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n.41 marzo 2014
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L'intervista a Maria Luisa Bigiaretti
L'Italia è cambiata ma i principi educativi sono gli stessi
di Ansuini Cristina - L'intervista
Romana, maestra di scuola elementare, esperta in didattica della lingua, della matematica, delle attività grafico-pittoriche, burattinaia e animatrice del teatro dei ragazzi.
Nel 2006 è uscito il suo libro autobiografico "La scuola anti trantran", Nuove Edizioni Romane, nel quale racconta la sua straordinaria avventura di educatrice.
La nostra collega Cristina Ansuini, sua discepola e amica, l'ha intervistata per noi.


Cominciamo parlando un po' di te, di come hai iniziato.
"Ho avuto la prima nomina annuale nel 1946.
Ricordo che ottenni l'incarico in una scuola di Genzano: era una vera avventura raggiungerla! I mezzi erano praticamente di fortuna e c'erano intorno, ancora ben vive, le tracce della guerra appena conclusa: strade dissestate, ponti bombardati, case distrutte.
Il primo impatto fu drammatico: 44 bambini, tutti maschi, stipati in una piccola aula, che piangevano perché era la prima volta che entravano in una scuola ed erano terrorizzati.
Non sapevo cosa fare, così ho iniziato a guardarmi intorno, e cercare di cogliere spunti e suggerimenti. Ma quello che vedevo non mi piaceva: la scuola era più simile a una caserma che a un ambiente educativo; all'uscita i bambini "esplodevano" come uccelli chiusi in gabbia!
Decisi allora che la mia scuola non sarebbe mai stata una gabbia, ma il posto dove i bambini potessero imparare con serenità, facendo le cose che più potevano piacere loro."


Come è nata la tua avventura nell'MCE (Movimento di Cooperazione Educativa)?
"Iniziai a cercare tutto quello che poteva farmi realizzare la scuola che volevo. Fu così che incontrai il professor Tamagnini, un fautore ed un promotore delle tecniche di Freinet, e con lui ed un piccolo gruppo di insegnanti nel 1951 fondammo la CTS (Cooperativa della Tipografia a Scuola); la nostra idea era fondare una nuova scuola, un nuovo modello di scuola che corrispondesse alle nostre modalità di lavoro con i bambini."

E l'incontro con Mario Lodi?
"Con la CTS, che intanto si era allargata, organizzavamo ogni anno un incontro agli inizi di novembre. Quell'anno, era il 1956, decidemmo di andare a S.Marino.
C'erano molte facce nuove e tra queste ne spiccava una in particolare, proprio quella di Mario Lodi che esordì dicendo: "Ho sentito parlare di maestri folli che vogliono cambiare la scuola ed eccomi qui!"
Tutte noi ci innamorammo all'istante di lui e del suo modo di parlare semplice, pacato, chiaro.
Disse subito che si riconosceva in noi e che ci appoggiava in pieno: era stanco di essere circondato da scuole-caserma, fatte apposta per neutralizzare il bambino come essere pensante.
Furono giorni di lavoro frenetico e bellissimo, dove al centro c'era la forza della condivisione, della cooperazione, dello scambio.
Durante il congresso di S. Marino decidemmo di sciogliere la CST e di dare vita all'MCE, non certo per rinnegare le tecniche di Freinet, ma per mettere l'accento sullo spirito cooperativo che rappresentava il motivo dominante e l'anima di tutto il Movimento."


Come proseguì la vostra collaborazione?
In pochi mesi Mario diventò il leader dell'MCE! Introdusse la tipografia nella sua scuola e iniziò a pubblicare Pagine di diario, un giornalino nel quale raccontava le sue esperienze con i bambini: quante idee, quante sollecitazioni per tutti noi!
Ma il "pezzo forte" fu la formazione del Gruppo Nazionale della Prima! Nel 1964 ci rendemmo conto che ben 10 di noi quell'anno avevano una classe prima e insieme decidemmo di scambiarci idee e impressioni compilando una relazione mensile sulle cose che andavamo facendo.
Fu un'esperienza davvero entusiasmante!! Imparai un sacco di cose! Anche se non nego che scrivere una relazione al mese, in 10 copie, con carta carbone e macchina da scrivere non fu certo uno scherzo!!"




Dopo la prima l'esperienza continuò?
"Purtroppo no, anche perché molti di noi erano incaricati annuali e l'anno successivo non ebbero la stessa classe. Però continuò la nostra corrispondenza: ci inviamo i giornalini che stampavamo in classe e ci confrontavamo sulle cose che facevamo.
Io lavoravo molto con il teatro, le tecniche pittoriche e adoravo la matematica, Mario basava molto della sua attività sull'educazione democratica, le discussioni con i bambini, la scrittura (il testo libero!), l'arte, l'osservazione della natura. Da lui ho preso moltissimo e spero che anche lui abbia preso qualcosa dai miei lavori!"


Ci sono stati incontri che hanno segnato il percorso di Mario Lodi o che hanno dato il via a esperienza nuove?
"Sicuramente l'incontro con Don Lorenzo Milani, al quale si è ispirato moltissimo, è stato determinante per Mario.
Poi Gianni Rodari, Bruno Ciari... Con questi ultimi lavorammo insieme, negli anni '70, al progetto dei Quindici, o meglio alla versione italiana dell'enciclopedia statunitense Childcraft, (le cui prime edizioni risalivano agli anni trenta).
Fu un'esperienza bellissima ed entusiasmante, che ci consentì di lavorare in un contesto diverso da nostro, ma comunque molto stimolante.
Un altro bel momento di incontro fu quello in cui ci ritrovammo per la riscrittura dei bei programmi dell'85 in una commissione presieduta dal Prof. Laeng. La premessa di quei programmi mi sembra ancora oggi molto valida ed è di una bellezza assoluta."


