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n. 27 novembre 2012
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:22 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'L'asso nella manica'  >>>
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L'asso nella manica
Intervista a Laura, mamma di Luca
di D'Agosta Luciana - DSA e...dintorni
Nel numero precedente ho presentato l'intervista a Luca, un ragazzo oggi di tredici anni per sentire il parere di un "esperto" in tema di DSA. In questo numero è la mamma di Luca che parla perché, come in ogni difficoltà che incontrano i figli, i genitori sono fondamentali per l'evoluzione positiva di un problema, anche per quanto riguarda la sfera dei disturbi di apprendimento. Importanti quanto gli insegnanti ma di questo avremo modo di parlarne in seguito.


INTERVISTA a LAURA, mamma di Luca

Luciana: Ciao Laura, ci racconti com'era Luca all'inizio della scuola elementare?

Laura: era un bambino come tanti altri, tranquillo, felice e rideva sempre.

Luciana: era contento all'idea di andare a scuola e imparare a leggere e scrivere?

Laura: non vedeva l'ora...

Luciana: e poi?

Laura: dopo una settimana di scuola ha cominciato a non ridere più. "Che hai Luca?" gli chiedevo. "Niente" mi rispondeva lui. Ma, non rideva più come prima. Non piangeva, ma neanche rideva. Più passava il tempo e più mi accorgevo che era ...spento! non si divertiva più.

Luciana: e poi?

Laura: poi mi sono accorta che non scriveva. Un giorno la maestra mi ha mandato una nota con su scritto "suo figlio è lento, non capisce ciò che gli si spiega." Allora l'ho preso e l'ho portato a fare una valutazione in una struttura territoriale dove hanno riscontrato una difficoltà nella scrittura e mi hanno consigliato di fargli fare logopedia. E così ho fatto.

E' così cominciato il periodo più buio della nostra storia.

Benché la logopedia portasse a dei miglioramenti, il continuo sottolineare della sua maestra le difficoltà invece che rilevare i progressi, provocava in lui una grande sofferenza.

L'insegnante infatti, era convinta che Luca fosse un bambino pigro, svogliato, vista l'altalenanza delle sue prestazioni, e che se solo si fosse impegnato... A nulla servivano gli interventi dell'equipe territoriale che lo seguiva e che, nei GLH, regolarmente spiegava le caratteristiche del disturbo, cercando di far capire quale fosse la sua difficoltà. Quell'insegnante rimase convinta della sua idea! E così, continuarono vessazioni, insulti e offese.

Alla fine della seconda elementare Luca era diventato un bambino triste e insicuro, che si sentiva colpevole di ogni azione negativa che succedeva e chiedeva scusa per ogni cosa che accadeva: mi chiedeva scusa perfino se si rompeva la macchina mentre andavo a prenderlo a scuola. Era terribile! Non rideva più e chiedeva scusa di tutto...

Era così arrivato quasi ad un punto di non ritorno: la sua curiosità, la sua voglia di sapere ed imparare, la sua autostima, ma soprattutto la sua vitalità e serenità erano vicini allo zero. A primavera della sua seconda elementare accadde qualcosa che mi fece capire che era necessario stargli ancora più vicino: lasciai così il mio lavoro, lo mandai a scuola un giorno si e quattro no e io gli "facevo scuola" a casa.

A settembre dello stesso anno cambiammo scuola e Luca iniziò una psicoterapia di gruppo.

Entrambe cominciarono a funzionare fin dall'inizio.

All'uscita dal suo primo giorno nella nuova scuola, un sorriso immenso gli allargava la faccia! Gli occhi si vedevano da lontano per quanto brillavano! Correva, correva verso di me entusiasta ... Il secondo giorno scriveva! Non chissà cosa, qualche parola, ma comunque era un fatto straordinario per lui che per più di un anno era stato completamente bloccato, fino a non essere capace di scrivere più nulla, neanche il suo nome!

Dopo pochi giorni di scuola, il suo primo "pensierino" è stato: "la mia scuola è bellissima, ha uno stagno...."

Luciana: cos'aveva di così speciale questa nuova scuola da provocare un simile cambiamento?

