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n.4 giugno 2010
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Articolo 'L'iperattività a scuola'  >>>
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L'iperattività a scuola
Il senso di frustrazione dell'adulto
di D'Angiò Giovanni - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
Quando si parla di iperattività o di ipercinesia infantile in psicopatologia, si fa riferimento ad un disturbo neurobiologico a carico della corteccia pre-frontale e dei nuclei della base, ovvero strutture sottocorticali coinvolte nel controllo del movimento. È stata dimostrata l'ereditarietà del disturbo di iperattività, per cui se si va ad indagare ci sarà qualche componente della famiglia che ha avuto lo stesso disagio.

Non è quindi sufficiente trovarsi dinanzi a un bambino vivace per diagnosticare un disturbo di iperattività. Il disturbo viene diagnosticato principalmente intorno ai sette anni, età in cui il bambino è scolarizzato, infatti, è principalmente a scuola che il disagio trova terreno fertile per venire fuori. Deve essere chiaro, però, che l'iperattività non è un disturbo che sopraggiunge improvvisamente, pertanto un bambino che è sempre stato tranquillo non diventa improvvisamente ipercinetico, ma si manifesta in maniera latente fin dai primi mesi di vita attraverso manifestazioni di irrequietezza e con difficoltà nella regolazione dell'aurosal.

L'iperattività è, quindi, l'eccessivo o inappropriato livello di attività motoria o verbale. I bambini con ipercinesi non riescono a stare seduti, parlano troppo e in maniera caotica, disturbano e rumoreggiano, sembrano instancabili e hanno grosse difficoltà per ciò che riguarda il sonno. I bambini iperattivi possono essere descritti come fragili e inadeguati, vivono un forte senso di solitudine causato proprio dal loro disagio.
I bambini affetti da iperattività manifestano difficoltà di inserimento nel gruppo dei pari, proiettano all'esterno il malessere interiore tradotto come aggressività e frustrazione, la loro principale modalità di difesa diviene lo scontro contro l'ambiente esterno, il mondo dei pari ed il mondo adulto.

La gran parte dei bambini iperattivi sono affetti da turbe dell'attenzione, non hanno la stessa tenuta per ciò che riguarda l'attenzione rispetto ad un coetaneo, la scarsa attenzione porta questi bambini a non sentirsi neanche appagati nelle ore di gioco in quanto anche in quel caso hanno sei problemi ad appassionarsi e a mantenere un'attività ludica per un tempo sufficiente. A scuola sono costantemente distratti, disturbano i compagni e le insegnanti durante lo svolgimento delle lezioni proprio a causa della loro incontrollata attività, questi bambini trovano difficile esercitare un controllo consapevole sul proprio comportamento, non devono però essere additati come poco volonterosi o "cattivi".
Il bambino si confronta, infatti, costantemente con una immagine di sé al quanto negativa, si sente dichiare molto spesso "cattivo", il più delle volte se ne convince mettendo in atto comportamenti provocatori verso gli adulti e aggressivi verso i compagni, tutto ciò lo fa sentire libero dal senso di frustrazione e distruttivo verso l'ambiente che non lo sa accogliere.

Genitori e Insegnanti spesso provano senso di frustrazione e impotenza, sentono l'incapacità di controllare e gestire il piccolo, che sembra voler sfuggire da regole e indicazioni di ogni genere.
È necessario che sia i genitori sia gli insegnanti si avvalgano di una consulenza con uno specialista che provvederà a dare giuste indicazioni per svolgere al meglio i ruoli di genitori e quello di educatori. Per quanto riguarda il bambino è opportuna una terapia comportamentale attraverso cui il piccolo possa imparare a lavorare e gestire le proprie emozioni, mettendo in pratica strategie di autocontrollo. L'obiettivo è mettere il bambino in una condizione di maggiore benessere e tranquilla che possa motivarlo a svolgere una vita più vicina ai coetanei all'insegna della serenità.
Alcune indicazioni per genitori e insegnanti possono essere:

? Cercare di mantenere una certa calma, affrontare il disturbo del bambino con razionalità evitando comportamenti aggressivi e punitivi, che peggiorerebbero la situazione.
? Organizzare un calendario ben scandito del tempo di ogni singolo giorno, a ogni ora il piccolo dovrà svolgere qualche mansione, es.: fare i compiti, giocare, leggere, guardare tv.
? Stabilire e comunicare al bambino semplicissime regole a cui attenersi, scriverle e comunicare apertamente le conseguenze a cui andrà incontro se le infrangerà.
? Il bambino deve avere durante il giorno più di uno spazio aperto in cui può muoversi liberamente e dare sfogo al movimento del corpo.
? Promuovere e incoraggiare atteggiamenti positivi (rinforzo)
? Fornire esperienze di socializzazione anche di tipo sportivo.
? Quando viene spiegato qualcosa al bambino è opportuno farglielo ripetere

Le regole da seguire apparentemente sembrano semplici e alla portata di tutti ma nella loro implementazione, mostrano in realtà la loro vera identità di vere e proprie strategie mirate. È necessario, quindi, come già detto che sia il corpo docente che i genitori siano seguiti da esperti che possano aiutarli nella gestione del bambino, portando così sia il fanciullo che gli adulti a vivere più serenamente sia l'ambiente scolastico che quello familiare.

Prof. Giovanni D'Angiò (psicologo-psicoterapeuta) docente di psicologia dell'orientamento professionale; Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale,Dot.ssa Paola Ottobre sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale UNIVERSITA' DI CASSINO POLO DIDATTICO DI SORA FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

Bibliografia
D'Errico R., (2007), ADHD: dalla clinica, alla scuola, alla famiglia Edizioni AIFA
Gordon M. (2007), Aiuto!... sta arrivando mio fratello!... ovvero: come si vive insieme ad un bambino con l'ADHD, Edizioni AIFA
Munden A., Arcelus J. (2001) Il bambino iperattivo Edizioni Ecomind
Prekop J. e Scheweizer C. ,(1999), Bambini Iperattivi, RED Edizioni
Kirby E.A. e L.K. Grimley, (1989), Disturbi dell'attenzione e iperattività, Edizioni Erickson
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