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n.9 gennaio 2011
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La "Regola" pubblica e la "Responsabilità" personale: cosa vale di più?
L'introduzione del Nuovo Codice disciplinare per il Personale scolastico
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica
codice di hammurabi
codice di hammurabi
La nota ministeriale dell'8 novembre 2010(Prot. N. A000DPIT/ 3310) ha introdotto le indicazioni ed istruzioni per l'applicazione al personale della scuola delle nuove norme in materia disciplinare, come da Dec.Lgvo 27 ottobre 2009 della L.150.
La Circ. Min. n° 88 sempre dell'8 novembre '10, ha poi diramato indicazioni ed istruzioni specifiche.

Questo il contesto "legislativo" di riferimento (vedi i link nella spalla destra)

Il codice in questione rinnova ed amplia alcuni campi di applicazione, inasprisce le sanzioni già previste per le infrazioni commesse e trasferisce ai Dirigenti scolastici le competenze per commutare ai docenti le sanzioni dei primi due "livelli", prerogativa riconosciuta fino ad ora all'Ufficio scolastico Regionale ex Provveditorato agli Studi; le Organizzazioni sindacali hanno espresso immediate preoccupazioni circa il ridimensionamento delle proprie competenze a riguardo.

Questo il contesto "politico" di riferimento (vedi la rassegna nella spalla destra)

Si è molto detto e ridetto a riguardo; si è disquisito, imprecando o benedicendo il legislatore, divedendosi in "squadre", favorevoli e contrari... risvolto naturale per il contesto sociale italiano, abituati a fare il tifo per o contro qualcuno piuttosto che preoccupati a formarsi un'idea circostanziata sulle cose...e sugli uomini.

Questo il contesto "sociale" di riferimento (vedi... la storia italiana degli ultimi 50 anni)

Come Dirigente scolastico, ma soprattutto come persona di scuola in servizio da un tempo sufficientemente significativo, credo che il problema non sia tanto (o almeno non solo!) schierarsi con il "partito" del si o del no. Penso che sia molto importante concentrare la nostra attenzione e le nostre energie su cosa sia davvero utile per far funzionare bene le nostre scuole, intendendo certamente quello che funziona o no per nostro merito o demerito (quindi le ragioni "tecniche" e propriamente professionali!).
Gli strumenti in nostro possesso sono le competenze e le responsabilità connesse al ruolo; la definizione dei profili professionali spesso non corrisponde però alla loro messa in atto. Mi spiego meglio, anzi ci provo...

Il nostro Sistema scolastico Nazionale è delineato e strutturato da un Sistema legislativo molto articolato e con una storia di più di mezzo secolo alle spalle, a garanzia di una tradizione pedagogica e sociale fortemente radicata nella nostra Cultura. Il riferimento fondamentale e irrinunciabile è la Carta Costituzionale, che sancisce i diritti e i doveri come "patto primario" tra lo Stato con le sue Istituzioni e il cittadino come soggetto singolo e plurale.

Gli stessi principi di riferimento sostengono il quadro delle responsabilità e dei ruoli nella Pubblica Amministrazione; in particolare in materia di Istruzione si intrecciano le responsabilità di molti soggetti (adulti) nei confronti degli Alunni per lo più minori, ed è in questo intreccio che andrebbe collocato il significato più importante anche per quanto riguarda il "codice" disciplinare, a garanzia di diritti piuttosto che a guardia di doveri.

La ricerca delle corresponsabilità ci libererebbe probabilmente dalle visioni "corporativistiche" del problema del compito e del controllo, pur essendo questo un ineludibile baluardo a garanzia del dettato costituzionale; una comunità, soprattutto una comunità educante come quella che vive, lavora e produce nelle scuole, ha bisogno di costruire spazi sempre più ampi di corresponsabilità e di partecipazione alle decisioni fondanti, siano questi di "principio" o di "contesto", per educare le giovani generazioni alla centralità delle regole della Convivenza civile, con l'esempio agito dell'assunzione personale e collettiva delle responsabilità e delle conseguenze delle proprie azioni.
Chi fa cosa? Come e perché, definiti e comunicati in modo chiaro ed inequivocabile, con le figure apicali a garanzia del rispetto dei patti e delle decisioni.

