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Numero: 5-gennaio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'La comunicazione efficace con ... >>>
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La comunicazione efficace con i bambini
Che cos'è la comunicazione? E quando diventa efficace?
di D'Angiò Giovanni - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Una delle definizioni di comunicazione, è quella che la intende come una vasta gamma di comportamenti utilizzati in maniera intenzionale per trasmettere informazioni, osservazioni, e per procurare cambiamenti nell'ambiente circostante.
Il termine comunicare è collegato alla parola comune, che deriva dal latino comunicare (ovvero condividere), che è a sua volta correlato alla parola latina communis (comune). La comunicazione quindi, è fondamentalmente uno scambio di informazioni tra individui, che consente di trasmettere il sapere da generazione in generazione divenendo in questo modo veicolo culturale. La comunicazione è anche una abilità mentale tipica della specie umana, in quanto prevede la produzione linguistica e di segnali non verbali divenendo quindi un'abilità cognitiva a tutti gli effetti come l'apprendimento, la memoria e l'orientamento.
Evidenziamo ancora una volta che comunicare vuol dire mettere in relazione con l'altro, condividere ed in taluni casi influenzare ed essere influenzati.
La comunicazione può essere considerata da tre punti di vista differenti:
Il contesto in cui avviene la comunicazione (tenendo conto del sistema sociale di riferimento, spazio e tempo)
Il contenuto (argomento, tema su cui verte la comunicazione)
La relazione il rapporto che si instaura tra interlocutori)

La comunicazione è quindi un veicolo di messaggi che possono essere fondamentalmente di due tipi, di contenuto, in questo caso l'informazione che si invia all'interlocutore attraversa il canale verbale e di relazione che si focalizza sul modo in cui i partecipanti alla conversazione si vivono mentre si parlano.
Fino ad ora è stato messo in evidenza come la comunicazione può essere definita, vissuta e considerata, è stato chiarito anche come si può comunicare sia con il linguaggio (comunicazione verbale) che con il corpo (comunicazione non verbale).
Vediamo più da vicino questi due modi di esplicare la comunicazione:
Comunicazione verbale; caratterizzato dal l'utilizzo del linguaggio, permette di esprimere tramite l'utilizzo di parole pronunciate o scritte ciò che si intende riferire all'interlocutore.
Comunicazione non verbale; La comunicazione non verbale trova espressione nel tono della voce, nella postura, nei gesti e nello sguardo. La comunicazione non verbale può essere in accordo con quanto enunciato verbalmente ma può anche disconfermarlo.

È possibile, quindi, riassumere che, la comunicazione è l'insieme di due livelli di informazioni con veicoli diversi, quello verbale o linguistico, più gestibile e soggetto alla volontà dell'individuo e quello non verbale appartenente al corpo, molto meno controllato.
La comunicazione diviene efficace nel momento in cui i due interlocutori riescono a trasferirsi informazioni chiare e decodificate senza essere per questo soggetti a giudizio o ammonizioni.
Per tanto è necessario anche che gli interlocutori condividano lo stesso linguaggio e gli stessi segni o simboli, lo stesso codice.

Lo psicologo clinico, appartenente alla scuola di Palo Alto, Thomas Gordon, sottolinea l'importanza che nella comunicazione efficace ha l'interazione di fattori affettivi, cognitivi e relazionali, culturali e sociali, egli sostiene che la comunicazione è un fenomeno interattivo circolare per cui ogni messaggio crea un feedback fondamentale per comprendere se l' informazione è stata realmente colta.
La comunicazione efficace può trovare accoglimento in molti contesti come ad esempio la scuola soprattutto per migliorare il livello comunicativo insegnante-allievo.

