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n.4 giugno 2010
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L'opera d'arte ci fa provare emozioni
Avvicinare all'arte per educare all'ascolto
di Ronchetti Francesca - Didattica Laboratoriale
Spesso si crede che "mostrare" l'arte ai bambini sia in assoluto il permettergli di "guardare" l'opera d'arte, senza andare oltre. Ciò è sbagliato perché l'opera d'arte di per sé vuole rivelare una realtà più profonda che sta dietro, nascosta al nostro mondo visivo. Dunque non dobbiamo pensare che l'arte vada relegata solo allo spazio dell'educazione all'immagine, ma essa può affiancarci nelle varie attività che proponiamo ai bambini nella scuola dell'Infanzia.
L'arte deve iniziare a far parte della nostra e della loro vita. L'incontro dei bambini con l'arte quindi è l'occasione per osservare con occhi diversi il mondo che li circonda ed esprimere con immaginazione e creatività le proprie emozioni, i propri pensieri, ma anche le loro paure.

L'arte è da sempre la modalità per eccellenza per esprimere le emozioni che i sensi ci procurano, poiché essa chiama in causa l'immaginazione e la corporeità piuttosto che capacità verbali, intellettuali o razionali.
Infatti, i sentimenti, gli stati d'animo non "escono" soltanto sotto l'aspetto della voce, ma anche del gesto, dello sguardo. Spesso i bambini piccoli non hanno gli strumenti adatti per raccontarti i loro timori, le loro angosce e attraverso l'opera d'arte da loro creata, oppure mostrata dall'adulto attraverso l'uso di un libro, possono portare alla luce sentimenti fino ad allora nascosti

Malinconia, Evard Munch 1892, Oslo Nasjonalgalleriet
Malinconia, Evard Munch 1892, Oslo Nasjonalgalleriet
L'arte ci mette in contatto con il mondo e con il nostro Essere. Come disse Vygotsky già nel 1972 "gli studi futuri dimostreranno, probabilmente, che l'atto artistico non è un atto mistico e celestiale del nostro spirito, ma un atto reale né più né meno degli altri, con la sola differenza che li sopravanza tutti per complessità. Anche la nostra indagine ha messo in luce che l'atto artistico (...) è un atto creativo, e che ad esso non si può risalire per mezzo di operazioni pienamente consapevoli: ma se quanto c'è di più importante nell'arte si riduce all'inconsapevole e al creativo, vuol forse dire che qualsiasi elemento di consapevolezza e qualsiasi forza cosciente ne siano assolutamente esclusi? Insegnare l'atto creatore dell'arte, è impossibile; ma questo non significa affatto che ciò sia impossibile ad un educatore"(1).
Quindi a noi educatori, insegnanti, la grande responsabilità di mettere in relazione l'arte con l'inconscio, l'emotività e successivamente la consapevolezza di questi sentimenti.

Accade sovente che non ascoltiamo le emozioni dei bambini poiché crediamo non vi sia il tempo, sempre, maggiormente offuscati da una società che punta prevalentemente su un intelligenza razionale. Ma i bambini sono sempre avvolti dalle emozioni, ed hanno bisogno di noi adulti per farle emergere.
Educare emotivamente non significa dunque insegnare le emozioni, sarebbe impossibile, ma significa creare situazioni emotivamente ricche in cui il bambino possa esprimere emozioni e diventare cosciente e consapevole dell'evento che accade dentro di sé per poi condividerlo. Educare alle emozioni equivale quindi a favorire l'espressività e lo scambio emotivo con gli altri, dare spazio alla creatività. Bruno Munari dice appunto che "un bambino creativo è un bambino felice"(2).

Ottimo spunto per raggiungere questo fondamentale traguardo è quindi l'utilizzo dell'opera d'arte, che non di ferma alla visione del quadro, ma va oltre. Ad esempio se si parla della paura nell'educazione emotiva potremmo mostrare ai bimbi Il Grido di Edvard Munch (1893. Oslo, Nasjonalgalleriet) (3), dove l'artista filtra la realtà attraverso il suo stato d'animo avvolto dalla paura, dal terrore e l'immagine si perde nella sua voce inascoltata. Ma noi vogliamo ascoltare quella voce lieve, quasi impercettibile, del bambino che ha paura e che non riesce a "dirlo".

