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n. 87 novembre 2018
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Articolo 'La buona "Raccomandazione"'  >>>
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La buona "Raccomandazione"
Valutare le competenze a partire dagli atteggiamenti
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
La word star della nuova
La word star della nuova "Raccomandazione"
Il Consiglio dell'Unione Europea, il 22 maggio 2018, ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente, che pone l'accento sui valori della complessità e dello sviluppo sostenibile (confronta anche quanto affermato nei nuovi scenari delle Indicazioni Nazionali). A distanza di 12 anni il Consiglio ha rinnovato la Raccomandazione del 2006 e il nuovo testo ha sostituito il precedente.
I concetti chiave sono "complessità" e "sostenibilità". La competenza è dunque complessa e sostenibile, non certo complicata e sostituibile (le assonanze non hanno mero valore retorico).

Come si aggancia il discorso della valutazione a tale assunto?
La valutazione è parte integrante del processo ed essendo tale è complessa e possibile, se incardinata in contesti reali, contestuali e vari.
La competenza, nelle nuove Raccomandazioni, è considerata il risultato dell'intreccio di conoscenze (dunque è ingiustificata la dicotomia tra conoscenze e competenze), abilità e atteggiamenti. Una scuola che rispetti e rispecchi la complessità umana ed educativa dovrà partire da questo presupposto: la valutazione è un processo di riconoscimento e valorizzazione delle componenti della triade a cui si faceva riferimento sopra.
Mentre le conoscenze e le abilità sono di più facile individuazione, gli atteggiamenti potrebbero dare adito a dubbi; allora di seguito riporto in elenco alcune delle parole chiave che fanno riferimento ad essi, in modo da preparare il terreno per la discussione:

-curiosità
-positività
-disponibilità
-pensiero critico
-riflessività
-senso etico
-rispetto delle diversità
-resilienza
-fiducia
-spirito d'iniziativa
-pro-attività
-lungimiranza
-coraggio
-responsabilità
...

Dal testo integrale delle Raccomandazioni è possibile ricavare altre voci significative, ma queste bastano a capire che la scuola contribuisce in maniera forte (dunque non è la sola agenzia educativa ad essere impegnata in tal senso) nella costruzione della persona più che degli oggetti dell'apprendimento, o meglio questi ultimi sono strumenti e non fine.
Va da sé che un docente per promuovere, favorire, sostenere e valutare gli atteggiamenti deve conoscerli, ma anche viverli, praticarli, porsi come modello.
Ma come si fa a valutarli?

Provo a rispondere con una domanda e poi con delle frasi cristallizzate, prese direttamente dal gergo "docentese" (consentitemi il neologismo azzardato): avete mai incontrato un alunno o un'alunna che nelle prove classiche o tradizionali raggiungeva risultati scarsi ma nella vita scolastica quotidiana era sempre pronto/a a mettersi gioco, collaborare, fare domande, ecc.? "Si impegna ma non riesce", "Ha tanta buona volontà ma non arriva alla sufficienza", "È molto curioso/a ma poi non riesce ad esporre un argomento".

La congiunzione avversativa diventa distruttiva.
Provo a cambiare l'impostazione delle frasi: "Si impegna dunque prima o poi riuscirà", "Ha tanta buona volontà quindi è a buon punto", "È molto curioso/a perciò ha compreso il senso dell'apprendimento".
Avete assistito alla rivincita delle congiunzioni conclusive. La conclusione è la seguente: l'impegno, la volontà e la curiosità sono gli ingredienti fondamentali dell'apprendimento.

Contesti educativi rigidi, monotoni, ripetitivi, trasmissivi favoriscono la proliferazione di contenuti che non tutti riescono ad acciuffare così come vengono richiesti; quelli più dinamici, articolati, integrati, vivi, vivaci e diversificati generano atteggiamenti, meglio se buoni, comunque utili a valutare un discente nel suo insieme, nella sua complessità. Un ambiente di apprendimento omologante, ingessante e soffocante strozza, appunto, qualsiasi tipo di slancio, così è difficile, se non impossibile, valutare una competenza.

Concludo la dissertazione con un esempio pratico. Immaginiamo un'attività-tipo a scuola, composta dalle seguenti fasi:
-studio delle figure retoriche;
-lettura espressiva di un testo poetico contenente le figure retoriche studiate;
-creazione di un testo poetico (individuale o collettiva), contenente le figure retoriche studiate, e lettura o recita davanti al gruppo classe.

La prima fase genera conoscenze (l'atteggiamento è latente); la seconda potenzia le abilità e comincia a favorire l'espressione di atteggiamenti più visibili e complessi; con la terza si chiude il cerchio perché si ha modo di valutare una competenza nella sua totalità: le conoscenze e le abilità si manifestano in un compito concreto, creativo, collaborativo; la figura retorica (contenuto iniziale) è importante ma non totalizzante, non gioca un ruolo determinante nella valutazione del processo, mentre l'atteggiamento è ormai palese.
Si potrebbero fare molti altri esempi ma il succo rimane lo stesso: le discipline forniscono contenuti che si sviluppano in conoscenze, ma queste ultime si fissano e divengono funzionali se utilizzate in contesti educativi in cui è coinvolta la persona nella sua totalità, in cui l'atteggiamento è comportamento osservabile e solo a quel punto valutabile.


Marco Pellegrino, docente di sostegno dell'IC "Maria Montessori" di Roma e formatore sulla didattica inclusiva e per competenze
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Raccomandazioni 22 maggio 2018 Raccomandazioni 22 maggio 2018
 

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