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Numero: 3 -Febbraio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 24 Settembre 2018

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L'arte di esserci......in relazione
perché ogni individuo è diverso e ...
di Cerofolini Leda - Organizzazione Scolastica
Da molti anni ormai, come docente elementare, ho il privilegio di accompagnare la crescita di bambini e bambine che iniziano a scrivere, a leggere, a ragionare insieme. Sono cinque anni in cui si giocano quelle esperienze di base che restano come fondamento intorno a cui, successivamente, molto si ordina e prende senso, si organizza e progredisce, in primo luogo la capacità di essere "con" e "tra" gli altri con la propria originalità.
Non è lavoro qualsiasi, è un'arte perché ogni individuo è diverso e per ciascuno l'itinerario va, in qualche modo, differenziato. Ed è impegno appassionante e colmo di responsabilità in cui, lo scambio adulto-bambino si fa provocazione reciproca mentre lo stare insieme ed imparare, si costruisce a poco a poco. Anzi, quanto più ti lasci interrogare dagli accadimenti quotidiani e dalle esigenze sempre nuove e diverse di cui gli alunni sono portatori, tanto più ti modifichi (in meglio) come persona e come docente.
Inoltre l'orizzonte complesso nel quale operiamo, sollecita la nostra capacità di analizzare e comprendere il contesto in cui siamo collocati, contesto che, negli ultimi decenni, è andato continuamente modificandosi. Di fatto, ormai, la "pluralità di agenzie e la diffusione pervasiva di strumenti tecnologici rende possibile accedere a un numero infinito di conoscenze e permette di realizzare una serie di esperienze che prima erano del tutto impensabili" (Carla Alberti, pedagogista) e allora ci chiediamo che cosa la scuola possa riconoscere come suo specifico e quali siano le esperienze irrinunciabili da favorire. Così ti senti in costante ricerca... tanto più oggi in cui, credo, ci voglia molto amore per riconoscere ciò che è essenziale per i bambini, qui ed ora, e in questa discriminante uno dice a se stesso se vale la pena di restare o se sia meglio andarsene.
E, mentre la società riconosce e valorizza sempre meno la nostra professione, (come peraltro tutto ciò che è prevalentemente femminile!!!), chi lo vive con passione, non lo ritiene semplice esecuzione di progetti pedagogici elaborati da esperti, e ci mette dentro, oltre la competenza didattica, la sua anima, il suo credere, sentire, amare il mondo e il futuro.

Per quanto mi riguarda, dopo lunghi anni trascorsi con entusiasmo e creativo impegno, mi sono trovata, per circostanze molteplici, - non ultima il dover gestire una classe in cui troppe, per me erano le sfide cui far fronte, - in un tunnel di seria fatica e scoraggiamento in cui ho attraversato momenti di insignificanza del mio stare a scuola, nonché l'inefficacia di strumenti ormai inutilizzabili .
Ho vissuto lo scacco di non saper sempre trovare modalità-risposta adeguate alle nuove sfide che mi si ponevano dinanzi: da una parte una didattica da reinventare , dall'altra le pressanti esigenze istituzionali e ho avvertito prepotente il desiderio di fuga...

Punto di forza, mentre andavo rielaborando e facendo chiarezza dentro di me, è stato il legame con gli alunni e il sostegno ricevuto dalla forte e profonda relazione con colleghe con le quali ho potuto nominare, senza sentirmi giudicata, la mia difficoltà.

