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n.64 giugno 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'L'autobiografia cognitiva'  >>>
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L'autobiografia cognitiva
L'esperienza del campo-scuola raccontata dagli alunni
di Rosci Manuela - Didattica Laboratoriale
A conclusione dell'anno scolastico, sia con gli alunni in classe, sia con i molti corsisti dei percorsi di formazione attivati con Giunti Scuola sulla "Didattica per competenze", confermo che la scelta di lavorare per sostenere gli alunni nello "sviluppare competenze" ... funziona!

Non si tratta solo di fare delle belle affermazioni, che in alcuni casi sollecitano qualcuno a dire "ma si è sempre fatto così!". Voglio invece condividere alcune considerazioni circa l'esperienza di un continuo processo di ricerca-azione in classe con gli alunni che sostiene, dal mio punto di vista, la possibilità di attivare davvero una didattica che mira a sviluppare competenze.
Il focus del cambiamento sta nell'atteggiamento mentale: è necessario rompere gli schemi precedenti (vedi l'articolo di Antonia Melchiorre, in questo numero) se vogliamo avere la libertà di riutilizzare diversamente anche quello che di buono è stato fin qui realizzato, e tanti sono i docenti che da anni si "muovono" cercando di mettere al centro dell'interesse dell'azione didattica l'alunno. Ma non l'alunno a cui proporre esperienze positive e interessanti -questo è l'intento della maggior parte dei docenti!- ma progettare un percorso che abbia lo scopo di implementare il sapere e il saper fare acquisito con un sapere agito (competenza), in contesti altri da quello in cui sono state acquisite conoscenze e abilità.
E' necessario quindi partire da quei traguardi di sviluppo delle competenze che sono stati declinate in molti curricoli verticali d'istituto; in assenza ancora di uno strumento completato dalla scuola (diverse le scuole in working in progress), i docenti possono fare riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo (2012). Si tratta di intrecciare e correlare i traguardi, con l'ottica di tracciare delle piste che, più di altre, dovrebbero portare al successo dell'alunno, inteso oggi come conseguimento di competenze per la vita, di cui la scuola si fa carico di sollecitare, monitorare, verificare e valutare.

Ed è proprio la valutazione a diventare un ostacolo al cambiamento di atteggiamento da parte del docente, esperto di una valutazione che deve restituire -così come richiesto fino a ieri- la fotografia il più possibile attenta alla "quantità" di sapere e saper fare dell'alunno, con l'idea di una cultura che deve essere "trasmessa" alle nuove generazioni. Questa attenzione è certamente fondamentale ma va coniugata con una idea di cultura "in trasformazione", con la visione di una scuola che offre l'opportunità di rielaborare il passato alla luce del presente, con lo sguardo al futuro.
Nel percorso di formazione con i docenti le sollecitazioni sono andate nella direzione di sperimentare la costruzione di compiti significativi che offrono l'occasione di osservare l'agito degli alunni mentre trovano soluzioni nuove a problemi non sempre nuovi. La selezione delle EVIDENZE (ciò che può essere osservato) e la loro organizzazione in RUBRICHE di VALUTAZIONE ha permesso di ampliare l'idea di valutazione, e soprattutto la valenza formativa che se ne può trarre. Da questo punto di vista, è scontato il coinvolgimento degli alunni stessi, chiamati a essere protagonisti attivi del loro percorso di formazione.
da blog.goethe.de
da blog.goethe.de

In che modo?
Creando delle occasioni di apprendimento significativo e chiedendo loro di "riflettere su" quanto è capitato e cosa hanno imparato, raccontandosi in una forma narrata.
La narrazione significa

- Far raccontare all'alunno quali sono stati gli aspetti più interessanti per lui e perché,

- Farlo esprimere sulle difficoltà che ha incontrato e in che modo le ha superate,

- Fargli descrivere la successione delle operazioni compiute evidenziando gli errori più frequenti e i possibili miglioramenti

La valutazione attraverso la narrazione assume una funzione riflessiva e metacognitiva nel senso che guida il soggetto ad avere consapevolezza di come avviene l'apprendimento.
Possiamo così parlare di AUTOBIOGRAFIE COGNITIVE.

