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n.10 febbraio 2011
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L'autovalutazione, la valutazione dei compagni e dell'insegnante:
Un percorso d'obbligo per arrivare all'autostima
di Silveri Paola - Organizzazione Scolastica
Sono molti anni che insegno nella scuola elementare, prima ho lavorato con il sostegno e poi con una classe in qualità di "maestra unica", successivamente in classi a tempo modulare; sono ormai diciotto anni che lavoro al tempo pieno svolgendo l'ambito linguistico antropologico.

Ho una sorella che lavora da molti anni in un liceo scientifico insegnando Lingua e Letteratura Inglese e un po' di anni fa, parlando di alunni, mi diceva che non hanno consapevolezza del loro rendimento e spesso in classe si sentiva dire :"A pressoré perché m'ha messo 'sto voto? Io me meritavo deppiù!"
Ha così cominciato un lavoro di autovalutazione, per rendere più consapevoli gli alunni della loro preparazione e del loro rendimento, dando "un'aggiustatina" alla loro autostima (supervalutazione o sub -valutazione).

Mi è sembrata una buonissima idea, possibile da realizzare anche nella scuola elementare (oggi Primaria), al fine di rendere questo percorso un naturale componente nel processo di apprendimento.
Ho cominciato così fin dalla prima elementare, quando i bambini mi portavano la paginetta scritta sul quaderno, chiedevo: "Come hai lavorato? Ti sei impegnato?Avresti potuto fare di meglio?"
Per la lettura avevo addirittura preparato un cartellone con su scritto: "Mi sono esercitato -(pallino giallo)- Mi sono esercitato poco-(pallino rosso) -Non mi sono esercitato- (pallino nero)". Ogni 10 pallini gialli si aveva una nota di merito sul quaderno; ogni 5 pallini rossi o neri, o misti (rossi e neri) una nota di demerito; tutto regolarmente visionato e firmato dal genitore.

Il lavoro più importante, però, lo sto svolgendo quest'anno, in terza, con le interrogazioni di storia; sto utilizzando, come verifica, l'interrogazione orale: al termine del colloquio, gli alunni formulano la loro valutazione dandosi il voto espresso in numeri (da 4 a 10), successivamente i compagni, per alzata di mano approvano, confermano o ri- valutano indicando il voto meritato; al termine di tutto questo, sono io, l'insegnante, a valutare in modo definitivo, riportando il voto sul registro.
Normalmente all'inizio di questo processo i bambini non sono in grado di valutarsi: c'è chi si sottovaluta e, invece, chi si sopravvaluta. Entrano in gioco moltissimi fattori psicologici, tra cui la considerazione del sé, l'autostima, la timidezza, ma dopo un po' che si lavora in questo senso i bambini imparano ad autovalutarsi e a valutare i compagni, rendendosi conto di quanto hanno dato e se, soprattutto, il risultato ottenuto è buono o migliorabile con un impegno maggiore nello studio.
Dopo un po' di tempo la valutazione dell' insegnante, in questo caso la mia, coincide con quella data dall'alunno e dalla classe, l'alunno è ormai consapevole di sé, del suo risultato, delle sue capacità che può migliorare o "mettere a punto".

Il percorso per arrivare all'autostima è avviato, insieme al percorso della trasparenza del voto importante anche per la famiglia. Quando un alunno sa di aver meritato il voto dato da se stesso, ed eventualmente confermato dalla classe e dall'insegnante, difficilmente, comunicherà ai genitori "Mi ero meritato di più! o " Avevo detto tutto!", ma sarà più consapevole del suo valore e dei hpppp suoi limiti e, quindi, degli "aggiustamenti" da fare nello studio, inoltre in questo modo si eliminerà un processo negativo soprattutto nella scuola primaria: la COMPETIZIONE.
Ognuno è artefice del proprio lavoro, può migliorarsi e pertanto può impegnarsi al massimo per raggiungere l'obiettivo che si è prefisso!

Paola Silveri, Docente CD 107° "Giulio Cesare" - Roma
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