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| L'Orchestra di Piazza Vittorio e il senso di "appartenenza" |
| Avere gli altri dentro di sè |
| di Riccardi Barbara - Dedicato a te |
L'Appartenenza ...Noi!
L'appartenenza non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.
Uomini del mio presente non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
L'appartenenza è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.
Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire NOI!!!
Suoni blues, jazz, etnici s'insinuano accattivanti tra i capelli di un pubblico attento e curioso/incuriosito, dolci e soavi arrivano diretti, mentre dita tamburellanti a ritmo introducono un ouverture atipica, nella sua accezione più autentica/classica, che vibra energetica appassionata scagliandosi nel blu della notte con tutta la sua energia. Arriva allo stomaco come un'onda, che travolge, con il fiato sospeso. Un suono che s'insinua sibilino dolcemente nelle orecchie, evocando mondi possibili ma lontani.
Una scenografia essenziale accompagna le note, fatta solo dalla proiezione degli acquarelli di Lino Fiorito, con un lavoro astratto che magistralmente lascia a noi la possibilità di immaginare e fantasticare, permettendoci di immergerci lentamente, ma inesorabilmente all'interno della favola del ... "Flauto Magico" di Mozart. Opera rivista e corretta secondo lo spirito e il sound interetnico della prima Orchestra esperimento musicale più riuscito ed amato degli ultimi anni, l'Orchestra di Piazza Vittorio.
Esperimento non solo riuscito, ma soprattutto portatore di novità sonore e calore che contamina grandi e piccoli, si perché ad assistere alla prima del 22 settembre al Teatro Olimpico eravamo presenti proprio tutti, grandi e piccoli. Tutto questo richiamo è dovuto fondamentalmente alla qualità musicale che li contraddistingue e fa la differenza, perché i musicisti di Piazza Vittorio non sono dei poveretti di strada, sono dei grandi musicisti e di grande professionalità ognuno in compagnia del suo strumento.
L'Orchestra di Piazza Vittorio nasce a Roma nel 2002 da un'intuizione dell'ex tastierista degli Avion Travel, Marco Tronco e racchiude al suo interno continenti, paesi, città, culture e sensibilità diverse (Asia, Africa, Europa, Ecuador, Stati Uniti, Tunisia, Marocco, Senegal, Ungheria, Cuba, Argentina, Italia). Una vera e propria Orchestra internazionale.
La musica diventa quindi un linguaggio universale, accomuna, avvicina, che ascoltata con il cuore non ha mai bisogno di spiegazioni.
Pur provenienti da ogni parte del mondo, ogni musicista si sente ormai elemento integrante appartenente al gruppo, un'appartenenza, come dice Gaber, casuale di persone che con sforzo civile si incontrano per stare insieme, che ricercano un modo di suonare insieme agli altri che sia coinvolgente, senza tradire ognuno il proprio stile.
Le sonorità folk, jazz, classiche, pop e di strada caratterizzano i brani del nuovo Flauto Magico che si fondono per regalare al pubblico un concerto veramente esclusivo, in scena fino al 2 ottobre.
Avete presente il film "Il Concerto" ? Ecco la stessa appartenenza che unisce tutti i musicisti che si ritrovano a dover far valere la loro bravura e professionalità, anche con l'inganno, ma che poi saranno premiati con il successo del concerto finale, il Concerto per violino e orchestra n.1 di Ciaikovskij, una stupenda pagina musicale ottocentesca trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività, uniti nella condivisione nel bene e nel male per caparbietà e tenacia.
Mentre per noi del mondo della scuola "appartenenza" ha ancora un valore? Gli estenuanti "cambiamenti" che hanno investito la scuola in questo periodo in modo contorto, hanno trascinato tutti, Dirigenti, docenti, personale ATA e segreterie annesse in un vortice alla Doroty maniera come nel Mago di Oz. Sempre più confusi e umiliati, ci siamo sentiti sradicare dalle uniche certezze che ognuno aveva sedimentato, costruito e pianificato nel corso degli anni: i nostri alunni, i nostri colleghi, le nostre scuole/famiglie.
L'unico pensiero su cui riflettere veramente dovrebbe essere proprio questo, il senso di appartenenza ... "quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa che in sé travolge ogni egoismo personale con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa", per mettere un po' di pace soprattutto negli animi sconcertati/sconfortati di noi precari e poter dire: "vorrei soltanto un luogo un posto più sincero dove magari un giorno molto presto io finalmente possa dire questo è il mio posto, dove rinasca non so come e quando, il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo"...
Dovremmo prendere spunto dall'idea dell'Orchestra di Piazza Vittorio e cercare di cementare una civile convivenza, contro la persistenza del pregiudizio culturale e sociale.
L'Orchestra di Piazza Vittorio è un palese esempio di gruppo che accoglie la diversità, riconosce l'alternativa, come una vera e propria sfida al confronto con limiti e possibilità. Nel loro caso il dialogo sono gli strumenti che fanno fluire la speranza e la scoperta delle risorse, producendo una relazione costruttiva, lo sprono a nuove scoperte, a nuove esperienze, arricchendo senza limitare l'individualità. Nel nostro caso potrebbero essere tutte le forme di arte e non, per permettere a tutti proprio tutti di sentirsi e far parte integrante del gruppo che ognuno sente dentro di sé con un dialogo aperto e sinceramente VERO.
L'esperienza dell'appartenenza, nel rispetto delle differenze, allena alla relazione, all'esplorazione e all'apprendimento, un benessere personale ma condiviso, con un linguaggio comune, nel caso dell'Orchestra la musica, un linguaggio universale che non ha bisogno del traduttore.
Nella società di oggi il senso di appartenenza è lasciato al caso, messo in un angolo, come la continuità didattica, cos'è qualcosa che si mangia, dove la posso comprare? Non è facile entrare/trovare un gruppo soprattutto di lavoro empatico, ma una volta scovato, il gruppo di lavoro progredisce, produce e ama la vita dentro e fuori la scuola, trasmettendo cultura.
Uno spazio comune dove sperimentare, un NOI come gruppo, come una sorta di persona plurale che trasmette sapere e saper fare con fantasia e passione.
Barbara Ricciardi, docente 143° CD "Spinaceto" - Roma
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