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La città della scienza di Napoli
Sperimentare e costruire nuovi ambienti di apprendimento
di Amodio Luigi - Scuola & Tecnologia
La Città della Scienza - sorta a Napoli nell'area di Bagnoli nel corso dell'ultimo ventennio, a partire da un primo insediamento temporaneo nel 1992 - è un esempio significativo (nonostante le grandi difficoltà di questa fase, che il Paese e il Mezzogiorno attraversano), non solo a livello locale, ma anche nazionale e internazionale, di centro innovativo per la diffusione della cultura scientifica.

La sua missione si lega infatti all'obiettivo e alla necessità di riconnettere la scienza e la tecnologia alla società, superando però il modello tradizionale del "museo" e interpretando, al contrario, questa missione nel modo più aperto e innovativo possibile.
Ciò che caratterizza il nostro centro è la sua attenzione a collegare - in un ideale continuum - l'educazione scientifica alla formazione nel campo delle nuove professioni, alla creazione di impresa e lo sviluppo locale.

Questo modello operativo, che si esplica nell'integrazione di un Science Centre (cioè un museo scientifico interattivo, popolato di exhibit hands on e laboratori e non basato sulle collezioni), un centro di alta formazione e un "incubatore" per piccole imprese innovative, rappresenta una novità indiscussa nel panorama dell'innovazione e costituisce tuttora un modello di riferimento per molti operatori del trasferimento tecnologico e locale.

La vicenda di Città della Scienza si svolge sullo sfondo di quella grande trasformazione che riguarda tutti i paesi avanzati e che si sostanzia nella crisi del modello di produzione dominante e nell'introduzione sempre più massiccia di conoscenza nei processi produttivi.
A livello locale, questo passaggio è simbolicamente rappresentato dalla crisi dell'area industriale di Bagnoli che nel volgere di un decennio, da cuore pulsante della vita industriale del capoluogo campano e tra i più rilevanti del Mezzogiorno, diviene un vero e proprio deserto, costellato da memorie della fabbrica che fu.
In questo contesto prende corpo l'idea di realizzare una Città della Scienza, proprio al confine tra il Nord e il Sud del mondo e in un'area rappresentativa del passaggio di fase che abbiamo appena descritto; una Città della Scienza come luogo simbolico, ma al contempo fortemente operativo, della riflessione sul futuro del nostro Paese e non solo, riflessione che appare tuttora drammaticamente aperta.

Il Science Centre ruota attorno a tre elementi principali: la Palestra della Scienza, una collezione di exhibit interattivi tratti dall'esperienza consolidata di science centre come l'Exploratorium di San Francisco e il cui messaggio, da qui il nome, è che come per divenire atleti si deve allenare il corpo, anche per la conoscenza si deve tenere allenata la curiosità e l'attenzione verso i fenomeni scientifici; l'Officina dei Piccoli, che risulta essere uno dei più significativi spazio espositivi italiani dedicato esclusivamente ai bambini (assieme ai centri di Genova e Roma), basato sull'interattività e un approccio laboratoriale; varie mostre dedicate a temi - l'alimentazione, la geologia dell'area vesuviana e flegrea, l'astronomia - che costituiscono altrettante risorse per svolgere attività didattiche, animazioni scientifiche, eventi.
Il Science Centre è corredato da un Planetario, da aule multimediali per la didattica e da mostre temporanee.

Intenso è stato il lavoro di Città della Scienza per configurare un ambiente di apprendimento che intrecciasse l'uso delle nuove tecnologie con gli strumenti propri del museo, seppure interattivo.
Pensiamo qui non solo all'uso delle lavagne interattive o dei tablet nella didattica informale, ma anche all'utilizzo del web e i social media - soprattutto Facebook - per costruire un rapporto diretto e continuo, per comunicare le attività promosse dal Science Centre o, come nel caso del progetto europeo TimeforNano (in cui si è usato il canale YouTube) per raccogliere materiali audiovisivi prodotti dai giovani sul tema delle nanotecnologie.

Piuttosto, lo sforzo principale è quello di diffondere sempre più la pratica sperimentale nella didattica a partire dall'osservazione della realtà, possibile grazie agli exhibit ma anche, ad esempio, all'osservazione di organismi viventi (il Science Centre dispone tra l'altro di uno stagno e di un piccolo orto botanico), istituendo così quell'equilibrio tra apprendimento logico-deduttivo e apprendimento esperienziale che oggi appare l'unico modo per affrontare e gestire - senza inutili anatemi - una fase di passaggio, delicata ma allo stesso tempo di grande interesse.
I prossimi passi saranno quelli di lavorare, anche augurando una sempre maggiore attenzione delle istituzioni, dopo anni di sostanziale immobilismo, quando non di esplicita volontà di ridimensionare il ruolo della scuola e del mondo educativo, a una sempre maggiore integrazione tra gli spazi di apprendimento basato sulla "libera scelta" (propri del web e della visita al museo) e supporto alla didattica a scuola, soprattutto su un terreno - quello dell'educazione scientifica - di cui si sente un grande bisogno nel nostro paese.


Luigi Amodio, Direttore della Città della Scienza, Napoli
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