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n 68 dicembre 2016
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Articolo 'L'insegnante di sostegno'  >>>
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L'insegnante di sostegno
Alla ricerca di una nuova funzione
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Il 15 novembre scorso si è tenuta, a Roma, presso la Fondazione Besso, la GIORNATA NAZIONALE DI STUDIO E LAVORO organizzata dal CTS IPSSS "Edmondo De Amicis‟, dal Dipartimento Scuola di FIABA Onlus e dalla Fondazione Besso sulla "Legge Delega sull'Inclusione Scolastica: stato dell'arte e proposte". I dieci temi affrontati dai relativi gruppi di lavoro
Legge delega inclusione eformazione

sono stati raccolti in un documento che chiarisce gli scopi che hanno animato l‟Assemblea dei 100".
Lavori conclusivi

tratta dal sito www.fiaba.org
tratta dal sito www.fiaba.org
Duro e articolato è stato il lavoro di organizzazione e di preparazione dei materiali di approfondimento visionati da tutti i partecipanti.
Tutto era partito, e da lì si è sviluppato, dalla domanda rivolta al dott. Faraone dalla professoressa Fernanda Fazio, a cui è stata collegata una petizione sui temi aperti della disabilità, proprio in prossimità della convocazione dell'Osservatorio Nazionale(vedi allegato).

Su questi temi si è inserita la tenacia del professore Nicola Striano, coordinatore del CTS "De Amicis", che, per tutto lo scorso anno, ha promosso e sostenuto iniziative e ricerche sulla "questione del futuro dell'insegnante di sostegno" anche al nostro piccolo gruppo GLII di "volontari a confronto".
Il convegno si è poi concretizzato e realizzato con il coinvolgimento organizzativo del comparto scuola di FIABA, coordinato dalla dottoressa Rosaria Brocato.

È fondamentale che in questo periodo di elaborazione di una nuova legge sull'inclusione se ne estenda una riflessione quanto più partecipata possibile e questo convegno è stato ed è tuttora una valida occasione di confronto e partecipazione.
È proprio quello che stanno cercando di concretizzare gli organizzatori.
Tutti i partecipanti si augurano di mantenere una sorta di cenacolo virtuale per poter continuare un discorso appena iniziato in questa fase di incontro, di riconoscimento reciproco e di desiderio di un percorso comune. C'è chi ha proposto di "diventare una sorta di "nucleo sentinella" sui cambiamenti proposti alla scuola, chi vorrebbe una piattaforma su cui incontrarci ed aggiornarci" (Fernanda Fazio).
E' il segnale del successo dell'iniziativa.

La funzione dell'insegnante di sostegno è un argomento complesso con tantissimi risvolti, da quelli valoriali a quelli economici.
Una delle questioni che stanno "sotto" la funzione attuale e futura dell'insegnante di sostegno è la valutazione dello stato dell'arte dei percorsi di inclusione delle scuole italiane, che si aggiunge al campo difficile della valutazione dell'intero sistema scolastico, docenti compresi.
La complessità del sistema, che non produce "prodotti" misurabili se non per aspetti parziali, ma "relazioni" apprezzabili per lo più con articolati processi di rilevazione di qualità, tiene questa importante questione ancora aperta.
Una modalità di valutazione si sta già attuando nel RAV, lo strumento attraverso il quale le scuole si autointerrogano e, con riferimento ad indicatori forniti dal ministero, si autovalutano e collocano il loro operato tra i diversi livelli proposti.
Già questa sarebbe un' interessante analisi da effettuare per capire il grado di soddisfazione degli insegnanti e leggere le motivazioni che hanno apportato al loro operato.
Un'altra questione in fieri e molto dibattuta nel convegno è la formazione sulla didattica inclusiva, che dovrebbe essere approfondita e diffusa a tutti gli insegnanti, sia nei corsi di studio universitari che durante il servizio.
A questo proposito preferisco riferirmi alla "didattica inclusiva" usando il singolare, perché, al di là dei vari metodi che si possono impiegare per promuovere inclusione, rappresenta il cambiamento culturale che si deve promuovere e verificare.
Sembra oggi condiviso che l'azione educativa e didattica di ciascun insegnante debba essere rivolta a tutti gli alunni, o meglio a ogni singolo alunno, nel campo allargato del sistema classe e scuola.
E allora l'insegnante di sostegno quale ruolo gioca?

Penso che sia proprio questa l'ellisse nella quale orbitiamo e dalla quale dobbiamo uscire per trovare risposte adeguate alla domanda posta.
L'ellisse che contiene due fuochi opposti: quello della disabilità e quello dell'inclusione.
Se si pone il focus sulla disabilità prevarrà l'aspetto più specialistico, quello che prevede una preparazione specifica sulle diverse tipologie, che tiene aperta la diatriba sull'assegnazione di un monte ore in base alla gravità. È la parte che viene più sostenuta dalle associazioni di persone con disabilià.
Se si pone il focus sull'inclusione sarà necessario prevedere un altro tipo di formazione, meno specifica sulla patologia e più centrata sulla formazione del gruppo, sulle metologie di empowerment, di leadership, sulle competenze comunicativo-relazionali. Questo tipo di formazione però sembra ancora aleggiare in un limbo, come anche il modello biopsicosociale dell'ICF, promosso dalle Linee Guida, ormai del 2009, ma pochissimo utilizzato sia in campo sanitario che scolastico.

E' da 27 anni di insegnamento in questo ruolo, da quando ci sono finita forzatamente sino ad oggi, che difendo il mio lavoro, costantemente costruito con studio, ricerca e passione e ho sempre dovuto fronteggiare una situazione di precarietà: dubbi e perplessità sul tipo di compiti da svolgere, sulle persone a cui dedicare sostegno, insieme a negazioni e differenze rispetto ai miei colleghi, vedi per esempio impedimenti all'accesso al part time, la mancanza di una classe di concorso (solo per citare quisquiglie). Tutto ciò ha costellato e affaticato il mio essere insegnante.
In più, ogni nuovo governo, con tagli e provvedimenti sulla scuola, prevedeva l'incudine della riduzione se non l'abolizione degli insegnanti di sostegno.
Questa ulteriore fase di "sospensione", inserita nell'attuale processo di trasformazione della scuola, e probabilmente proprio lo studio, la ricerca e la passione hanno caratterizzato il mio percorso lavorativo, hanno segnato per me un grande cambiamento: il passaggio da una situazione di incertezza continua, di paura e di perdita, alla consapevolezza della necessità di trasformazione del mio lavoro, all'idea di una funzione docente in costante evoluzione.
Specialmente nel nostro campo, ancor più che in quello disciplinare, noi insegnanti di sostegno non possiamo assolutamente immaginare una situazione statica e immutabile che ci consenta di conservare "le nostre posizioni" ma dobbiamo, per primi, essere ideatori e promotori di cambiamento nei nostri contesti e nelle nostre realtà.
Per quanto riguarda questa nuova futura legge, non ci resta che sperare in menti illuminate che la sappiano declinare in modo che si prospetti e si attui un reale cambiamento di senso in termini evolutivi.


Patrizia Ruggero, docente di sostegno e formatrice, I.C. "Belforte del Chienti", Roma
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