Naturalmente questa sollecitazione dell'alunno a "leggere e dare senso" alla realtà che va costruendo, completa quella forma di analisi e di monitoraggio (necessaria ai fini della valutazione) che i docenti attivano attraverso le osservazioni sistematiche che permettono di rilevare le operazioni compiute dall'alunno per interpretare al meglio il compito, per coordinare conoscenze e abilità già possedute, per ricercarne altre, qualora necessarie, e per valorizzare risorse esterne (libri, tecnologie, sussidi vari) e interne (impegno, determinazione, collaborazioni dell'insegnante e dei compagni).

Meglio delle descrizioni parlano i prodotti realizzati: per questo di seguito l'Autobiografia sul campo scuola di una alunna di classe IV, in relazione all'esperienza raccontata da Rosanna Zivi su questo numero.

Alcune indicazioni preliminari.
Agli alunni è stata consegnata una scheda con delle domande a cui hanno dovuto rispondere al rientro dal CAMPO SCUOLA, esperienza che rientra nella pianificazione didattica in quanto occasione di apprendimento in situazione (4 giorni di attività organizzate all'esterno dell'aula); l'esperienza ha permesso a noi docenti di fare osservazioni sistematiche che, insieme alle autobiografie cognitive degli alunni, rendono possibile verificare e quindi valutare (in maniera autentica) a maggio le competenze pianificate a settembre scorso.

Le domande per l'autobiografia cognitiva fanno riferimento al lavoro prodotto durante uno dei percorsi di formazione svolti nell'IC di Riano dalla docente Roberta Parisi.
- Che cosa abbiamo fatto
- Cosa mi è piaciuto
- In cosa ho trovato difficoltà
- Cose che vorrei capire o fare meglio
- Cosa ho imparato da questa esperienza
- Cose che già sapevo ma che ora so meglio
- Il mio voto all'esperienza



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Che cosa abbiamo fatto
Io, la mia classe e la 4E abbiamo fatto un campo scuola a Subiaco. Abbiamo alloggiato in una foresteria vicino a Santa Scolastica. È stato un campo scuola di attività e informazione! Quando vado al campo scuola mi sento con i compagni come una vera e propria famiglia e credo che sono fortunata ad avere degli ottimi compagni di scuola!

Cosa mi è piaciuto
Mi è piaciuto come prima cosa (che secondo me supera tutto) il rafting, un'esperienza bellissima, soprattutto le cascate! Non solo questo ma anche orienteering, per aver condiviso con i miei compagni una piccola avventura per Subiaco; l'arrampicata, per aver superato una mia paura e affrontarla fino n fondo; il laboratorio sull'acqua per avere più informazioni sugli insetti, per vedere che insetti vivevano nel fiume; il laboratorio sulla carta, dove abbiamo visto e fatto come si realizzava la carta un tempo; il laghetto di San Benedetto ed il trenino (un avventuroso mezzo di trasporto dove cantavamo allegramente).

L'arrampicata è difficile ma ...
L'arrampicata è difficile ma ...
In cosa ho trovato difficoltà
Ho avuto un po' difficoltà a pagaiare contro la corrente del fiume Aniene ma anche ad arrampicarmi in un'arrampicata alta otto, nove metri, ma poi non ho mollato e ce l'ho fatta! Ho trovato anche difficoltà ad orienteering, a trovare le lanterne. E a camminare a Monte Livata per la sua altitudine.

Cose che vorrei capire o fare meglio
Una cosa che vorrei capire è come orientarmi bene con la bussola e una cosa che vorrei fare meglio è pagaiare durante rafting ed essere più abile ad arrampicarmi ma anche a non fermarmi per una avventurosa passeggiata a Monte Livata.

