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| L'ascolto dei suoni dell'ambiente |
| Prime riflessioni sul mondo sonoro |
| di Carpi Anita - Attività Laboratoriali |
Negli ultimi anni le attività espressive nella scuola cominciano a godere di una considerazione e di uno spazio maggiore e riconosciuto anche a livello centrale (1).
In particolare se ci riferiamo alla musica, essa viene definita "...uno spazio simbolico e relazionale propizio all'acquisizione di strumenti di conoscenza e di autodeterminazione, alla valorizzazione della creatività e della partecipazione, allo sviluppo del senso di appartenenza a una comunità, nonché all'interazione fra culture diverse".(2)
Il punto è come proporla ai bambini. Ritengo che il presupposto fondamentale sia quello di muoversi non nell'ottica di "insegnare musica", ma "...di partire dall'esperienza sonora dei bambini e di lavorare su questa base per sviluppare un discorso creativo da condurre insieme ad essi e non da imporre ad essi." (3)
Non si tratta di alfabetizzare, ma di sviluppare una sensibilità, un'attenzione alla musica che rimanga ai bambini come bagaglio personale di esperienza e di competenza.
Vorrei raccontare una semplice attività che ho proposto in un gruppo misto di bambini di III e IV elementare, attraverso cui essi hanno cominciato a riflettere sul mondo sonoro e sulle sue caratteristiche: l'ascolto dei suoni dell'ambiente.
Abbiamo definito la durata dell'esperienza: 5 minuti e un segnale di inizio e di fine.
Al termine le riflessioni: ognuno nomina i suoni che ricorda e vengono scritti alla lavagna:
• "Il rumore di quelli di sotto"
• "le macchine "
• "la voce di qualcuno fuori"
• "un camion che si è fermato
• "un colpo di tosse"
• "una porta che sbatteva"...
Cerchiamo di riflettere su come nomiamo i suoni: in genere ne indichiamo l'agente (per es. le macchine) o l'azione che li produce (una porta che sbatteva).
Con i bambini cerchiamo di esprimere i suoni rilevati con una parola, non con tutti ci riusciamo, troviamo: brusio, parlottio, "scalpiccio", botto.
Concludiamo che fenomeni che distinguiamo perfettamente a livello percettivo spesso devono essere tradotti in una frase, non hanno un corrispettivo diretto nel linguaggio verbale.
A questo punto propongo di dividerci in gruppi e di cercare un sistema per classificare i diversi suoni che abbiamo udito: formiamo 3 gruppi, ma la proposta che ne scaturisce è solo una: suoni forti e suoni deboli.
Invito i bambini a riflettere a casa cercando altre proposte, per esercitarci la volta successiva.
Quando ci rivediamo quasi tutti si sono dimenticati, c'è solo la proposta di un bambino: suoni prodotti e non prodotti dall'uomo. Continuiamo la discussione e troviamo altri criteri: suoni interni ed esterni all'aula, suoni ripetuti e non.
Vediamo come nei diversi casi la suddivisione crei classi diverse e anche, a volte, qualche dubbio (anche per la diversa percezione che ognuno di noi ha di uno stesso fenomeno).
Dai suoni dell'ambiente, passiamo a quelli prodotti intenzionalmente: dopo qualche minuto di esplorazione personale (e di grande confusione generale), i bambini sono chiamati a ripetere il loro suono davanti agli altri e di nuovo li annotiamo alla lavagna, ma il primo tentativo non riesce poiché ci sono moltissime ripetizioni. Allora i bambini propongono di lavorare in piccolo gruppo cercando di creare più suoni.
Otteniamo un ventaglio più ampio di proposte e le elenchiamo alla lavagna cercando di chiamare i suoni "con il loro nome""
• fischio, schiocco con la lingua, battito di mani/piedi, "accartocciamento di carta", tintinnio di chiavi...
Li classifichiamo:
• Suoni prodotti con il corpo
• Suoni prodotti con la bocca
• Suoni prodotti con oggetti
Da qui il lavoro si è approfondito portandoci a cercare nuovi suoni appartenenti alle singole classi: siamo arrivati ad avere un ricco repertorio da cui attingere per progettare delle composizioni di suoni nel tempo e nello spazio.
Tale percorso è stato fondamentale sia per lo sviluppo di un meta-pensiero musicale, sia per dotare tutti di un ricco bagaglio ed evitare la stereotipia e la ripetizione nel successivo lavoro di produzione.
Vorrei, infine, sottolineare come in questa esperienza sia stato costante lo spirito di ricerca da cui eravamo animati: niente era dato in modo preconfezionato, ma tutto è stato una scoperta attiva da parte dei bambini, accompagnati dall'insegnante che sicuramente ha dovuto accettare e gestire situazioni di scontro e confusione, sostanziate, però, dal raggiungimento di competenze significative e durature da parte dei bambini.
Anita Carpi Docente di sostegno 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
Note
1 Indicazioni per il curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo d'istruzione, Ministero della Pubblica istruzione, Roma settembre 2007.
2 Ibidem, pag. 64
3 M. Baroni, Suoni e significati, EDT, Torino, 1997, pag. 18.
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