Ci parli del tuo rapporto con Gianni Rodari?
Ho conosciuto Gianni Rodari negli anni Cinquanta, in occasione dei convegni nazionali dell'MCE, ai quali partecipava assiduamente come giornalista, interessandosi ai problemi della scuola e soprattutto alle nostre ricerche relative all'elaborazione di una pedagogia popolare, completamente nuova ed alternativa rispetto a quella trasmissiva della scuola tradizionale.
Era una gioia lavorare con lui, metteva un grande entusiasmo in tutto ciò che faceva! Lo sentivamo amico e vedevamo in lui l'educatore, più che il giornalista-scrittore, che aveva a cuore le nostre istanze e che ci incoraggiava a portare avanti le nostre idee, in vista di una rivoluzione allegra e silenziosa che avrebbe riformato la scuola e quindi la società di domani.
Nel 1962 "apparve" nella mia classe e...fu subito festa! Stabilì immediatamente un rapporto fantastico con i bambini, che si divertirono un mondo con i suoi giochi di parole, le sue storie fantastiche, la sua irrefrenabile allegria.
Insieme ai bambini del Trullo (un quartiere periferico di Roma dove ha insegnato per più di quaranta anni, n.d.r.), scrisse "La torta in cielo": vederlo lavorare fu per me un'esperienza davvero straordinaria, imparai tantissimo e cercai in tutti i modi di seguire i suoi insegnamenti sia nelle tecniche da adottare che nel modo di rapportarmi ai bambini.
Anche dopo il completamento della stesura del libro, continuò una fitta corrispondenza tra lui e i bambini: volevano farlo partecipe di tutte le cose che facevamo in classe.
Io stessa non smisi mai di seguirlo, di leggere i suoi libri, di chiedergli consiglio...purtroppo è mancato troppo presto, ma i suoi spunti creativi, la sua verve, le sue filastrocche fanno sempre parte di quel bagaglio di preziosità che porto sempre con me.


Hai visto il film sulla vita del maestro Alberto Manzi? Che ne pensi? Te lo ha ricordato?
Mi è piaciuto moltissimo!! È stato raccontato benissimo e me lo ha ricordato in modo molto vivido!
Ci siamo incontrati quando lavoravo nella scuola "Due ponti", prima che io approdassi al Trullo. Mi ha subito colpito sia per lo stile innovativo del suo insegnamento, sia per l'approccio che aveva nei confronti delle regole scolastiche: se riteneva che qualcosa, come un regolamento, una circolare..., non fosse giusta, non c'era verso di fargliela digerire e combatteva strenuamente per le sue idee, anche a costo di richiami e sanzioni.
Sapeva rapportarsi con i bambini in un modo unico, tutti lo adoravano: riusciva a conquistarsi la loro fiducia e otteneva l'impensabile anche dai casi più difficili.
Aveva una passione per le scienze e faceva spesso esperimenti in classe: conosceva tutti gli animali e le loro caratteristiche e stimolava i bambini all'osservazione e allo studio non banale della realtà.
Era un oratore fantastico, durante le riunioni lo ascoltavamo affascinati e traevamo sempre qualche insegnamento da lui: non mi stupì per nulla che lo scelsero per la trasmissione televisiva
"Non è mai troppo tardi"!

Per concludere ti chiedo, dove va la scuola oggi? Cosa si può prendere oggi da maestri come te e Mario Lodi?
"Da quello che sento, vedo e leggo, da tutte le difficoltà che attraversa la scuola di oggi, credo che ci sia ancora molto da imparare da Mario, ma anche da Alberto Manzi, che è stato un altro grande! È vero, l'Italia è cambiata, la società non è più quella in cui siamo cresciuti e abbiamo iniziato ad insegnare noi, ma i principi educativi sono gli stessi, come anche i valori da trasmettere.
Se l'organizzazione delle classi è diversa, possiamo ancora prendere spunto dalle osservazioni, dalle letture, dalle tecniche di questi grandi maestri, magari attualizzandole: oggi ci sono strumenti che noi neanche ci sognavamo!! Se avessi avuto io il computer e la LIM in classe!!
La cosa che forse occorre recuperare maggiormente è l'entusiasmo che ci contraddistingueva e ci portava ad imbarcarci in avventure straordinarie e che oggi sembra soffocato da problemi enormi, spesso esterni al lavoro in classe con i bambini.
L'augurio che mi sento di fare a tutti i maestri e le maestre di oggi è di recuperare quell'entusiasmo e quella voglia di confronto che c'era tra noi: questo è un bel modo di proseguire il lavoro di Mario Lodi."






Il tram è pericoloso, ma il TRANTRAN
è più pericoloso ancora.
Il tram può spezzare una gamba,
ma il trantran può uccidere il pensiero.
Non è peggio?
Gianni Rodari



Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma

Il sito di Maria Luisa Bigiaretti http://www.marialuisabigiaretti.it
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