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n.21 marzo 2012
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L'integrazione è di tutti, è un gioco di squadra!
Questo slogan mi piace!
di Caruso Giovanna - Dedicato a te

E' un invito a riflettere su un importante e basilare obiettivo del nostro lavoro.
L'adulto se vuole riesce, ha tante strategie da mettere in atto, deve solo decidere di impegnarsi in questo.
Non è facile riuscire a mettere da parte tutti quegli "influssi negativi" che arrivano da "ogni parte", (famiglia, istituzione scuola, ecc..).
Occorre decidere che il "nostro" lavoro fa parte della nostra vita, del nostro tempo, e come tale è importante, va vissuto al meglio.
E cosa c'è di meglio di sentirsi utili nel riuscire a raggiungere degli obiettivi?

L'insegnante cresce con l'alunno, impara da lui, dai suoi bisogni prende le direttive per tracciare un percorso formativo.
Ogni alunno è un alunno da integrare perché ogni alunno è un individuo a sé.
L'esperienza ci insegna che anche l'alunno che didatticamente riesce meglio ha qualche fragilità e questa va compresa e aiutata.
E' determinante entrare in empatia con l'alunno, ecco perché è importante la continuità e il tempo della scuola.

La scuola deve creare un tempo e uno spazio di benessere per tutti gli alunni, soprattutto per quelli più "fragili", e oggi tutti hanno delle fragilità, delle carenze affettive, sociali....

L'integrazione scolastica secondo me va intesa come integrazione di tutti gli alunni in un gruppo coeso, che si sostiene per un senso di "appartenenza", e proprio in nome di quella appartenenza, individualmente si sente più forte.
L' adulto insegnante, guidato dalla propria esperienza, deve captare i bisogni di ognuno, le difficoltà di ognuno e tirar fuori, a volte istintivamente, nuove strategie affinché nel gruppo integrato ognuno sente di avere un ruolo importante e di dare un contributo originale.

Nel momento di necessità, l'insegnante sa diventare creativo.
Una delle chiavi sta nell'instaurare un vero rapporto con ogni alunno, dunque conoscersi e stimarsi, riuscire ad entrare delicatamente nell'interiorità dell'alunno per comprendere i suoi veri bisogni, per aiutarlo ad integrarsi. Una ricerca continua che dura per tutta la vita professionale.

Giovanna Caruso, docente, 115° CD "A. Mauri" - Roma
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