|
|
| L'urgenza di una pedagogia alternativa |
| La possibilità di superare il conformismo didattico |
| di Traversetti Marianna - Organizzazione Scolastica |
Giovani o vecchi, tutti noi insegnanti di questo tempo siamo figli di una pedagogia dalle movenze tradizionali, inaridita da tecniche d'insegnamento fondate solo ed esclusivamente su pratiche di lezione frontale, forti della facilità con cui si propina una lezione cattedratica e crogiolanti sul fatto che il manuale, il terribile(dico io) libro di testo serpeggia i nostri pensieri ed anticipa, ahimé, quelli dei nostri studenti...
Sono contro la didattica tradizionale? No,...solo in parte.
Sono contro la monotonia dell'essere che si respira nell'atmosfera scolastica un po' sdrucita ed avvilita che, anziché alzare la testa, guardarsi intorno ed iniziare a cambiare, si ostina a rimanere nella sua impura e surrogata forma di benignità...
Non è questa la pedagogia e non lo è mai stata.
Non era questo che intendevano i grandi pedagogisti, acclamati e detestati nel contempo, che hanno delineato programmi, metodi, contenuti didattici dagli anni Cinquanta a questa parte.
Quello che in molte scuole si matura è piuttosto un'antipedagogia, quella di cui già De Bartolomeis parlava negli anni Settanta.
In quanti casi, purtroppo, vedo l'utilizzo essenzialmente e rigidamente conservatore entro cui è chiusa una lezione fatta di niente; sì, di nozioni sì, guai a chi le tocca, ma fatta solo di questo, non di dibattito, di cultura , di respiro intellettuale...
Il conformismo didattico perisce energie vitali di alunni e di insegnanti ed attribuisce una nuova forma di pericolosità alla scuola: quella di trattenersi in un contenitore ermetico di notizie di fatto.
C'è bisogno ora più che mai, in questo periodo storico di incertezza e crisi, in questo momento in cui la famiglia non detiene più il primato istituzionale, formale ed informale della prima educazione, in questi anni in cui i giovani non più rivoluzionari (magari lo fossero!), ma solo inconcludentemente reazionari vanno per la maggiore, c'è bisogno, dicevo, di una pedagogia alternativa, quella contestualizzata (tanto per usare un termine a me caro...).
La pedagogia che scende in campo, che non ha paura di mostrare autorevolezza, che fa muovere gli animi e i cervelli, che è pronta ad essere contestata per essere capita e migliorata.
Che la facciano finita docenti irrigiditi dal titolo di carica o dallo svilimento del registro! Che la smettano i genitori finti conservatori, in realtà ipocriti e biechi, ad identificarsi a tutti i costi in una scuola della superficialità e dell'automatismo! E'ora che si incominci a pensare! I bambini, gli studenti devono essere impiegati nel fare e nel pensare, nel criticare, nel confrontare, nel polemizzare, sì, nel polemizzare purchè l'oggetto del dibattimento sia prodotto su una base di dialogo e di scambio!
Marianna Traversetti Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
|
|
|