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n 68 dicembre 2016
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L'alunno partecipe della complessità sociale ed individuale
Gli studi sull'importanza della didattica per competenze
di De Angelis Giovanna - Long Life Learning
La mondializzazione dell'economia e la globalizzazione, elementi che determinano l'attuale complessità sociale venutasi a creare dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, e la complessità individuale che, a sua volta, ha notevolmente risentito degli sviluppi delle neuroscienze e delle scienze dell'organizzazione sorti in questi ultimi decenni, hanno portato l'istituzione scolastica a rideterminare la propria destinazione di scopo e a stabilire modalità di intervento operativo più flessibili ed adattabili alla complessità attuale.

La scuola, pertanto, è tenuta a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona umana, art. 3 della Costituzione Italiana, anche alla luce della complessità sociale ed individuale di cui sopra e dei progressi avvenuti in ambito psicologico e degli apporti della sociologia e della pedagogia.

La mente non è più considerata in senso lineare come un susseguirsi di stadi da superare come nella teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget, ma un insieme composito e complesso costituito da una molteplicità di intelligenze.
Una volta recepite tutte queste trasformazioni, i legislatori hanno cercato di inserire gli sviluppi ed i cambiamenti attuali in norme istituzionali e giuridiche che potessero svolgere, al tempo stesso, il ruolo di vincolo e di risorsa. In particolare, il DPR 275/99 incamera la maggior parte delle modificazioni avvenute in questi anni, formulando degli articoli che rendono visibile l'interiorizzazione dei predetti cambiamenti. Innanzitutto, l'art 1 esplicita in maniera forte e decisa qual è l'attuale destinazione di scopo della scuola: garantire il successo formativo degli alunni.
Tale affermazione racchiude in sé una molteplicità di elementi di discussione ed evidenzia l'enorme responsabilità educativa di tutto il personale scolastico. Garantire a tutti il reale successo formativo implica il dover far acquisire agli allievi quelle competenze che potrebbero essere riutilizzate in seguito, dal soggetto stesso, per offrire il proprio contributo alla complessa società attuale.

Le discipline possono, naturalmente, concorrere all'acquisizione delle competenze e, secondo gli studi più recenti, si dividono in tre tipologie: competenze monocognitive, fondate sulle conoscenze e sui linguaggi, competenze metacognitive, che coincidonno con la padronanza di concetti intellettuali superiori come l'analisi, la sintesi, la deduzione o l'induzione e che si suddividono, a loro volta, in metacognizioni logiche, metodologiche e riflessive, e le competenze fantacognitive quelle, cioè, legate alla costruzione e trasformazione di competenze disciplinari a livello talmente superiore da poter essere riutilizzate in qualsiasi attività. Secondo Frabboni, le competenze fantacognitive sono abilità relative al sapere rieditare e ricreare le conoscenze "note" in conoscenze "nuove": inedite, originali, inattuali.

Per giungere, però, alla destinazione di scopo della scuola di oggi, i docenti hanno la necessità, o meglio, il diritto - dovere, di conoscere, riconoscere e trattare in maniera differente i soggetti che si trovano dinanzi, persone che differiscono per matrice cognitiva, stile cognitivo, ritmo di apprendimento e motivazione ad apprendere. Ecco esplicitato il perché sia indispensabile nella scuola odierna il ricorso continuo e ciclico alla ricerca e, soprattutto, al metodo della ricerca sperimentale, desunto dalle scienze dell'organizzazione. Attraverso tale metodo è possibile evidenziare un problema, effettuare delle ricerche teoriche sulle cause, applicarvi la ricerca scientifica, definire delle ipotesi di soluzione, controllarle e documentarle. Naturalmente, i risultati raggiunti non saranno definitivi perché difficilmente andranno a risolvere ogni problematica, ma saranno, a loro volta, punti di partenza verso il controllo di ulteriori ipotesi risolutive. Si comprende, allora, come adottando il metodo della ricerca sperimentale, sia più opportuno parlare di progettualità, per sua natura ricorrente e ciclica, piuttosto che di progettazione, stabilita a priori.

