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n.15 settembre 2011
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:18 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La cesta dei "panni sporchi"'  >>>
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La cesta dei "panni sporchi"
Una metafora per affrontare la vita scolastica
di Rosci Manuela - Editoriali
Ben rientrati a tutti!
Il primo mese di scuola è già stato consumato tra preparativi per l'avvio dell'anno e l'attenzione a verificare di non subire altre "perdite" oltre quelle già vissute: tagli al tempo pieno, tagli al sostegno, tagli (o blocco degli aumenti) degli stipendi .... Potrei continuare vista l'aria che tira ormai da troppo tempo e che rende tutti noi soggetti a incertezze sul presente e ancor più sul futuro.

Non è con questo argomento però che voglio riprendere gli appuntamenti con la rivista. L'anno è appena iniziato e abbiamo tutti bisogno di coltivare L'ENERGIA GIUSTA per andare avanti per altri nove mesi: la gestazione prima del parto previsto per fine giugno (la chiusura di questo anno scolastico!)
Sappiamo dove dobbiamo approdare -fine giugno, appunto, per i colleghi del superiore anche metà luglio se impegnati negli esami- possiamo decidere però come arrivarci.

Premessa.
Credo che tutti noi a casa siamo dotati della cesta dei panni da lavare, meglio conosciuti come "panni sporchi". Non so voi -e qui mi rivolgo prevalentemente a quel mondo femminile che, oltre ad aver conquistato la scuola, detiene ancora l'ambito premio di occuparsi della casa, nello specifico del traffico degli indumenti da lavare- ma io ho avuto per un lungo tempo problemi con la cesta dei panni, quelli sporchi da lavare.

L'idea di fondo che mi ha accompagnato per un bel periodo della mia vita è che la cesta dovesse essere perennemente "vuota". La conseguenza era la corsa a lavare (a mano e in lavatrice) con l'intento di SCONFIGGERE QUELLA CONTINUA PERSECUZIONE: non facevo a tempo a svuotarla che si andava nuovamente riempiendo. Tanto più la svuotavo, tanto più si riempiva. Disastro! Non sono una brava donna di casa -ho addirittura pensato- perché non riesco a tenere vuota la cesta.
Non sono una maniaca del pulito ma avevo la "convinzione" che la cesta dei panni sporchi non dovesse contenere indumenti, se non per un brevissimo lasso di tempo e poi rimanere "vuota".

COSA E' CAMBIATO POI?
Valutando che la lotta si faceva impari, ho dedotto che "leggevo" male quella realtà, che la gestivo con l'intento di cancellare una condizione che è l'essenza stessa di quella cesta: contenere i panni sporchi! Ho cominciato ad accettare l'idea che in fin dei conti quella proprio fosse LA SUA FUNZIONE: di essere sempre "piena" (e non svuotata) di cose da lavare.

La mia vita è cambiata. Il mio pensiero ha iniziato ad apprezzare quel "pieno" che mi stava ad indicare che in casa tutti (anche il figlio!) avevamo la buona abitudine di cambiarci ogni giorno, che quell'atto era indice di buona pratica e che quindi poteva suscitare in me non solo apprezzamento ma anche uno stato d'animo tranquillo, anzi rasserenato da quella pienezza di "sporco" da lavare.

COSA CENTRA TUTTO QUESTO CON LA RIPRESA DELLA SCUOLA?
In questo primo mese di ripresa ho prestato attenzione alle parole che si dicono tra colleghi e che fanno trasparire le nostre attese e le nostre rappresentazioni mentali circa la scuola, la classe e gli alunni e il loro funzionare sempre un pò "sporco". Lo sconcerto che a volte avverto è quello che io provavo verso la cesta dei panni sporchi: anche gli alunni sono spesso in difficoltà, tornano allo stesso punto, sembrano riproporre gli stessi comportamenti su cui pensavi aver lavorato, ripropongono gli stessi errori che pensavi di aver superato, sembrano tornare indietro piuttosto che evolvere....

L'idea è forse quella di volerli capaci, attenti, motivati, curiosi, solleciti, rigorosi ... insomma ALUNNI.
Invece loro ci propongono ogni volta lo stesso "sporco", come se non riuscissimo mai a farli diventare "puliti per sempre"!
Mi sono detta: forse leggiamo male la realtà che -a noi docenti- fa ritenere "fallimentare" il nostro agire in classe, visto che loro continuano ad avere comportamenti "sporchi", che tentiamo ogni giorno di lavare con più esercizi, con prediche, con rimproveri e sospensioni.
Forse l'essenza della classe, degli alunni, è proprio quella di essere "imperfetti", sempre alle prese con modalità che possono essere presenti in chi apprende.

Cosa è cambiato allora? LA VALUTAZIONE CHE POSSO DARE A CIO' CHE VEDO IN CLASSE.
Da una parte gli alunni che sono alle prese sempre con richieste nuove: ogni volta che apprendono qualcosa, che si sentono padroni di un nuovo contenuto, che acquisiscono una competenza ... ecco lì che il giorno dopo noi alziamo l'asticella dell'ostacolo (dell'apprendimento) e loro sono nuovamente in difficoltà, incapaci nei confronti della novità, non più "lavati e puliti" ma nuovamente "sporchi".

L'aver realizzato che la condizione di non essere all'altezza, di dare risposte "sporche", di sembrare un giorno competentissimi e l'altro no ... dipende dall'allenamento a cui ogni giorno li sottoponiamo, a quelle asticelle dell'ostacolo che vogliamo alzare sempre di più perché sappiamo che in quella scelta -alzare il livello di ognuno- sta un po' L'ESSENZA DEL NOSTRO ESSERE DOCENTI... L'importante è che ci ricordiamo che stiamo facendo esattamente questo: ogni giorno li mettiamo alla prova e appena diventano capaci noi li rimettiamo in difficoltà, proponendogli qualcosa che non riescono ancora a fare.

Tranquilli, quindi, la classe che leggiamo in difficoltà fa parte del gioco dell'insegnante: se non leggessimo ostacoli o comportamenti "sporchi" non serviremmo a nulla, proprio come la cesta dei panni sporchi.

Manuela Rosci
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 12/10/2011 ore 20:08 da Antonia Melchiorre
Grazie Manuela per questa efficace metafora!! Ne avevo proprio bisogno! Cercherò ti tenerla a mente ogni volta che sarò sopraffatta dall?ansia di avere sempre bimbi ?lavati e puliti?!
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