuno di noi sarà in grado di mettere in gioco in questo anno, senza aspettare che l'altro/gli altri trovino la soluzione. Per far questo dobbiamo essere tutti più preparati, più attenti a ciò che ci viene proposto, più audaci nel pretendere di capire piuttosto che semplicemente "accettare".

CONSIDERAZIONI SUL CONTESTO
Le vacanze natalizie mi hanno fatto bene, mi sono riposata (mi auguro che anche voi siate nelle mie stesse condizioni!), mi sono goduta parenti e amici, oltre che pranzi e dolci, e ho avuto modo di pensare a ciò che di "politico" faccio nel mio quotidiano. Prendo in prestito la definizione di POLITICA che ne ha dato Benigni nella sua ultima serata televisiva. La politica è la capacità di organizzarci, di organizzare le cose in modo tale che poi si viva meglio, non solo noi ma i nostri figli e tutti coloro che amiamo. Per cui, diceva, possiamo solo che AMARE la politica.
In questi termini, probabilmente anche il più arrabbiato e il più deluso, il più rattristito e il più scettico degli italiani potrebbe rivedere la sua posizione ANTIPOLITICA perché, sempre secondo Benigni, la politica è VITA quindi non si può evitare. Giusto.
Non dobbiamo evitarla ma amarla.
Credo che non dobbiamo certo "subirla".

La sensazione è che si sia ribaltata la "funzione della politica", che nasce appunto con il focus sulla persona, il cittadino, la comunità, con l'intento di promuovere forme convenienti di organizzazione che facciano funzionare al meglio la vita di tutti. AL MEGLIO!

Purtroppo, il risultato ad oggi raggiunto dalla politica non è in funzione del cittadino ma, per qualche malaugurato incidente, è la stessa politica che chiede a noi cittadini di essere al suo servizio. Sembra così che la vita stia ruotando attorno alla politica, o alla vita degli uomini politici che la gestiscono; alle esigenze delle amministrazioni e dei servizi pubblici (e anche privati) che, seppur nati per erogare servizi al cittadino, sembrano "infastiditi" dalle richieste del singolo (anche solo richiedere una info è difficile, per non parlare di fissare una ecografia presso il servizio sanitario nazionale ... serve un anno!); alle pretese di uno Stato che rende meritevoli e premia chi fa star male i soliti, in primis la classe media, quella che paga sempre e subito, ancor prima di riscuotere lo stipendio.
Ebbene mi sento di appartenere a questa classe di persone che sono ingiustamente tartassate dalle imposte, svilite nella considerazione professionale, collocate tra quanti destinati a soccombere sotto una crisi di cui tutti parlano ma che nessuno sembra governare.

VALUTAZIONE E PIANIFICAZIONE
Mentre commento lo stato dei fatti, mi trovo inevitabilmente a pensare alla mia "funzione pubblica", in quanto docente di ruolo dello Stato italiano, dipendente dunque di quella Amministrazione che è figlia della Costituzione raccontata dallo stesso Benigni come "La più bella del mondo". L'attore può piacere o no ma certamente ha avuto il merito di destare attenzione (e conoscenza) ai principi che sono stati emanati per fare stare meglio i cittadini, per far sì che il singolo potesse vivere con gli altri in virtù proprio della sua condizione di "cittadino". Forte!
Qualcosa però è andato storto, dicevamo. Si è perso il senso "politico" della mission dello Stato e di chi lo rappresenta a nome nostro. Perché forse quello che dobbiamo riaffermare è il principio di rappresentanza: delego qualcuno che reputo capace a rappresentarmi nella gestione delle faccende pubbliche, res publica(1).
Abbiamo visto che questa rappresentanza troppo spesso -non voglio dire sempre- è stata fallace, improduttiva e ha assunto dei toni privati e personali che non hanno nulla a che vedere con il mio/nostro bisogno di trovare una soluzione: gestire una comunità e organizzare al meglio la vita dei partecipanti, in forme vantaggiose per tutti (possibilmente!) e non per pochi.

