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n. 26 ottobre 2012
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La comunicazione con i nativi digitali
Linguaggi nuovi che intrecciano sentieri antichi.
di Ansuini Cristina - Organizzazione Scolastica
Per natura sono una "curiosa entusiasta", mi piace cioè guardarmi intorno, annusare l'aria che tira, assaggiare novità, mettermi in gioco con nuove carte da voltare, scegliendo poi tra quelle che mi sono più congeniali.
Sarà per questo che non mi riesce facile comprendere quella che avverto in giro come contrapposizione, alternativa, sospetto, tra una modalità di relazionarsi al mondo 2.0, quindi digitale, innovativa, e quella più cartacea, tradizionale.
Ho già avuto modo di raccontare la mia positiva esperienza con il mondo digitale, l'utilizzo di nuove tecnologie, i social network, non nascondo di certo la mia passione sfrenata per i libri e la frequentazione assidua di librerie e trovo irrinunciabili entrambi questi modi di approcciare alla realtà in cui siamo immersi.

Purtroppo leggo in giro di ricercatori che vorrebbero spazzare via il modo tradizionale di fare scuola, in favore di un sistema completamene digitale, e sono altrettanto esterrefatta di sentire insegnanti - per la maggior parte appartenenti al gentil sesso!:( - che ancora guardano con sospetto il computer, si vantano di non essere neanche capaci di accenderlo e sono strenuamente accattate a vecchie guide con la copertina nera.

Il buon senso e l'esperienza sul campo credo che siano efficaci nel districarsi in questa situazione.

Innanzitutto bisogna dire che non tutti i bambini tra 0 e 12 anni sono nativi digitali a tutto tondo, molto dipende dalla fruizione che hanno degli strumenti digitali e, naturalmente, dalla modalità di approccio.
Non possiamo quindi dare per scontato che bambini che entrano a scuola siano già attrezzati ad affrontare un tipo di scuola - da noi ancora lontana anni-luce dall'essere realizzata - che punta quasi esclusivamente su LIM e tablet.
D'altra parte, anche se così fosse, anni di studi e di esperienza di psicologia dell'età evolutiva e di pedagogia, ci portano alla consapevolezza che "essere scuola" vuol dire anche qualcos'altro, vuol dire fare esperienze diverse, relazionarsi, manipolare, cercare le proprie strade per aggiungere obbiettivi comuni, comunicare in tanti modi.
Occorre quindi realizzare una modalità nuova di lavorare con i bambini, questo sì, puntando sulle risorse a nostra disposizione, aggiornandoci, guidando i bambini nell'esplorazione della rete, offrendo loro modelli nuovi di lavoro, ma non gettando via tutto il resto, un cartellone fatto tutti insieme, un gioco di parole, un testo collettivo.


Non credo proprio che una cosa escluda l'altra, anzi entrambe possono essere potenziate dalle risorse che offrono.
Mi viene in mente un'uscita organizzata cercando il materiale in rete e la successiva realizzazione di un power point esplicativo, oppure la corrispondenza con un classe del nord Italia, la realizzazione di ipertesti... Spesso le novità ci spaventano, le abitudini sono molto più rassicuranti e comode, ma penso che basti cominciare con una cosa semplice per attivare un circolo virtuoso che possa portare a grandi conquiste.

Non possiamo fare finta che i bambini con cui ci confrontiamo quotidianamente siano come eravamo noi: sono molto diversi anche da quelli che entravano nella scuola elementare appena cinque anni fa!
È il rapporto stesso con la realtà è cambiato.

Fin da piccolissimi i nativi digitali sono esposti a una serie di sollecitazioni per noi inimmaginabili: smartphone e tablet sono il loro pane quotidiano, usano il mouse con disinvoltura, le consolle per i videogiochi non hanno segreti per loro. Il tutto all'insegna della condivisione, della partecipazione ad una comunità più ampia, della fruizione attiva: ad esempio guardano ben poca TV, scelgono in rete quello che gli interessa vedere, pubblicano video, scrivono e partecipano a blog...
Non possiamo far finta che tutto ciò non esista e proporre soltanto quello che noi siamo stati, ma possiamo guidare le scelte in età particolari, affiancarci a loro nel proporre, analizzare, scegliere. Il tutto nell'ambito di quello che sappiamo fare meglio, cioè giocare con le relazioni positive, lavorare sui rapporti sani, legare mondi diversi.

"Il computer più nuovo al mondo non può che peggiorare, grazie alla sua velocità, il più annoso problema nelle relazioni tra esseri umani: quello della comunicazione. Chi deve comunicare, alla fine, si troverà sempre a confrontarsi con il solito problema: cosa dire e come dirlo"
Bill Gates

Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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