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n.44 giugno 2014
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La centralità della persona nelle azioni del docente "possibile"
La maestra che dà suggerimenti per la vita
di Rosci Manuela - Editoriali
Come tutti i percorsi che terminano, l'anno scolastico si è concluso (in termini amministrativi chiude il 31 agosto) e come consuetudine, provo a darne una prima valutazione per decidere cosa salvare e riproporre (ciò che è andato bene) e ciò che non ha contribuito, a volte addirittura ostacolato, un anno di lavoro a scuola. Mi risuona nella mente una frase riportata da una mamma, durante l'ultima consegna del documento di valutazione: "La sentivo lagnarsi nella sua stanza e mi ha detto che le mancava la maestra perché le dà dei buoni suggerimenti per la vita!".
L'analisi che cercherò di fare è più sulle strategie attuate all'interno di una "scuola possibile" che cerco di realizzare in classe, costantemente. Mi auguro che altri possano dedicare del tempo per passare in rassegna il significato del loro fare scuola.

Se utilizziamo una metafora calcistica -sebbene possa risuonare in maniera negativa visti gli esiti nei mondiali di quest'anno- ogni anno scolastico è un campionato, che inizia e termina, caratterizzato da allenamenti e prestazioni, da spazi e tempi individuali e collettivi, con risultati costanti (si vince o si perde sempre), più probabili andamenti fluttuanti, che mantengono qualche squadra (e qualche allenatore) sulla corda fino alla fine, per la salvezza, ho entusiasmano gli animi di chi porta a casa risultati clamorosi, anche in questo caso individuali (chi ha segnato di più) e di squadra, con il posizionamento in classifica e le conseguenze positive che questo comporta.

La dimensione che metto a confronto con la squadra sportiva è la squadra rappresentata dalla singola classe di una scuola, l'unità di misura base su cui poggia la scuola italiana.
Ogni classe, come le squadre che si rispettino, ha i suoi tecnici: allenatore, coach, mentore, a volte anche una componente sanitaria (per quando ci si fa male), un organizzatore di eventi (per esibizioni pubbliche), un collaboratore amministrativo (per organizzare, ad esempio, le uscite extrascolastiche, i viaggi), un addetto stampa per promuovere le info e le comunicazioni, un responsabile finanziario per la ricerca di fondi, un responsabile marketing per la promozione dell'immagine, del brand.

La differenza è che in classe questi differenti ruoli, agiti all'esterno da persone differenti, quasi sempre sono attribuiti al singolo o ad un piccolo pool di persone, con lo stesso ruolo docente, che svolgono funzioni differenti. Il vantaggio -oltre quello economico di concentrare su pochi il lavoro che al di fuori è agito da molti- risiede a mio avviso nel poter utilizzare proprio tutte queste funzioni che, messe in sinergia, producono un ampliamento di interventi e una visione di gioco a 360°: ogni volta che agisce, il docente sa che interviene sul gruppo e sul singolo alunno, praticando una azione costante di sollecitazione, di rinforzo, di indirizzo, di pretesa, attraverso quegli strumenti che sono propri di ogni funzione (ruolo per gli altri) esercitata. Prendo ad esempio solo due funzioni.
Gioco da allenatore quando offro agli alunni strategie, tattiche, conoscenze e devo aiutarli affinché tutto ciò si trasformi in competenze spendibili sul campo/nella vita, attenta a che scendano in campo avendo acquisito e condiviso valori irrinunciabili, primo tra tutti il rispetto per se stessi, per gli altri, per il contesto in cui si trovano. Il mio allenare, allora, è tanto più produttivo quanto favorisce la costruzione del senso di appartenenza e di responsabilità: verso il gruppo classe/squadra, verso l'impegno che dobbiamo affrontare (può trattarsi di un compito didattico o di una prova corale di canto o mettere in scena un racconto sul palcoscenico della classe), verso un comportamento che ci si impegna tutti di assumere, all'attenzione e alla cura che condividiamo essere necessaria per realizzare l'impresa.

Come in ogni partita, non sappiamo l'esito del risultato, ma l'allenatore deve alimentare in tutti il senso della "possibilità": possiamo farcela! Deve spostare l'attenzione dalle paure (lecite) all'analisi dei punti di forza, lavoro che abitua a fare un'appropriata analisi della realtà.
Cambia allora la funzione, da allenatore divento "coach" (e non psicologo): colui che aiuta gli individui o un team a definire e raggiungere obiettivi supportando costantemente la loro attività. In questo caso il focus è imparare a saper gestire una comunicazione efficace, di attivare le motivazione e dare supporto nella risoluzione delle problematiche, per giungere ad insegnare ad avere una sana e corretta gestione delle emozioni.
A differenza delle specifiche attuate dal coach in ambiti professionali distinti, nella scuola il docente-coach riassume tutte le peculiarità : come un life coach, si occupa di aiutare i singoli allievi a migliorare il loro approccio alla vita sostenendoli nel percorso evolutivo, con interventi educativi, aiutandoli a raggiungere una consapevolezza di come si comportano in alcune situazioni disfunzionali (comportamenti disfunzionali), a riconoscere caratteristiche più risolutive di altre (la tenacia piuttosto che l'evitamento), a riconoscere le proprie fragilità (comprese le paure) ed accettarle come patrimonio personale che però non è immutabile ma può essere modificato e ampliato (posso imparare a fare ciò che ancora non so fare!); come uno sport coach, si occupa di fornire "agli sportivi" (o anche alle squadre) l'allenamento mentale che abbinato a quello fisico li stimola a stare concentrati per raggiungere l'obiettivo, aiutandoli ad anticipare mentalmente "la gara/compito", offrendo loro lo spazio e il tempo dedicato prima di affrontare l'impegno (che sia un salto in lungo o una prova di dettato), abituandoli a riconoscere e inserire nel proprio progetto di vita "un tempo per prepararsi", per essere pronti poi ad agire anche di impulso; come un business coach che si occupa di lavorare con i suoi "clienti" per raggiungere performance migliori e di successo.

Per tornare alla valutazione del mio percorso scolastico, e utilizzare quanto sperimentato durante l'anno: dobbiamo imparare a fare una scuola nuova, che si basi sul concetto di equità (dare ad ognuno ciò che gli serve), dove il docente giochi funzioni multiple affinché la sua azione produca quelle sollecitazioni adeguate alla crescita e allo sviluppo del capitale umano che ci è affidato. C'è ancora tanto "vuoto" nella scuola e tutto quello che è stato identificato come fondamentale già da anni (cooperative learning, tutoring, l'importanza delle emozioni, il compito reale, didattica costruttivista e metacognizione ...) deve essere messo in atto ... ORA.

E' necessario allora che la comunità dei docenti "possibili", quelli che credono in una scuola nuova e agiscono con una determinazione diversa dal passato, si incontrino e si riconoscano perché -come sempre accade- gli ostacoli che si incontrano sul cammino, anche dentro la propria scuola, sono tanti. In un mondo globalizzato, la rete favorisce i contatti e la possibilità di incontri professionali anche a distanza.
Per questa estate, tuttavia, abbiamo scelto anche di essere PRESENTI nell'ESTATE ROMANA, all'Isola Tiberina, insieme all'evento estivo l'Isola del Cinema, con spazi di incontro per grandi e giovani. Leggete il programma, Vi aspettiamo!

Manuela Rosci
e lo Staff di Redazione de La Scuola Possibile
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