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Numero: 1 -Dicembre 2007 -Anno I-   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 16 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'L'esperienza da collaboratore ... >>>
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L'esperienza da collaboratore del Dirigente Scolastico
Anche un sistema organizzativo ha bisogno di fare esperienza, di provare e riprovare per funzionare
di Mugione Mariella - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Forse è tutto cominciato a causa della mia 500 rossa ferma sulla Salaria, la scuola da raggiungere, il temporale che imperversava e l'ansia del ritardo che incombeva. Non un numero di telefono, né una voce amica da chiamare. Perché sentirsi così? Ci si sente sempre così quando si entra in una situazione nuova, in un ambiente che non si conosce? Penso di sì , hai la sensazione per un verso di essere trasparente, quasi di non esserci, dall'altro di essere al centro dell'attenzione, tutti pronti a sottolineare errori o comportamenti inadeguati.
Perché non cambiare questo stato di cose e come? Come creare un clima disteso, rapporti corretti e aperti, collaborazione tra docenti, tra docenti e segreteria, tra docenti e dirigente?
La sfida, se accettata, richiede di mettersi in gioco, di impegnarsi dal di dentro, di essere come pensi di essere.
Ecco perché anni fa ho accettato l'incarico di collaboratore.
Ho avvertito anch'io la fatica ad esporsi del docente, dell'assumere incarichi comunque di responsabilità e di gestione.
Responsabilità nei confronti del dirigente, dei colleghi, dei collaboratori, dell'utenza.
Cosa ho dovuto affrontare?
Ho dovuto affrontare situazioni di cambiamento di dirigenza, di conduzione, di modalità antitetiche di gestione organizzativa e di ispirazione a modelli didattici.
Cosa , mi sono ripromessa di essere?
Mi sono ripromessa di essere me stessa in ogni momento, di non farmi prendere dal ruolo, di essere una collega che per prima cosa ascolta,che prende in considerazioni bisogni ed esigenze senza commentare o giudicare, una collega che non prende decisioni ma che le discute e le condivide con gli altri. Lo stesso atteggiamento ho cercato di mantenere con collaboratori scolastici, tentando di coinvolgerli e di farli sentire partecipi e in prima linea. Una diplomazia particolare con i genitori che non debbono perdere il loro punto di riferimento che è l'insegnante di classe ma che hanno in me una finestra in più aperta sulla scuola.
Cosa mi sono ripromessa di fare?
Non avevo più progetti da realizzare ma uno solo, quello di creare un clima sereno, collaborativo, dove tutti i soggetti che fanno funzionare una scuola, dall'apertura della porta alla luce spenta serale, si sentissero a casa loro. Non è poco. Sentirsi a casa vuol dire che non devi scappar via, non vai di fretta, non guardi l'orologio per vedere quanto manca al termine, sei lì e sei coinvolto.
Cosa ho raggiunto?
Non penso a ciò che ho dato ma a quanto ho ricevuto in termini personali, professionali e di relazione. Il traguardo raggiunto è la corresponsabilità. Parecchi insegnanti del mio plesso hanno incarichi e responsabilità ben definite, rivestono un ruolo, ognuno rispettando quello dell'altro e venendo in aiuto quando è possibile. Condividiamo metodologie, strategie didattiche e progettualità d'istituto e non solo fra colleghi ma anche con i collaboratori scolastici e i genitori, che mettono a disposizione della scuola le loro capacità e abilità personali.
Con piacere e soddisfazione quest'anno mi sono ritrovata a fare gli ordini del materiale con i collaboratori scolastici, a poter scegliere insieme quale colore, cartoncino o altro sarebbe stato utile. Penso sia una conquista, un tassello che si aggiunge alla realizzazione dell'identità di plesso a cui tanto abbiamo lavorato.
E' tutto fatto?
Assolutamente no, bisogna mantenere alta l'attenzione verso i colleghi nuovi, di prima nomina, che provengono da altre esperienze, essere sempre pronti a venire in aiuto senza ricette preparate ma con la disponibilità ad impastare di nuovo, a provare.
Serve mettersi in gioco?
Assumere incarichi serve per la crescita professionale, aiuta ad avere la visione d'insieme, a saper ragionare sulle priorità, a capire che il docente non è solo in classe o nelle classi ma fa parte di un sistema allargato ed è quel sistema che gli renderà la vita scolastica in discesa o in salita. Quando pensiamo al docente, ci riferiamo agli anni di servizio, alle modalità di conduzione della classe, alla capacità di farsi capire dai ragazzi, alle attività svolte, non che queste non siano importanti ma allarghiamo lo sguardo e cerchiamo di sapere quanto si sia impegnato in gruppi di lavoro con colleghi, in attività e /o rapporti con enti o associazioni, quanto dei rapporti e degli interessi che ha fuori dalla scuola entrano nel suo modo di fare scuola. Entrambi gli aspetti servono affinché ognuno possa nell'ambiente scuola ritrovare la sua dimensione.

Mariella Mugione Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi - Roma

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