Laura:: per spiegartelo ti racconto cosa è successo il suo primo giorno di scuola.

Arriviamo e cerco le maestre per spiegare un pò la situazione di mio figlio. Scopro così che le insegnanti non sapevano di avere un nuovo bambino nella classe ...anzi due nuovi bambini! E sai quale è stata la loro prima, grande preoccupazione? Che nel cartellone in cui tenevano le foto dei bambini non avevano potuto fare due spazi in più per i nuovi arrivati! Che non avevano potuto preparare un modo "giusto" per accoglierli perché - mi spiegavano! - "per un bambino è importante sentirsi atteso, ben voluto, quando affronta una nuova classe..." e quindi sai cosa hanno fatto? Hanno chiesto e ottenuto che si ritardasse di mezz'ora l'ingresso in classe e in quel frattempo sono andate a prendere, non so dove, il banco per i due bambini nuovi, e una delle due insegnanti è andata a casa a prendere la chitarra per festeggiare ("almeno un pò", come mi disse!) e hanno improvvisato un piccolo rinfresco, canzoni e "festeggiamenti" per accoglierli.

A me, per tranquillizzarmi, dissero che qualunque problema avesse mio figlio, lo avremmo affrontato insieme, e che avremmo avuto un colloquio da lì a poco, dopo averlo "conosciuto" e saputo quindi di cosa parlare.

Quando mi convocarono mi informarono, quasi scusandosi, che non erano preparate ad affrontare le difficoltà di Luca e che avrebbero chiesto aiuto agli specialisti per agire al meglio per lui e per i suoi compagni.

Da lì è iniziata la loro "pretesa": essere informate e aggiornate. Per queste maestre gli incontri con l'equipe territoriale erano preziosi momenti di approfondimento e, il Dirigente Scolastico, si fece carico completamente della situazione, cercando tutti i modi per risolvere il problema: organizzò presso la scuola e fece fare a tutte le insegnanti del suo plesso corsi non solo sulla disgrafia ma su tutti i DSA. Quello che mi colpì di più fu che in questa scuola non c'era indifferenza o evitamento della situazione problematica, al contrario! Le difficoltà che avevamo "portato", venivano vissute come un'occasione per migliorare il loro insegnamento ai bambini!Certo questo è possibile se anche il Dirigente la pensa così. Se invece ha come unico scopo quello di scansarsi di fronte alle difficoltà, come era capitato nell'altra scuola, per quanto ben intezionate e desiderose di fare un percorso... le insegnanti hanno ben poche speranze!

Luciana: condivido pienamente. E quindi, finalmente alle medie! Come è stato questo passaggio?

Laura: sì, finalmente alle medie! Che dire, dalla grande paura di cosa accadrà al sollievo di vederlo cominciare a camminare con le sue gambe...

Da parte mia in quegli anni avevo sviluppato la consapevolezza di quanto fosse delicato mio figlio, di quanto a volte le parole possono ferire profondamente, magari anche aldilà delle intenzioni...e così chiesi un sostegno alle psicologhe dell'equipe che lo seguiva, per essere aiutata. Mio marito ed io facemmo alcuni incontri al termine dei quali ci dissero che il bambino non aveva problemi con la famiglia, e che noi eravamo stati un valido sostegno nei momenti di difficoltà di Luca, e ci spinsero a continuare da soli. Ci dissero che non avevamo bisogno, né io né mio marito, di continuare gli incontri. Non ci potevo credere! Io non mi sentivo per niente sicura di sapere cosa fosse giusto fare ... Non mi ci sento neanche ora veramente ma tant'è! Ognuno di noi ha dovuto camminare con le sue gambe e oggi siamo arrivati fin qui! Anche le medie sono finite e, per di più, con un bellissimo risultato scolastico: senza insegnante di sostegno (dalla 3° elementare non è stato più richiesto) e con un BUONO come voto finale (leggi commento di Luca, ndr).

Arrivato al 1° superiore Luca ha deciso di provare a vincere la borsa di studio con cui andare all'estero a studiare! Inoltre dà ripetizioni a un bambino di 4° elementare, di cui ieri mi ha detto: "com'è difficile fargli capire le cose! Eppure lo sai, mamma, già dopo poche volte riesce a impiegare mezz'ora a fare le cose che prima faceva in due ore!"