Notte Stellata, Vincent Van Gogh 1889, New York The Museum of Modern Art
Notte Stellata, Vincent Van Gogh 1889, New York The Museum of Modern Art
Attraverso l'arte cerchiamo di tirare fuori i sentimenti nascosti, repressi, spesso inascoltati.
Un altro quadro che ritengo possa essere utile per parlare della paura del distacco, della solitudine è Malinconia, sempre di Edvard Munch (1892. Oslo, Nasjonalgalleriet) (3). Qui l'artista dipinse una lunga spiaggia di sera con due figure in lontananza e un giovane vestito di nero nell'estremità della tela, solo, triste, senza nessuno che gli prestasse attenzione, che si ponesse in ascolto, per un ascolto attivo ed empatico, che cerca di leggere il non scritto, ascoltare il non detto, toccare l'impercettibile.
Altro argomento spesso trattato con i bambini è la paura del buio. Quale quadro migliore della Notte Stellata di Vincent Van Gogh (1889. New York, The Museum of Modern Art) (4) per sconfiggere questo timore? Potremmo mostrare al bambino questo bellissimo cielo notturno, schiarito da bagliori argentei (le stelle), che sembra vogliano sconfiggere le tenebre. Pare, infatti, che il dipinto voglia raffigurare la notte, poco prima dell'alba. Inoltre traspare una magica energia che sospinge il movimento delle stelle. I colori chiari sono rafforzati dall'accostamento di pennellate che vanno dall'azzurro al violetto, al blu più intenso. Con tratti precisi di color giallo, arancio e bianco, Van Gogh rende l'intensa luminosità di questo notturno. I bambini adoreranno questo quadro.

Ma l'arte non deve essere "utilizzata" per parlare solo dei sentimenti negativi. Ci sono opere che possono far riflettere anche sull'amore materno
Madonna della Seggiola di Raffaello Sanzio (1513-14) Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti
Madonna della Seggiola di Raffaello Sanzio (1513-14) Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti
come Madonna della Seggiola di Raffaello Sanzio (1513-14. Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti) (5).
Sfogliate i libri, troverete tutto ciò che può servirvi. Date spazio alla vostra fantasia.

L'arte è fondamentale per leggere, interpretare e, soprattutto, re-interpretare la realtà. Capire il mondo. Capire se stessi e gli altri. Non si è mai troppo piccoli per comprendere. Quindi educhiamo all'arte per far emergere il nostro Io, la nostra anima e per rendere ogni pulsione un'emozione riconosciuta, ma non come dicono i tanti "controllata". Dobbiamo far emergere ogni emozione, di qualsiasi genere sia per renderla costruttiva, positiva e mai inascoltata. Ma in alcuni casi, paradossalmente, si cerca di reprimere alcuni sentimenti, ad esempio quando si cerca di "educare" i maschietti al non piangere, quasi a voler attribuire certe emozioni, o ancora meglio, certi modi di manifestarli, alla sfera femminile. Credo che a volte siamo noi adulti che non siamo in grado di ascoltare il nostro cuore, troppo frenetici in una vita che ci continua a richiedere prestazioni straordinarie, quindi se non si è capaci di guardarsi dentro è veramente difficile capire l'altro, i suoi bisogni, le sue paure, i suoi desideri più nascosti.

A volte il contesto scolastico diviene più normativo che stimolante, tendente a imbrigliare la creatività piuttosto che a favorirla, a controllare le emozioni più che lasciarle andare. Non lasciamoci dunque sopraffare dalla corsa ad obiettivi che fondamentalmente non arricchiscono la nostra anima. Diamo spazio al nostro cuore. Come dice Bruno Munari: "Sono tante le cose da fare, ma senza fretta, a passo di lumaca, rispettando i tempi di ognuno o il bisogno di alcuni di guardare da lontano per prendere contatto con le proposte prima con il corpo e poi con le emozioni". (2)

Francesca Ronchetti, Dott.ssa in Progettazione pedagogica e interventi socio-educativi e docente presso Scuola dell'Infanzia di Busseto (PR)

Note biblografiche
(1) L. Vygotsky, Psicologia dell'arte, Editore Riuniti, Roma, 1972.
(2) B. Munari, Fantasia, editori Laterza, Roma, 2005.
(3) M. Lange, S. Helliesen (a cura di), Edvard Munch. Dal realismo all'espresionismo. Dipinti e opere grafiche dalla Galleria Nazionale di Oslo, Sillabe, Livorno, 2000.
(4) Van Gogh. L'artista e le opere, Giunti, Firenze 1999. (5) Raffaello. Le gemme dell'arte, Panda Libri, Roma, 1990.
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inserito sabato 13/04/2013 ore 23:50 da paola
si sono convinta che lavorare sull'arte e con l'arte possa completare tutti i campi di esperienza in modo naturale senza avere la tensione di arrivare e correre a obiettivi spesso, specialmente nella scuola dell'infanzia, forzati allontanandoci dal mondo dei piccoli!
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