Comunicare con il bambino

Il bambino, per il suo sviluppo sano, ha bisogno di vivere quotidianamente situazioni comunicative che siano stimolanti, gratificanti e soprattutto chiare. Infatti, fin dalla frequentazione della scuola dell'infanzia il bambino entra in contatto costante con i coetanei ed adulti con i quali trascorre moltissimo tempo e con i quali stabilisce relazioni solide e significative, comunicando regolarmente, trasferendo loro informazioni e ricevendole.
La comunicazione è fondamentale per gli essere viventi tanto che uno studioso appartenente alla scuola di Palo Alto, Paul Watzlawick, autore del libro "Pragmatica della comunicazione umana " afferma che è "impossibile non comunicare". L'assioma appena descritto, rimanda a pensare ancora una volta ai bambini e a come quando ancora in fasce riescono ad esprimere i propri bisogni o emozioni anche senza conoscere la lingua di origine, ovvero il linguaggio adulto. È importante che la scuola dell'infanzia offra ai suoi alunni scambi comunicativi adeguati all'età dei soggetti, accrescendo in loro curiosità conoscitiva e relazionale. Ruolo fondamentale nello scambio comunicativo è quello dell'insegnante, il quale deve trasmettere ai bambini non solo informazioni didattiche ma norme riapplicabili nella società, ad esempio dovrebbe saper insegnare loro a comunicare efficacemente per risolvere in maniera corretta le problematiche o disaggi, senza ricorrere a violenze verbali o fisiche.

Quali sono le strategie per implementare un buon intervento comunicativo?

Il primo passo, per approdare ad un buon intervento comunicativo è sicuramente quello di utilizzare nei confronti del piccolo un "ascolto attivo", che consiste nel riflettere sul messaggio del fanciullo recependolo solamente, senza emettere messaggi personali. L'ascolto è fondamentale per divenire individui capaci di apprendere informazioni ed emettere messaggi appropriati alle situazioni. Non vi devono essere accavallamenti di voce o espressioni di dissenso, si ascolta per comprendere,in tal modo il bambino si sentirà accolto e libero di esprimersi. Ovviamente, alla fine si rende necessario un feedback da parte dell'adulto , su ciò che ha compreso e ascoltato. Questo tipo di comunicazione non crea ruoli up o down, si rende necessario quindi insegnare l'ascolto, tacendo ed ascoltando. Il silenzio viene inteso come spazio importante per sostenere l'altro e non come semplice pausa del linguaggio.
L'ascolto attivo permette quindi la crescita e un buon sviluppo dell'autostima, favorendo anche una maggiore autonomia, è uno strumento che favorisce l'instaurarsi di un colloquio di comprensione e di chiarezza implementando un agire efficace. Spinge così l'interlocutore a parlare e a esprimere le proprie idee, i propri bisogni e necessità senza difficoltà, gettando così le basi per la costruzione di un rapporto solido e duraturo. Gli allievi sono spronati a chiarirsi sia cognitivamente che emotivamente su ciò che dicono, riuscendo a gestire situazioni di differente natura. Si può quindi continuare affermando che, l'ascolto attivo non si ferma alla ricezione e alla decodifica del messaggio, ma consta di un altro passaggio fondamentale quello che vede l'incoraggiamento e il supporto dell'adulto.

Affinché si verifichi un buon ascolto attivo è necessario anche tener presente alcune componenti che rientrano nella comunicazione non verbale come:
La Postura; può riferire informazioni importanti riguardo l'interlocutore, ad esempio chiusura, timidezza, paura. È importante che le due persone che parlano non si trovino tropo vicine l'una dall'altra per non creare disagio. Per ciò che concerne ad esempio le collocazioni delle sedie è consigliato che non ricreino posizioni formali (es, interrogazione) ma situazioni rilassanti per consentire uno scambio adeguato.
Il contatto oculare; guardarsi durante una conversazione è una cosa piuttosto frequente bisogna però evitare di creare disagio o imbarazzo fissando costantemente l'interlocutore. È importante osservare comportamenti e atteggiamenti pur sempre rispettando lo spazio vitale dell'altro, evitando l'invadenza soprattutto con i bambini.
Mimica ed espressioni facciali; il volto degli individui trasmette a prescindere dalla loro volontà, pensieri,sentimenti,emozioni celati consciamente. Tenere in conto dell'espressione e degli atteggiamenti dell'alunno che parla porta l'insegnante ad una comprensione globale e puntuale.