Cosa ho imparato da questa esperienza
Innanzitutto ho imparato come pagaiare, ho imparato quali insetti si trovano nel fiume, ad arrampicarmi senza fermarmi mai e come ultima cosa, ho imparato dal mio punto di vista che stare insieme significa affrontare le cose insieme, condividendo un'esperienza insieme come una vera e propria famiglia.

Cose che già sapevo ma che ora so meglio
Sapevo di essere una bambina forte, tenace ma dopo aver affrontato un'arrampicata di otto, nove metri mi sento più forte e so che posso fare sempre di più, infatti sapevo che l'arrampicata era un'esperienza meravigliosa ma dopo aver fatto tutti e otto, nove metri, avendo vinto l'arrampicata, la mia vittoria l'avrò sempre dentro di me. Un'altra cosa che oggi so meglio è rafting, prima del campo scuola più o meno sapevo cos'era ma grazie alle maestre che mi hanno fatto fare quest'esperienza, so solo che è una cosa bellissima, forse tra le cose fatte finora con la mia classe tra le più belle.

Il mio voto all'esperienza
Questa esperienza, condivisa con i miei compagni, secondo me Subiaco è diventata un po' nostra, uno spazietto in più nel profondo del nostro cuore. Mi sono molto piaciute le attività proposte dall'associazione Vivere l'Aniene e la storia di San Benedetto, la storia di Subiaco...insomma tutto! Però le stanze erano non tanto pulite e forse frequentavamo troppo quell'associazione! Quindi do un dieci meno.
Firma: A.S.

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Ulteriore punto di vista quello della collega Emanuela Parravani che in questo numero racconta come l'esperienza del campo scuola (lo stesso ovviamente!) abbia rappresentato la sintesi autentica del lavoro svolto in classe, per osservare come il percorso sviluppato durante l'anno con la stesura e lo sviluppo di una Unità di Apprendimento su "Acqua: oro blu da proteggere", abbia permesso agli alunni di utilizzare le acquisizioni in classe (conoscenze) e il loro impiego (abilità) in un contesto reale come "Il laboratorio dell'acqua" realizzato durante il campo scuola, accompagnati anche da altri esperti.

Mi auguro che questo puzzle sull'esperienza del campo scuola (compito significativo), attraverso i tre diversi contributi proposti negli articoli su questo numero, possa offrire l'occasione per affermare che una didattica per competenze non trascura le conoscenze e le abilità (indispensabili!) ma ne esalta il significato e l'utilità tangibile per tutti gli alunni.


di Manuela Rosci,
psicologa e formatrice percorsi formativi "Didattica per competenze", Giunti Scuola e Sysform Learning,
docente scuola "Nino Manfredi", IC Via Casal Bianco, Settecamini - Roma
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 04/06/2017 ore 09:30 da Eugenio Gorrasi
Quando si dice "Si impara anche dagli alunni!" il tuo articolo è un esempio perfetto: l'autobiografia cognitiva dell'alunna è di una ricchezza esemplare; non di meno è la chiarezza con cui espliciti la progettazione dell'unità d'apprendimento per competenze programmata e svolta con la tua classe. Grande esempio di ricerca-azione Grazie :-)
inserito venerdì 27/01/2017 ore 05:46 da Marianna Borea
Mettere al centro l'alunno è senz'altro il punto di forza della didattica per competenze. L'alunno progetta, analizza , si valuta. Dietro tutto questo una maggiore incisività dell'insegnante che prepara, accompagna l'alunno verso il raggiungimento dei traguardi prefissati, alle competenze. È un gioco di squadra ma sicuramente è un mettersi in gioco in prima persona, per tutti, avere il coraggio di fare. In alcuni campi, vedi la musica e le discipline orali, mi sono accorta che è quello che ho sempre fatto con il team di interclasse o anche da sola. L'ultima esperienza: la preparazione per la "Giornata della memoria" , che è diventato il nostro compito significativo (due terze e una quarta, una quinta). Noi docenti abbiamo programmato per competenze, compresa una griglia di valutazione e una rubrica di osservazione. Da lunedì la palla agli alunni e alla loro analisi, commenti, "valutazione"
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