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n. 77 novembre 2017
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L'azienda-scuola: qual è il vero profitto?
La competenza del docente per districarsi tra innovazione e tradizione
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
Nel corso della vita di ogni individuo i "cambiamenti", qualsiasi sfera interessino, generano una mutazione e quasi sempre rappresentano un evento dinamico con effetti positivi. Al cambiamento ci si può opporre o lo si può approvare; gli si può resistere o cedere e favorirlo; lo si può ostacolare o accettare; tutto ciò avviene quasi sempre sulla base ed in risposta ai vissuti, alla cultura di appartenenza, alle abilità raggiunte e alle intenzionalità affettive.
Il cambiamento è sempre parte essenziale di un processo di crescita in cui si procede ponendosi come obiettivo la realizzazione della persona, attraverso la reazione, l'adattamento e la compensazione, con i quali accogliere ogni orientamento verso l'evoluzione e il mutamento¹.
Le istituzioni scolastiche italiane, in poco più di dieci anni, hanno vissuto "modificazioni "continue per rispondere alle esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi. Come una "pioggia di meteoriti", negli anni ci sono cadute dall'alto innovazioni legislative, novità metodologiche, didattiche di vario tipo, tanto da far assumere ad ogni Istituto sempre più una configurazione di tipo aziendale e come tale soggetta a dinamiche di marketing. Si sono aperte le porte a terminologie, strategie, metodologie didattico-educative provenienti da altre nazioni, a Piani di Offerta Formativa sempre più variegati e rispondenti alle richieste di mercato legate alle realtà del territorio e ai condizionamenti socio/culturali interni ed esterni al nostro paese.

"Bisogna dire che la scuola, come specchio del tempi, è una realtà complessa, tanto che di essa, come della chiesa, si deve dire che semper est reformanda. Ai nostri tempi essa subisce l'incalzare di innovazioni e di cambiamenti sempre più veloci, e in certi casi radicali, della cultura e della mentalità. Ma nello stesso tempo, come prodotto della storia, essa è legata alla tradizione, che per eccellenza è custodita nei libri"

Pur non avendo loro fornito preventivamente gli strumenti più idonei o in alcuni casi addirittura necessari, si è lasciato ai docenti il compito di far coesistere in modo funzionale il sistema culturale italiano con quello europeo e non solo, imponendo in tempi brevi il superamento di una più che naturale "resistenza" al cambiamento. Si è alzata, quasi improvvisamente, la richiesta di una competenza sulle discipline insegnate che va oltre la conoscenza specifica ma comprende una formazione sulle nuove tecnologie, conoscenze di psicologia e pedagogia, di legislazione scolastica e glottodidattica nonché abilità nello utilizzo di un estintore o nell'applicazione di tecniche di disostruzione pediatriche o quant'altro.
Usando come paragone la specialità del salto in alto, si è alzata in maniera repentina e oltremisura l'asticella da superare senza aver allenato il saltatore a superarla con passaggi graduali. Tutto questo all'interno di un sistema scuola estremamente variegato e complesso e non solamente a livello organizzativo.
L'Italia è un paese storicamente e culturalmente diverso dalle nazioni che si sono prese ad esempio per i sistemi scolastici. Si parla genericamente, ma concretamente non esiste "la scuola italiana" ma tante scuole, realtà eterogenee che coesistono portandosi dentro le differenze proprie dei territori che rappresentano. Ogni Istituto è un ambiente a sé, ogni regione, ogni singola città o paese ha risorse e realtà molto distanti tra loro. Una sintesi generalizzata e generalizzante, che non tiene conto del condizionamento di tali e tanti fattori, rappresenta la scuola alla stregua di un'azienda anomala, ricca di contraddizioni interne ed esterne.

Il Piano di formazione dei docenti previsto dalla "Buona Scuola" costituisce certamente un'ottima opportunità per accrescere il bagaglio delle competenze di coloro che vivono giorno dopo giorno "la nuova scuola" e sono alle prese con un'utenza che richiede una sempre più rilevante attenzione alla persona. L'utilizzo delle tecnologie in classe, laddove possibile, crea certamente un favorevole ambiente di apprendimento, l'applicazione del metodo CLIL rappresenta una opportunità per gli alunni, eppure tutto ciò può diventare "apparenza" se non supportato da una didattica del fare che sappia coinvolgere la persona, docente/discente, tanto da mettere in gioco ciò che conosce e lo interessa e realizza insieme agli altri.
Mediante la didattica per competenze è possibile mettere concretamente in pratica uno stile di apprendimento/insegnamento che va al di là di quella modalità atta a risolvere gli impegni scolastici per mezzo di esercizi ripetuti in modo meccanico, memonico e inconsapevole ma consente ai ragazzi di fare esperienze significative, con responsabilità e autonomia anche in assenza di grandi risorse materiali. La sua applicabilità è possibile ovunque ci siano docenti disposti a mettersi in gioco con e per i ragazzi e questa è la forza. Certamente la sua attuazione implica la partecipazione dei componenti del team e una tempistica oraria adeguata, e laddove si mantenga una organizzazione oraria discontinua la sua realizzazione risulta difficile.
L'apprendimento cooperativo implicito nella didattica per competenze favorisce l'inclusione e la relazione tra pari, temi importanti nella scuola, eppure assistiamo ancora ad istituzioni scolastiche non predisposte alla sua applicazione. A volte docenti formati e volenterosi sono condizionati da orari frammentati e adeguati a mettere in atto una didattica "frontale" più vicina al nozionismo, per far fronte alla richiesta del "deve sapere" in tempi brevi, nell'ottica della massima produzione e della massima diffusione di un prodotto. Forse dovremmo tornare a riflettere su cosa comporta la corsa al "produttivismo aziendale" attuata in alcune realtà scolastiche, su quanto essa favorisca un silente mantenimento di una struttura organizzativo/didattica nozionistica e burocratica e poco si concili con principi pedagogici che mettono al centro del processo di apprendimento/ insegnamento la persona e ciò che essa può dare a partire dalle sue abilità, potenzialità e disponibilità in armonia tra pensare e agire.

Il "produttivismo", così come applicato, può diventare di per sé una zavorra che di fatto contribuisce a frenare il processo di crescita della persona: un processo che favorisce i sostanziali cambiaMenti di prassi educative e didattiche, fondamentali per una reale quanto obbligata evoluzione del sistema scolastico.

¹Dizionario di pedagogia clinica. Biblioteca per le professioni. Autore, Guido Pesci. Edizioni scientifiche ISFAR;
²Tradizione e innovazione nella riforma della scuola di Mauro Laeng-Studi sulla formazione, 1-2014, pag. 25-31 DOI: 10.13128/Studi_Formaz-15026 ISSN 2036-6981 (online) © Firenze University Press.


Calcagni Maria, docente di scuola primaria e pedagogista clinico, IC "Boville Ernica" (FR)
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