Un'ulteriore strategia, prevede l'utilizzo da parte del docente del "messaggio- io": in questo caso la comunicazione adulto-bambino è basata sull'assenza della valutazione o giudizio, ma pone il bambino di fronte agli effetti e ai sentimenti che il suo atto procura negli altri. Utilizzando il messaggio- io l'insegnante potrà riuscire a gestire una situazione faticosa. Si dovrebbe per tanto sostituire al messaggio-tu, che vede posto al centro dell'attenzione l'allievo, es "sei sempre tu" espressione di giudizio, il messaggio-io dove al centro vi è posto l'insegnante con i suoi bisogni e le sue emozioni: es "Quando ti comporti così mi fai arrabbiare e perdo la calma", effetti del suo gesto.
Quindi il fulcro dell'attenzione non è più il bambino difficile, con il suo comportamento problematico, ma l'insegnante con il suo mondo interiore.
Utilizzando il messaggio-io l'insegnante non ammonisce, al contrario si mette in gioco in prima persona, insegnando un nuovo modo di relazionarsi con l'altro.
Thomas Gordon, sostenitore della comunicazione efficace e dell'importanza dell'ascolto attivo, ritiene vi siano delle barriere alla comunicazione, e ne individua dodici:
1. Dare ordini, comandare o dirigere
2. Minacciare, mettere in guardia
3. Moralizzazioni, far prediche
4. Dare consigli
5. Persuadere con la logica
6. Biasimare e giudicare
7. Manifestare compiacimento
8. Ridicolizzare o usare frasi fatte
9. Analizzare diagnosticare o interpretare
10. Consolare o rassicurare
11. Investigare o indagare
12. Minimizzare o ironizzare

Queste barriere alla comunicazione sono per Gordon ostacolo alla diffusione dell'informazione, portando alla non accettazione del problema dell'alunno, spingendo verso un ascolto passivo e non attivo.
Vi è un'altra tecnica che favorisce lo sviluppo della comunicazione efficace "il gioco senza perdenti" secondo il quale i conflitti vengono risolti senza che vi siano perdenti. Vengono per tanto rispettati i diritti di tutti senza la presenza di alcuna forma di sopraffazione. In un obiettivo primario si va ad identificare un obiettivo comune, tenendo in considerazione le risorse disponibili tra gli alunni coinvolti, tutti partecipano alla risoluzione del conflitto, nessuno escluso. Il conflitto alunno-insegnante si risolve trovando una soluzione utile per entrambi.
Ultimo paso per implementare un intervento comunicativo efficace è l'utilizzo del problem solving, indicato per risolvere controversie tra due o più persone.
Anche in questo caso vi sono delle fasi da tener presente e da seguire:
1. Esposizione del problema
2. Proporre soluzioni
3. Valutazione degli aspetti positivi e negative delle proposte
4. Scelta della proposta più adeguata
5. Attuazione
6. Verifica risultati raggiunti

In questo caso l'alunno impara in prima persona a gestire e risolvere i conflitti in maniera serena, senza che vi siano diatribe lunghe che non portano a niente, ci si aiuta anche nella risoluzione del conflitto.

Conclusioni
Parlare di comunicazione efficace in un certo qual modo significa parlare di relazioni tra le persone, individui che scambiano senza sopraffazioni le proprie idee e pensieri senza paura del giudizio o nelle ammonizioni. Ancor di più si rende efficace comunicare in maniera sana con i bambini, rappresentanti delle generazioni future. I piccoli imparando a comunicare, imparano a vivere e condividere nella società che li circonda. Le insegnanti che svolgono un ruolo importante e delicato possono con l'utilizzo di una buona comunicazione imparare a non essere soffocate dai conflitti che spesso in classe emergono ma a gestirli, divenendo loro stesse protagoniste indiscusse dell'intervento, consapevoli di trasmettere importanti informazioni di natura didattica ma anche comunicativa-affettiva ed emozionale.

Giovanni D'Angiò, Psicologo-psicoterapeuta sessuologo, docente dell'insegnamento di psicologia dell'orientamento professionale; Arianna Recco , Psicologa, e Paola Ottobre , Sociologa, cultrici della materia dell'insegnamento di psicologia dell'orientamento professionale - Università di Cassino (Polo Didattico Sora)

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