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Numero: 2-ottobre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 23 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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L'integrazione nella Scuola Italiana
Cronaca di una morte annunciata?
di Presutti Serenella - Integrazione Scolastica
In questo ultimo mese abbiamo assistito a molte rappresentazioni dello stesso dramma: l'attacco diretto e costante alla Scuola Pubblica sotto forma di piano di razionalizzazione del Sistema Scolastico.
Gli annunciati tagli stanno trovando la loro "calendarizzazione" e il modello di istruzione italiano rischia di arrivare all'appuntamento di "Lisbona 2010" molto più che cambiato, sicuramente impoverito e ridotto, ma con molte probabilità, se non si modificherà minimamente l'iter degli annunciati interventi ministeriali, sarà per quel tempo morto e sotterrato.

Lo sguardo più attento e le maggiori preoccupazioni sulla modifica radicale del Sistema scolastico italiano si dovrebbero orientare sui suoi aspetti più delicati, come quello dell'integrazione scolastica.
Molti addetti ai lavori (soprattutto quelli meno giovani) ricorderanno il percorso che ha portato all'approvazione della L.517/77 nel nostro paese, come dell'introduzione della L.104/'92.
Negli ultimi trenta anni circa, che vanno dai'70 ai '90, si è indubbiamente consolidata l'ossatura dei Sistemi scolastici moderni, che in Europa, nel confronto con la Ricerca scientica statunitense in particolare, si riuscì ad esprimere con percorsi personalizzati e contestualizzati nella realtà dei diversi bisogni educativi. Con l'inserimento degli alunni con diversa abilità nelle scuole di ogni ordine e grado (allora alunni H) si è scritta la pagina più significativa per lo sviluppo del nostro Sistema di Istruzione, soprattutto con l'accellerazione dei tempi di conquista dei traguardi nella dimensione della Didattica e del suo modello psicopedagogico.
Si è affermata l'idea, fondamentale e imprescindibile per una scuola che si ritenga democratica, che la capacità di accogliere il diverso, sia questi un disabile piuttosto che uno straniero, sia il punto di partenza e di arrivo per una politica scolastica dell'inclusione, fondata sulla pluralità degli interventi e la loro integrazione: basti pensare alla multidimensionalità espressa dall'istituto dei GLH, per esempio.
Non credo che nessuna civiltà moderna possa, allo stato attuale, ignorare la centralità di questo problema per uno sviluppo non conflittuale delle nostre società.
La complessità che deriva dai processi economici della globalizzazione investe a tutto campo anche la Scuola che, mai come in questo momento storico, ha bisogno di investimenti, economici, sociali e culturali per esprimere capacità di risposte adeguate per lo sviluppo di politiche dell'integrazione e dell'inclusione e la prevenzione dei conflitti.
In questa delicata fase per l'Occidente, quando i nostri sistemi sociali tutti esprimono gli aspetti inquietanti di una crisi sempre più globale, il nostro Paese non ha dimostrato di coglierne la gravità; quando tutti i governi Europei hanno risposto da tempo scegliendo di investire sui Sistemi di Istruzione per lo sviluppo sociale futuro (al primo punto nell'Agenda politica del primo "Governo Blair" in Inghilterra), i nostri politici da tempo invece hanno iniziato a disinvestire, dichiarando dapprima la necessità, di certo innegabile, di razionalizzare e ottimizzare le risorse esistenti, fino ad arrivare alla pianificazione del drastico taglio finale, anche se il rischio fosse quello di "buttare il bambino con l'acqua sporca", cioè vale a dire tagliamo i costi ma anche i benefici.

Le recenti dimissioni di figure prestigiose a livello internazionale e competenti come il Prof. Canevaro e il Prof. Ianes dall'Osservatorio per l'Integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione (vedi allegato) sono, a mio avviso, alquanto emblematiche di quanto affermato in queste poche righe.
La pedagogia "costa" e costa anche molto: per rispondere ai bisogni educativi "speciali", quali sono i bisogni di tutti certamente, ma ancora di più per rispondere ad alcuni "più speciali" di altri, il Sistema scolastico necessita di risorse potenziate: strumenti didattici articolati ed appropriati, docenti specializzati, tempi "lunghi" dell'educazione e del curricolo, partecipazione interistituzionale per l'attivazione di strategie rafforzate e costanti nei tempi di risposta ai soggetti in difficoltà.

Niente di tutto questo potremmo prefigurarci come possibile a "costo zero" come ci suggerisce la soluzione Gelmini.
Nella Scuola Italiana si spende molto di più per l'integrazione rispetto ad altri Paesi Europei: verissimo! Ma gli altri Sistemi per l'integrazione partecipano in modo interistituzionale alla spesa, in un concorso di Welfare tra Politiche dell'Istruzione e Politiche Sociali (vedi l'esempio francese). La crisi economica che stiamo attraversando presenta dimensioni mondiali, ma il mondo per sopravvivere non può scegliere di rinunciare alle uniche armi che ha per non soccombere sotto i colpi della paura e dell'ignoranza e con la negazione dei diritti dei suoi cittadini più deboli: l'inclusione e l'ampliamento degli suoi orizzonti di conoscenza.

L'attuale politica scolastica del nostro paese non sembra corrispondere agli obiettivi Europei (vedi allegato "Documento di lavoro della Commissione Le scuole per il XXI secolo); dovremmo decidere se la Scuola Italiana potrà raccogliere la sfida con gli altri sistemi di Istruzione oppure se si opererà nel futuro con lo sguardo rivolto all'indietro, con pericolose azioni di restaurazione travestite da " obiettivo di efficienza".

Serenella Presutti Psicopedagogista/Dirigente scolastico del 143° C.D. "Spinaceto" di Roma

Allegati:
"Documento di lavoro dei Servizi della Commissione Le scuole per il XXI secolo" - Commissione delle Comunità Europee - Bruxelles, 11.07.'07-
"Lettera dimissioni Canevaro- Ianes dall'Osservatorio per l'Integrazione scolastica del MPI" - 4 ottobre'08
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