Torno alla mia "funzione pubblica". Anch'io sono stata incaricata di gestire una parte del bene pubblico (la vita scolastica di 26 mocciosetti più altri 14 bimbetti, per qualche ora). I genitori della mia classe non mi hanno eletta/scelta direttamente ma si sono affidati allo Stato che li obbliga a mandare i figli a scuola, possibilmente vicino casa ma se c'è posto dove vogliono, perfino in una scuola che si possono pagare!
Il massimo della scelta sembra essere legato alla capacità di pagare una retta mensile!
Torniamo alla procedura normale. Un bimbo di sei anni ha il diritto di andare a scuola e i suoi genitori hanno il dovere di iscriverlo e di farlo frequentare per un bel po' di anni. A questo punto sembra tutto fatto, ognuno ha compiuto la sua azione. Lo Stato mette in campo i suoi dipendenti/docenti con la mission di "trasformare" bambini in futuri cittadini, i migliori che si possano desiderare.

Progetto perfetto a patto che la qualità del servizio erogato dalla scuola sia il migliore in assoluto. Chi non investirebbe il meglio delle risorse avendo a disposizione le "materie prime" (2) del Paese, i propri bambini futuri cittadini?
Per inciso: i bambini sono già cittadini, potendo esercitare diritti, per i doveri più istituzionali, hanno qualche hanno di tempo, per arrivare alla maggiore età; non acquisiranno questo status solo dopo il percorso formativo.

Cosa allora la scuola può produrre/provocare? Cosa allora mi si richiede come docente che lavora per uno Stato che investe sulle proprie risorse primarie?
E dunque: come pensa lo Stato di gestire questo aspetto della res pubblica (la scuola) che investe tutti i bambini e gli adolescenti, per diversi anni della loro esistenza?
Cosa pensano di dire/fare gli uomini "politici" che si apprestano a candidarsi alla guida del nostro Paese? Quali sono le loro intenzioni? Come pensano di giocare la partita dell'educazione/formazione delle attuali e prossime generazioni?

Messa in questi termini la res publica che riguarda LA SCUOLA non è faccenda solo degli addetti ai lavori o dei genitori coinvolti: è affare di tutti, anche di chi oggi è adulto con figli fuori dal circuito formativo.

Affermiamo così che la SCUOLA è quel campo di azione che è alla base dello SVILUPPO di un Paese, se condividiamo l'idea che le menti e i cuori delle persone valgono tanto di più del PIL di una nazione, anzi lo condizionano. Non cresce il Pil se non cresce la Nazione, non cresce la Nazione se non si fanno politiche di sviluppo, non si capisce che sviluppo possa esserci se non c'è attenzione alla materia prima, i nostri figli, le generazioni giovani e quelle che verranno.

Per questo motivo abbiamo inteso RI-CERCARE gli impegni che la classe politica vuole prendere nei confronti della scuola, o almeno quello che viene dichiarato nei diversi programmi elettorali. Abbiamo poi intervistato alcune delle DONNE PROTAGONISTE DELLA POLITICA: sarà un caso, ma la pragmaticità delle donne, coniugata alla passione per quello che si fa, manda avanti il mondo ... anche nella scuola, nella famiglia, come nella scienza (vedi il video in memoria di Rita Levi Montalcini)
La scelta di chi ci "convince di più", poi, è affare di tutti ma nel nostro privato.

Manuela Rosci


(1)da wikipedia: Res publica è una frase latina, che significa letteralmente "questione pubblica" o "cosa pubblica". Da questa locuzione deriva il termine italiano "repubblica".

(2)da wikipedia: sono considerate materie prime tutti quei materiali che sono alla base per la fabbricazione e produzione di altri beni tramite l'utilizzo di opportune lavorazioni e processi industriali che permettono di ottenere il prodotto finale desiderato. Costituiscono in pratica il grezzo originario.
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