Sentire compreso il proprio disagio è già un buon punto di partenza per cominciare a vederlo in altro modo e percepirlo meno distruttivo. Nel loro incoraggiamento e nei loro suggerimenti, ho trovato una luce per illuminare di senso nuovo il mio vissuto. A poco a poco, ho intuito che il vuoto apertosi tra il mio desiderio e la realtà, diventava spazio per un'altra prospettiva: l'indicazione di un percorso dove poter reimmergere il mio potenziale creativo più consapevole del mio non essere onnipotente.
Fare scuola oggi è azione corale e il far bene scuola è armonia che si ottiene se, nel sistema, ciascun elemento interagisce organicamente e in sintonia con gli altri. La necessita' degli alunni di essere facilitati in un processo in cui l'apprendere non è più accumulare nozioni, ma saper stare insieme agli altri e cooperare in vista di un obiettivo comune è indicazione anche personale. Da soli non si arriva da nessuna parte, se si lavora in sinergia, è tutto più possibile.

Sto adesso imparando a stare nella parzialità e a valorizzare maggiormente il lavorare in team dove ognuno mette la sua capacità specifica e, dall' insieme nascono risorse impreviste e si creano, nella ricerca comune, itinerari innovativi.
Chi coglie una sfida, la rilancia e, insieme, si cerca come farvi fronte così le soluzioni che si intravedono hanno il sapore delle cose artigianali costruite su misura dello specifico bisogno. Ma servono tempo e passione per una reale condivisione progettuale e operativa.

Altrettanto importante è la relazione con le famiglie.
E' dato scontato per noi docenti sapere che nessun lavoro, a livello educativo, può prescindere dall'intesa tra insegnanti e genitori. Se un bambino si sente sollecitato e guidato da entrambi su intenti condivisi è veramente libero di crescere e maturare sicurezza e motivazione ad apprendere.
Quando capita di interrogarci, partendo da conflitti che quotidianamente si creano in classe, del modo di porci tra gli altri, spesso alunno risponde: "Mi ha detto mamma..." oppure "Papà mi dice che devo fare così....." o "A casa, i mei genitori dicono ...."
Fermarsi poi a riflettere per rendersi conto delle implicazioni e conseguenze del proprio agire e reagire pone a noi insegnanti la questione:
"Come fare per non entrare in contraddittorio con i genitori?
Sono loro infatti che, prima di noi e più di noi, contagiano con la conoscenza che si genera con l'affetto, il legame, nonché il bisogno di stare in contatto fisico, emotivo e mentale (soprattutto con la madre).
Con le colleghe ci siamo chieste cosa mettere in atto e come porci per rendere efficace la relazione scuola-famiglia oltre la mediazione istituzionale del POF.
Abbiamo convenuto sull'opportunità di ?esplicitare' con chiarezza che cosa ci impegniamo ad offrire ai loro figli nel contesto quotidiano e su quali regole ci aspettiamo la loro collaborazione per evitare contraddizioni tra messaggi educativi a scuola e a casa. E lo abbiamo fatto al primo incontro ad inizio d'anno.

Perché scriverlo?
Come gesto di attenzione e rispetto verso le famiglie e per offrire uno strumento definito, agile e chiaro che, più delle parole dette, indica il desiderio e l'impegno di procedere insieme pur nel rispetto dei diversificati ruoli..
In apertura infatti dichiariamo:
"Quanto proposto nelle diverse discipline e nei percorsi interdisciplinari diventa patrimonio interiorizzato soltanto se l'alunno vive un clima positivo e costruttivo dato dal contesto educativo nel quale si muove. E' quindi fondamentale che scuola e famiglia lavorino in stretta alleanza e condivisione di intenti. A questo scopo, come insegnanti esplicitiamo i binari sui quali procede il nostro progetto educativo, fiduciose di trovare collaborazione da parte di voi genitori".

Ci sembra una buona pratica che ci fa stare nella situazione con occhi aperti avendo a cuore di far accadere il meglio possibile nel particolare e relativo spazio che ci appartiene, ci fa sentire parte di un progetto più ampio e interconnesso, forse l'unica strada per la possibilità di modificare il reale sviluppando le circostanze positive di bene.

Leda Cerofolini Docente 196°Circolo Didattico Via Perazzi - Roma

In allegato
Il patto educativo consegnato alle famiglie
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