La ricerca indaga sei aree diverse che sottendono tutte il fine formativo dell'istituzione scolastica.
Primo capitolo della ricerca è la conoscenza della psicologia, senza la quale non è possibile immaginare di predisporre un percorso formativo. La psicologia, infatti, analizzando la mente, ci permette di capire come apprende il soggetto che ci sta dinanzi, quali siano i suoi stili cognitivi, i suoi ritmi di apprendimento e la sua motivazione ad apprendere: occorre, quindi, che l'apprendimento sia significativo. Dagli ultimi risultati della ricerca si è appurato come la motivazione ad apprendere, ad esempio, sia legata ad aree generalmente trascurate, come quella emotiva o interpersonale. Dai contributi teorici della psicologia deriva anche tutta quella serie di studi che vanno ad analizzare le discipline, smembrandole, per ricavarne gli elementi essenziali da calare nella specificità ed unicità di ogni allievo.

L'altro capitolo di ricerca è quello sociologico. Come noto, un soggetto non è formato solo dal suo potenziale innato, ma anche dai fattori acquisiti tramite l'influenza della società. In particolare, famiglia, scuola e società tutta incidono sul soggetto che apprende. La scuola, però, che ha come suo ineludibile compito la formazione dello studente in età evolutiva, deve operare con sistematicità ed intenzionalità in modo da ottimizzare i fattori che si collegano al soggetto, per renderli risorse. Famiglia, scuola e società sono, quindi, al tempo stesso, fattori, risorse e prodotti della pratica educativa. Le competenze così acquisite saranno capitalizzate e spendibili nella società attuale, in continua evoluzione.

La terza area della ricerca è quella pedagogica. Essa fornisce a dirigenti e docenti una gamma di metodologie didattiche che consentono di raggiungere la totalità degli allievi.

Un altro ambito di ricerca è quello epistemologico - disciplinare. A differenza di quanto si pensi, le discipline, e non le materie statiche per loro natura, sono in continua evoluzione. Il docente necessita di conoscere i mutamenti e le trasformazioni degli ambiti disciplinari di propria competenza, in modo da poter utilizzare le nuove acquisizioni nella pratica didattica quotidiana. Questo complesso meccanismo sociale ed individuale ha condotto, inevitabilmente, a rivedere in maniera radicale l'organizzazione non solo scolastica, ma dell'amministrazione in generale.

Il quinto e sesto capitolo della ricerca, pertanto, quello legato alle scienze dell'organizzazione e quello giuridico, sono strettamente interconnessi, poiché senza le dovute applicazioni normative, i risultati desunti dalle scienze dell'organizzazione non potrebbero essere applicati. In effetti, proprio le implicazioni normative hanno permesso all'istituzione scolastica di entrare in possesso di quegli indispensabili strumenti organizzativi senza i quali non sarebbe possibile raggiungere ogni giorno, all'interno delle nostre aule, ciò che ci viene richiesto.

Perché INSEGNARE per COMPETEZE, allora?

Per raggiungere il reale successo formativo di ogni studente che ci viene affidato e per dare una risposta concreta, efficace e intenzionale alla complessità sociale ed individuale insita nel periodo storico in cui stiamo vivendo.


Giovanna De Angelis, docente dell' IC Fara in Sabina, Rieti


Bibliografia essenziale
- Costituzione della Repubblica Italiana
- Decreto Presidente della Repubblica 275 dell'8 marzo 1999 - Regolamento autonomia scolastica
- E. Bertoni, G. Rodano, Il laboratorio della Riforma. Autonomia, Competenze e Curricoli, n.1, Firenze, Le Monnier, 2000.
- Frabboni Franco, "Disciplinarità e trasversalità: sapere, comprendere, inventare", pp. 37 e segg., in Dossier degli Annali della Pubblica Istruzione.
- Mary Jo Hatch, Teoria dell'organizzazione, Bologna, Il Mulino, 1999.
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