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n.46 ottobre 2014
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La Buona Scuola. Indicazioni per cambiare
Un nodo importante: la rivisitazione dei livelli professionali
di Savona Valentina - Orizzonte scuola
Di fronte al documento sulla Buona Scuola dell'attuale Governo, non si può fare a meno di chiedersi se la scuola italiana avesse proprio bisogno di una ulteriore riforma, un ulteriore rivolgimento del tavolo da gioco. Ma la scuola è un luogo popolato da un manipolo di inguaribili ottimisti (se così non fosse avremmo già fatto da tempo i bagagli e saremmo andati a fare altro altrove) e da una folla di speranzosi in attesa di un Messia che risolva tutti i loro problemi ci accostiamo a questa nuova proposta, cercando di comprenderne la ratio.

Fatto nuovo è la consultazione popolare che viene chiesta prima di procedere alla fase attuativa del programma del Governo, che sembrerebbe voler dar voce alle esigenze della base. Ma sarà davvero così?
Quanto rappresentative saranno le voci di chi riterrà di voler compilare il questionario on-line? Perché va detto chiaramente che i tecnicismi della scuola, i suoi tempi, le sue dinamiche differiscono completamente da tutti gli altri settori della Pubblica Amministrazione.

Ma differiscono soprattutto i destinatari della scuola, buona o non buona qual essa sia. Gli alunni, relegati ancora all'ultimo posto. Non una parola sulla qualità dei docenti che interagiranno con loro nelle aule. Il problema sembra solo quella della risoluzione del precariato. Confermare in aula permanentemente chi ha già insegnato, senza un accenno al come.

Ma chi lavora dentro la scuola sa che gli alunni e le loro famiglie più che argomentare su quante ore siano dedicate ai vari ambiti disciplinari e su quali questi ambiti siano, o su quante ore di servizio si articoli il contratto di lavoro dei docenti dei vari ordini di scolarità, ci rimproverano l'inefficacia della azione didattica, troppo spesso declinata sulle esigenze dei docenti (chi di voi non ha mai sentito i docenti parlare della Propria classe, delle Proprie ore, o che "un Mio sei vale molto più dell'otto di un altro collega?).

Non basta occupare uno spazio in un certo tempo, con sottobraccio un diploma di laurea o una idoneità alla docenza. La vera questione è che non si è mai voluto valutare con il massimo rigore possibile l'attitudine ad un lavoro per nulla banale, sostenibile se alimentato anche da una vocazione.
Un lavoro difficile, in continua evoluzione (a discapito di quanto ritenuto dai più) perché il mondo dei nostri ragazzi corre veloce come una macchina da corsa, mentre noi ci ostiniamo a seguirlo nella gran parte dei casi con i carri a buoi.
Un lavoro che richiede modalità di squadra, progettazione e non improvvisazione, cooperazione fra colleghi.
Tutte pratiche spesso misconosciute. Con i ben noti risultati.
La programmazione è riconosciuta a sistema solo nel contratto di Docenti della scuola primaria. Ai Dirigenti non è data la possibilità di valutare (come in tutti gli altri ambiti della P.A.) l'efficacia dell'azione dei docenti, poter premiare quelli che si adoperano ben oltre i loro doveri contrattuali.

Anche i Dirigenti finora non sono stati sottoposti ad alcuna valutazione, se non sperimentalmente, fatti salvi quelli reclutati nelle ultime tornate concorsuali.
La scuola sempre più appare un posto dove c'è spazio per tutti. A prescindere.

Ecco. Io ritengo che questo sia il vero nodo della questione. Al di là degli aspetti della "macchina" amministrativa della scuola, che sicuramente va migliorata, la Buona Scuola passa attraverso una rivisitazione del livello professionale di chi nella scuola lavora.
Di chi nella scuola crede.
Di chi la scuola ama.
Ma a questo punto, si corre il rischio di cadere nel sentimentalismo ...

Valentina Savona, Dirigente scolastico IC "Porcu- Satta" di Quartu S.E. e il Liceo Classico Dettori di Cagliari, è componente del Nucleo di Valutazione dell'Ateneo di Cagliari.
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