Luciana: come concludiamo Laura?

Laura: la strada lunga, tortuosa e, soprattutto, piena di sofferenza che abbiamo fatto, ha portato Luca su un'autostrada! Sicuramente la vecchia strada sarà il suo "asso nella manica" per tutte le difficoltà che incontrerà nella vita perché ha imparato non solo a gestire le emozioni - che non è poco, anzi forse è la prima cosa- ma anche a risolvere con ordine e con calma i problemi risolvibili e ad accettare i propri limiti con serenità e ironia.


*************************** Commento di Luca
Luca ha letto l'intervista alla mamma e ha commentato: -"Si è andata proprio cosi".
Alla domanda "Che effetto può fare su chi la legge?" risponde "Una storia dura ma a lieto fine. Buono".
- "Vuoi aggiungere o correggere qualcosa?"
"No. E' andata proprio così. Potreste però scrivere che ho preso 8 all'esame di 3^ media? BUONO è un voto che si dà alle elementari...."

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OCCHIELLO SUI DSA

Strumenti compensativi

Alcune osservazioni a proposito di strumenti compensativi:

 Non è detto che usando lo strumento compensativo la persona con DSA risolva automaticamente le sue difficoltà.

 Con l'uso dello strumento compensativo aumenta la possibilità di svolgere in autonomia i compiti, studiare, apprendere ma ATTENZIONE: sono solo "mediatori", è necessario impegno e, a volte, allenamento per usarli, sia da parte degli insegnanti che dei ragazzi.

 Come emergerà leggendo gli strumenti elencati, alcuni non sono tecnologici, come ad esempio le tabelle, le mappe, libri e sussidi cartacei; altri sono a bassa tecnologia, come il registratore, la calcolatrice, cambiare la grandezza del carattere o la spaziatura o il colore delle scritte; altri ancora sono ad alta tecnologia, come il computer e i software relativi. La cosa IMPORTANTE da ricordare è che ciò che funziona per un ragazzo non è detto funzioni anche per un altro, mai come in questo caso è fondamentale ascoltare le esigenze del ragazzo, fare insieme per conoscere potenzialità, capacità, limiti, creare affinché lo strumento sia davvero efficace, personalizzare il sussidio e il percorso...

 E' opportuno preparare tutta la classe all'introduzione dello strumento compensativo affinché non diventi un modo per sottolineare differenze invece che integrarle. Come? Per esempio consentendo a tutti di usarli a seconda delle proprie necessità!

 La misure compensative sono veramente efficaci quando il loro uso prevede un reale coinvolgimento negli aspetti educativi e formativi, invece che avere un carattere "dispensativo", cosa di cui, nella maggior parte dei casi, il ragazzo non ha bisogno.

Tabella dei mesi dell'anno
Tabella dell'alfabeto e dei vari caratteri
Tavola pitagorica
Tabella delle misure e delle formule geometriche
Calcolatrice
Registratore
Computer con programmi di videoscrittura, con correttore ortografico e sintesi vocale
Libri digitali
Audiolibri
....e tutto quanto possa favorire l'apprendimento dei ragazzi, nella conoscenza e nel rispetto delle loro esigenze individuali.

Anche oggi un TITOLO INTERESSANTE: l'avvincente libro autobiografico di Giacomo Cutrera, giovanissimo laureato in ingegneria informatica, dal titolo Demone Bianco. Una storia di dislessia, http://www.lulu.com/product/paperback/demone-bianco-una-storia-di-dislessia/2349362

Naturalmente è un libro che si può anche ascoltare

Capitolo I


Potete ascolatare gli altri capitoli direttamente da Youtube all'indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=bhS8BwpUTxA Dott.ssa Luciana D'Agosta, logopedista - Roma

Per saperne di più su Luciana D'Agosta
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 30/11/2012 ore 20:10 da giovanna mirra
Un articolo che dà coraggio a chi è ancora impegnato in questa crescita specialmente psicologica di ragazzi come Luca. Grazie ...delicata, intensa e profondamente vera.
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