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n. 50 febbraio 2015
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L'importanza della laicità nella Scuola Pubblica
...è possibile fare scuola senza (false) religioni ed ideologie?...
di Presutti Serenella - Oltre a noi...
malala premio nobel 2014
malala premio nobel 2014
Sono passate alcune settimane dall'attentato alla redazione del giornale satirico francese "Charlie Hebdo", e dall'uccisione di 12 persone (quasi tutti redattori e disegnatori della rivista) da parte di un commando terrorista jidaista a Parigi, che si è acceso un fortissimo dibattito internazionale, in Europa e non solo, sull'opportunità o meno di sostenere tout court la libertà di stampa e di espressione, con i diversi linguaggi compreso quello satirico, senza se e senza ma, esprimendo il dissenso verso le diverse appartenenze religiose, anche a costo di suscitare il risentimento di alcuni (che può diventare violento) se non addirittura risultare offensivi e blasfemi. Persino il Papa si è espresso in proposito, sollevando non poche perplessità; non esiste quindi un coro unanime di sostenitori, pur prevalendo l'atteggiamento di chiara condanna verso le soluzioni estreme...a parte purtroppo le reazioni dei jidaisti stessi e dei loro sostenitori nel mondo islamico (vedi le manifestazioni in Pakistan)

I terroristi e autori di queste stragi, questi affiliati jidaisti sono per lo più giovani (non più di 35 anni), nati nei paesi dove sono accaduti i fatti violenti o dove stavano per compierli (vedi le ultime notizie dal Belgio);
hanno colpito e vogliono colpire, secondo le indagini delle varie intelligence internazionali, i paesi dove sono nati, cresciuti, dove hanno frequentato le scuole pubbliche.
E tutti si chiedono perché?Perchè attaccano le società di cui fanno parte?

Il dibattito più acceso si è accentrato (dovremmo forse dire "radicalizzato") sul tema dell'esistenza di un "islam moderato" e di un "islam estremista e violento", e su come sia possibile continuare a convivere tra persone provenienti da culture e da religioni diverse...oppure dichiarare fallito il progetto di questa convivenza.

Altro tema centrale sulla scena internazionale è come difendersi e prevenire attentati e attacchi di questo tipo; l'Europa è nell'occhio del ciclone, nel mirino dei maggiori interessi di questo tipo di terrorismo jidaista, è quindi prioritario l'obiettivo "sicurezza"....l'incolumità è certamente in cima alle preoccupazioni della maggior parte dei cittadini occidentali e dei loro governi.

In questo contesto poco si sente dibattere sul tema " educazione" ed "istruzione"; non apparendo prioritario rispetto all'aspetto sicurezza, può sembrare un elemento di analisi e non di intervento...e in parte è sicuramente così...ma credo che sia urgente, molto urgente, cercare di comprendere, di prevenire e di intervenire in questo ambito, se l'obiettivo comune è quello di tendere all'integrazione e alla convivenza...l'educazione come strumento di pace, contro il buio dell'ignoranza.

Può sembrare ridondante e astratto parlare di educazione ed istruzione mentre si volge lo sguardo sugli scenari foschi, di sangue e violenza che ci arrivano dai paesi in guerra, o dalle scene desolate degli attentati ...scenari d'assenza completa dei dettami minimi di convivenza civile...scenari di morte che non vogliamo si ripetano, per cui difendersi è d'obbligo ma non sufficiente comunque per ricostruire un futuro di pace.

Abbiamo acquisito in molti la consapevolezza che la situazione che stiamo vivendo è molto complessa e complesse le ragioni che l'hanno determinata e la determinano, alcune legate a sorditi motivi e trame di "sporco" guadagno,traffico di armi che alimenta i conflitti, interessi economici e di potere politico....di cui non sempre sono chiare le origini e le responsabilità, che dovremmo smascherare e combattere; ma la maggiore responsabilità (e follia) è continuare a fare le stesse cose ed aspettarsi risultati diversi, come ci diceva A. Einstein.

L'anno 2014, appena passato, ha visto conferire il Nobel per la pace ad una ragazza di solo sedici anni, Malala Yousafzai; la sua storia e il suo coraggio mettono al centro dell'attenzione la "forza della parola", dell'istruzione per tutti come arma contro l'oscurantismo dell'ignoranza e della violenza.
La battaglia della ragione sull'ignoranza, della parola sulla violenza, ha origini lontane e radicate nella storia stessa delle nostre civiltà, una storia costellata di esempi e del ripetersi di "scelte" individuali e collettive, fin dall'antica Grecia ai giorni nostri. E antica è anche la guerra (ciclicamente ripetuta) per l'egemonia tra Occidente ed Oriente; basta rileggere qualche passo dalle "Storie" di Erodoto, della narrazione dei decennali conflitti tra Grecia e Persia, per rinverdire la memoria a riguardo.
Le guerre persiane, la sconfitta dei re orientali...le guerre in nome degli Dei e delle Religioni diverse...le guerre "Sante", le Crociate e la "Santa Inquisizione", fino alle "indulgenze" ottenute per denaro...azioni delittuose perpetrate nei secoli "in nome di Dio".