Leader che per primi rispondono del proprio operato, inteso come l'insieme delle azioni messe in atto per garantire il Diritto allo studio, "in primis" ai destinatari diretti, gli Alunni. Subito dopo la garanzia deve essere estesa agli operatori della scuola,
co-responsabilità
co-responsabilità
docenti e non, soprattutto di poter esercitare i diritti professionali e di libero pensiero nel rispetto delle Leggi dello Stato; la "sanzione" è anch'essa una modalità per garantire le finalità del Diritto allo studio, misurando dove iniziano i nostri diritti e finiscono i doveri.... al confine c'è la vita quotidiana nelle scuole, con tutte le vicende umane e professionali non ancora governate da logiche e finalità comuni, ma da una disparità a molti livelli, che allontana dagli obiettivi e riproduce una mappa di difficile consultazione: le valutazioni Invalsi, come le indagini Censis ed Istat ci consegnano dati che raccontano molte Italie, distribuite in tutta la lunghezza geografica del nostro Paese.
Un'Italia sempre più lunga e stretta e diseguale, nelle risorse umane quanto nelle risorse finanziarie, nella distribuzione delle competenze e dei saperi e delle responsabilità.


Ma e'importante misurare le responsabilità nel loro "carico" assegnato o con altri parametri?

E' importante lavorare o fare bene il proprio lavoro?
Penso che non sia un'urgenza nuova ed esclusiva il porsi questi interrogativi.

L'urgenza si pone invece, a mio parere, nel cercare di rivolgere l'attenzione dei più verso i processi organizzativi, le modalità e quindi i risultati delle azioni messe in atto nelle scuole; non è un esercizio stilistico, ma il nucleo del problema.
La qualità delle scuole si misura sulle modalità di trasmissione dei saperi e sulla qualità delle relazioni che si instaurano al loro interno e con l'utenza.

Come sta accadendo per altri temi, come per esempio la nuova misurazione del PIL, dovremmo preoccuparci di come misurare l'affidabilità delle organizzazioni scolastiche e formative, di come siano costruite le leadership e di come queste siano in grado di interagire nel tessuto sociale di riferimento, creando spazi sempre più ampi di crescita e di sviluppo.

"Se si affidano le scelte ad altri, la responsabilità individuale scompare". Così scrive Gherardo Colombo nel suo libro "Sulle Regole",affrontando in particolare il tema dei rapporti che intercorrono tra re
gole-responsabilità/libertà individuali e collettive- sanzioni
.
"La tendenza a deresponsabilizzarsi, come quella di delegare in bianco, spingono a porsi interrogativi sul rapporto tra la persona e la libertà. A molti la libertà fa paura, perché pone di fronte alla necessità di scegliere". E di scegliere si tratta anche quando in un luogo di lavoro, ancor di più in un contesto formativo come la Scuola, convogliamo tutte le energie e gli sforzi nella costruzione di organigrammi fondati sulle competenze, il merito e altri principi di equità; tessuti organizzativi che esprimano leadership diffuse, con chiari compiti e responsabilità, dove ognuno è consapevole per se e per gli altri.
Il mito del "capo" inflessibile e capace di imporre decisioni prese nella solitudine del suo inespugnabile fortino per il bene di tutti è un'immagine stantia, vetusta e soprattutto lontana da una volontà di consapevolezza, che si proietti verso un futuro prossimo, possibile e praticabile dalle generazioni che ci succederanno; la tentazione insita nella ricerca dei poteri "forti" e "sicuri di sè" stanno al rispetto delle regole come la deregulation sta alla responsabilità e alla libertà, cioè in un rapporto rovesciato su piani di realtà divergenti.
Niente di più banale, afferma Pierluigi Celli nella prefazione del libro di Andrea Vitullo, "Leadership riflessive", "il vero capo non è colui o colei che ha una soluzione per ogni problema ed opera senza dubbi ed incertezze, ma quello che riesce a far convivere il suo gruppo anche con problemi che non trovano soluzione".
"La credibilità per la leadership è tutto. Perché è alla base della fiducia e delle pratiche collaborative", e per essere credibili dobbiamo essere "autentici", governando incertezze e dubbi, "animando intrecci, dipanando trame, disseminando gli eventi come occasione di incontro e di scambio significativi"...ri-partendo anche dall'errore, che sia sanzionabile o meno, per una visione diversa delle cose, nel rispetto delle persone e delle norme.


Serenella Presutti, Psicopedagogista, Dirigente scolastico del 143° Circolo didattico "Spinaceto" di Roma
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