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N. 83 maggio 2018
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Oggi è il giorno:20 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La classe non è acqua ...'  >>>
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La classe non è acqua ...
...ma una questione di relazione
di Melchiorre Simonetta - Long Life Learning
L'anno scolastico è giunto quasi al termine. Stiamo arrivando in porto ed è ora di chiudere le valigie, decidere cosa portarsi a casa come souvenir del viaggio e godersi la soddisfazione per il percorso che si sta concludendo.

Guardando indietro, so che le esperienze vissute quest'anno, all'interno della nostra classe, non hanno la forma di una linea orizzontale composta da obiettivi raggiunti, da argomenti trattati, da compiti svolti ma un meraviglioso intreccio, un'affascinante rete multicolore di esperienze e di progetti a cui ci siamo appassionati e che abbiamo realizzato in modo corale.
Quando si parte per un paese straniero e si rimane per un tempo significativo si comincia ad apprendere la lingua del luogo perché comunicare è fondamentale a più livelli: ne abbiamo bisogno per fare la spesa, per sapere quale pullman prendere, per godere dei dialoghi di un film, per frequentare gli amici, per vivere storie d'amore. È necessario comunicare, parlarsi in una lingua comprensibile per tutti.
Allo stesso modo è avvenuto per noi.
Così uno degli aspetti che desidero portarmi a casa quest'anno è il raggiungimento di un linguaggio comune all'interno della nostra classe, una sorta di codice in cui ci siamo riconosciuti, che non appartiene a nessun altro perché è frutto di un lavoro di costruzione di un'identità di gruppo, un sentire corale, un sistema di valori nei quali stiamo cominciando a riconoscerci e non perché la maestra stabilisce le regole ma perché insieme, anche se ancora non proprio tutti, sentiamo la necessità di andare dalla stessa parte.
Un altro ricordo che vorrei portare con me è la consapevolezza di aver costruito insieme percorsi di senso, di aver lasciato da parte l'ansia da prestazione del compito per fare spazio all'entusiasmo e alla capacità di muoversi insieme, come un'orchestra, per organizzare e infine realizzare bellissime conferenze, ad esempio, al posto di estenuanti e inutili interrogazioni. Voglio portare con me il sorriso e il desiderio che vedevo sui loro volti ogni volta che ci si riuniva per decidere, il loro movimento verso la ricerca; voglio ricordare la curiosità e l'orgoglio di condividere con gli altri le loro scoperte, non voglio dimenticare il loro piacere di imparare costruendo il sapere piuttosto che rimanere immobili, su una sedia, come una farfalla allo spillo, li ho visti volare.

Un'altra esperienza di senso che rimane con me è la condivisione profonda e assoluta durante il campo scuola, le loro paure e i loro superamenti, la fatica e le risate, la consapevolezza che quello era un momento prezioso di vicinanza e di lavoro sulla relazione. E ancora, porto nella mia valigia la generosità che ho visto circolare tra loro sempre di più, sempre più vera, più libera, più consapevole, una generosità che ha portato alla condivisione di materiali, di idee, di libri, di tempo. Non sto esagerando, io so che è andata proprio così e tutto questo mentre si parlava di argomenti che riguardavano il programma.

Non so se sono indietro o avanti rispetto alla quantità di informazioni prevista dalle discipline che insegno, non mi pongo il problema perché so che questo è un falso problema.
Non ha più senso oggi parlare di quantità di informazioni, non ha davvero proprio più senso.
Per quanto sapere possiamo trasmettere ci stiamo perdendo una quantità di informazioni per noi impossibile da immaginare, la "realtà" è molto più complessa del nostro sussidiario e le cose che si muovono all'interno di essa non sono separate come le discipline che insegniamo, sono in relazione come lo siamo noi, tra di noi e con la vita tutta. Inoltre il nostro sapere è così "liquido", parafrasando Bauman, che ciò che più conta non è cosa e quanto ma come costruiamo la conoscenza.
I miei alunni ormai sanno che una domanda è più importante di una risposta e che una domanda chiama sempre un'altra domanda che chiama a sé un'altra domanda che richiama un'altra domanda che ... e così via all'infinito. Questa è la vita: misteriosa, infinita, affascinante, complessa tanto da meritare tutta la nostra attenzione.
Se capissimo profondamente questo, potremmo fare un enorme respiro, smettere di preoccuparci e di correre da un argomento all'altro e vedere chi ha realmente diritto al podio nella nostra pratica educativa: al centro c'è il nostro alunno, c'è lui e non la disciplina.


Simonetta Melchiorre, Dottore in Scienze dell'Educazione, docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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