La nascita dello Stato Sociale, "laico" e fondato sul Diritto, ha indicato l'uscita dalle barbarie e la via per la costruzione di società meno ingiuste e più attente ai bisogni del singolo e della collettività: siamo tutti "figli" di questa conquista, anche se non egualmente interessati a preservarla nel tempo.
Si tratta quindi di questo, di una "scelta".
Scegliere tra Civiltà e Barbarie, tra Stato fondato sui principi di Laicità oppure sul "credo" religioso confessionale e integralista.

La scelta non è quindi tra un "essere e non essere" religioso, ma tra "appartenenze" egualitarie tra cittadini; l'unica via possibile e percorribile per costruire e crescere comunità multietniche, multireligiose ed integrate.

Gli adulti in una società civile devono chiedersi cosa fare per non continuare a radicalizzare i conflitti nelle nuove generazioni, più solitarie ed abbandonate che mai, in uno spazio svuotato della ragione e del rispetto per l'altro, in uno spazio sconfinato fluttuante di tristezza e di odio vissuto da moltissimi giovani nelle nostre città, dal centro alle periferie. Perfino nella stesura dei rapporti dell'intelligence internazionale, prima delle stragi di Parigi, si legge : " le persone felici non sparano", parlando a proposito dell'attenzione raccomandata da porre alle situazioni di marginalità ed esclusione, vissuta da molti giovani abitanti delle banlieue Parigine, come delle altre estreme periferie presenti in tutte le metropoli occidentali.Non basta vivere in questi luoghi deprivati e dimenticati per diventare terroristi, ma certo l'immobilismo dei governi, la crisi e i tagli all'istruzione e alla cultura...non aiutano a rimanere sani ed integri.

Proprio dalla Francia (non a caso) ci arriva un interessante esempio di come impostare un'educazione "laica" fin da piccoli; il prof. Tullio De Mauro, in un suo articolo apparso sulla rivista "Internazionale" ci riporta l'esempio illuminante dei "Piccoli laici crescono", che riporto qui di seguito con alcuni stralci :

I poveri non hanno voglia di lavorare, perciò sono poveri. Chi lavora non è povero. I bambini poveri a scuola vanno peggio degli altri. Ecco alcune convinzioni circolanti tra bambine e bambini in Francia, e non solo. Un libretto di testi e fumetti, Stop aux idées fausses sur la pauvreté, mette a disposizione le informazioni che smentiscono questi luoghi comuni e aiutano a capire la realtà sociale. Lo ha messo ora in rete la Bibliothèque pédagogique di Royan, che produce, raccoglie e diffonde materiali per i diversi livelli scolastici sotto il titolo d'insieme Moi et les autres. L'obiettivo è delineare e sostenere percorsi educativi che concretino le idee della Charte de la laïcité à l'école lanciata più d'un anno fa dal ministro dell'istruzione Vincent Peillon.
Quindici regole generali definiscono cos'è una educazione laica. All'origine c'erano state le controversie su permesso o divieto del velo in classe per le alunne musulmane, ma la carta colloca la questione in un orizzonte assai più ampio. In esso, tra altre, si colloca anche la regola del non imporre o proporre nella vita scolastica simboli di una particolare credenza religiosa. La finalità voleva essere ed è orientare insegnanti e alunni verso un'educazione alla tolleranza e all'attiva convivenza culturale e sociale.
I materiali di Moi et les autres si offrono a insegnanti e genitori e agli stessi alunni per compiere questo cammino uscendo dalle secche delle intolleranze clericali e anticlericali.
( l'articolo è apparso il 16 gennaio '15 su "Internazionale"- le sottolineature sono le mie)

Nell'articolo si parla di una una "Carta della laicità", che porto all'attenzione di chi legge per riflettere e rielaborare e per (soprattutto) dibattere insieme "come" fare "...per compiere questo cammino uscendo dalle secche delle intolleranze clericali e anticlericali..."

Per un "nuovo" inizio...e non per un "vecchio" finale.

Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L'istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L'istruzione potrà salvare il mondo.
(Malala Yousafzai- Discorso all'ONU- 2014)

Serenella Presutti
Psicopedagogista e Counsellor


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