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Articolo 'L'Importanza della fisicità ne... >>>
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L'Importanza della fisicità nell'insegnamento
Ecco i trucchi del mestiere...
di Traversetti Marianna - Didattica Laboratoriale

"Essere fisica", "corporea" è una caratteristica che si rivela fondamentale per il mio lavoro con i bambini.
Lo sono naturalmente nella vita, quando gesticolo quasi inconsapevolmente mentre discorro con diverse persone e mi trovo ad esserlo spontaneamente in aula quando conduco la lezione.
Spesse volte, direi sempre, nella comunicazione formale ed informale, utilizzo il linguaggio gestuale per accompagnare e rafforzare le parole che pronuncio ed i concetti che intendo esprimere, per dare loro un significato più complesso e complementare al contesto relazionale in cui sono calata in quel momento.

Mi sono resa conto, nel tempo, che la lettura che ho fatto della mia "corporeità" (è una gran brutta parola, ma rende l'idea) mi ha aiutato a comprendere le situazioni che vivo. Mi spiego meglio: quando parlo rafforzo la parola con le mani, l'espressione facciale, il tono di voce per dare "corpo" al concetto di cui sto discorrendo.
Sono consapevole che per me la voce espressiva e il gesto accompagnatore del lessico è una modalità che utilizzo per facilitare l'interpretazione del messaggio da parte di chi mi ascolta.
Ma questo è ciò che riguarda me, la mia persona.
Tuttavia è anche un aspetto del mio modo di essere che riguarda i miei alunni, sotto molti punti di vista.
Innanzitutto perché il gesto che accompagna la parola permette di chiarirla meglio, di elencare le esemplificazioni del concetto espresso, di veder rappresentate proprio visivamente i significati che esso evoca. Quanto è più facile per gli allievi seguire il "filo del discorso" se i significati molteplici di cui esso è portatore sono "materializzati" e visibili in tempo reale, come quasi si assistesse in diretta ad uno spettacolo teatrale proprio sul tema di cui si sta parlando in classe.
Volete mettere, tanto per citare un esempio, una lezione sull'uso della punteggiatura fatta con la voce e con il corpo, piuttosto che solamente scritta (pedissequamente e tristemente) in un quadernino dedicato alle regole grammaticali?! La punteggiatura non si può insegnare scrivendola!
La punteggiatura, che è uno degli aspetti più difficili su cui rendere edotti i nostri alunni, si capisce solo se la si recita mentre la si utilizza...
Un inciso rimane solo un inciso, così, privo di intonazione e senso se non lo si drammatizza enfatizzandolo; vale a dire, in questo specifico caso, abbassando il tono di voce e dandogli un taglio vocale che sa di "scontato" e sottinteso; magari usando il corpo che si alza e si abbassa in corrispondenza del significato semantico della frase che si sta pronunciando.
E quanto si divertono i bambini a drammatizzare..."punteggiando" con voce, tono e corpo...laddove la fisicità diventa parte integrante del contenuto disciplinare da capire ed imparare!
In secondo luogo, l'uso del corpo nell'insegnamento diventa un aiuto didattico di rimando, poiché vi è innato nel bambino l'istinto dell'emulazione. Infatti, osservando l'insegnante che parla mediante il linguaggio verbale e mimico-gestuale, l'alunno imita con le mani, con il viso, con la voce e ciò, conseguentemente, si pone a lui come autoregolazione della propria comprensione .
Spontaneamente l'allievo si rende conto che anche lui, se parla e si muove, comunica meglio e più chiaramente, rispettando gli elementi essenziali sottesi alla relazione comunicativa.
Sperimentando con tutte le sue percezioni sensoriali e, dunque, mettendo in campo gli occhi per scrutare ed emulare, le orecchie per ascoltare con attenzione e concentrazione, le mani per scoprire, parlare, toccare e conoscere, le corde vocali per esprimersi ed intonare... il bambino comunica, apprende, si rispecchia negli altri.
Non ultimo aspetto rilevante della fisicità nell'atto dell'insegnare è il puro e sano divertimento.
Quanto è bello sentir ridere di gusto i bambini mentre fai la "scema stonata" sottolineando, con il corpo, la voce, il movimento esageratamente marcato, ma ad hoc per la comprensione di quel segmento didattico da trattare! Viene da ridere pure a te, mentre lo fai e... poi si scivola in improbabili battute, scherzi e ...storpiamenti dell'italiano puro e della metodologia didattica in generale.
Ma il risultato è certo: quello che si apprende giocando è quello che rimane per la vita.
Così come, grazie a Dio, è successo a me e così come desidero fortemente che succeda ai miei, a volte piccolissimi, fastidiosissimi ma amatissimi allievi, miei compagni di gioco e di lavoro.

Marianna Traversetti, Docente I.C. Via Perazzi 46, Roma
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