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n.17 novembre 2011
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La consapevolezza della nostra comunicazione
Elemento vitale
di Rosci Manuela - Editoriali
Siamo sempre consapevoli della nostra comunicazione? Direi di sì. Ognuno di noi sa di essere inserito in un mondo fatto di rapporti con gli altri e la COMUNICAZIONE rappresenta l'atto fondamentale. La comunicazione è la nostra vita.

Siamo anche piuttosto consapevoli che oltre alle parole utilizziamo anche i gesti per accompagnare la nostra interazione, a volte solo i gesti e in alcune occasioni sono davvero eloquenti, pensiamo ad esempio i gesti utilizzati spesso dagli automobilisti per indicare all'altro ... in che paese andare!

L'efficacia della comunicazione si manifesta fin da subito, dalla nascita: il bimbo piange e il genitore accorre, all'inizio senza distinguere qual è in realtà la richiesta ma ben presto il pianto si "specializza" e si orienta verso richieste più precise (ho fame, ho sonno, ho fatto la pipì), o meglio, l'interazione con i genitori, che diventano più capaci di comprendere il bisogno del momento (il pianto da fame è diverso da quello del sonno!), stabilizza la comunicazione tra genitori e figli e la rende più efficace (di solito un genitore risponde al bisogno "giusto").

La convinzione quindi che la comunicazione appartenga a tutti e che sia quell'elemento vitale, quotidiano e irrinunciabile, ha fatto scegliere questo argomento come filo rosso che serpeggia negli articoli di questo numero della rivista. Una seconda convinzione, strettamente connessa alla prima, è che questa cosa così ovvia, così presente nella vita di tutti i giorni, non sempre è ben gestita da ognuno di noi e qualche volta ci può mettere nei guai.

Troppo semplice dire che spesso le nostre comunicazioni partono bene (si parla del/sul contenuto) e finiscono male (il contenuto si "perde" e la relazione prende il sopravvento, magari con toni più aggressivi, con accuse che rievocano antichi rancori piuttosto che lo scambio di opinioni sull'iniziale contenuto su cui è iniziata la comunicazione). Forse a voi non è mai successo di avviare una normale conversazione, per esempio con il partner o con i figli, e trovarsi -senza sapere come- a dibattere con toni accesi su quella volta che .... sei sempre il solito/a .... vuoi avere sempre ragione ... Ma forse a voi non è mai capitato di perdere di vista il motivo reale per cui avete iniziato a parlare (contenuto) e trovarvi a discutere tra di voi, della vostra relazione.

Altre volte, invece, siamo soprattutto attenti al contenuto -ciò che diciamo- piuttosto che al modo con cui diciamo ciò che stiamo dicendo! Questo secondo aspetto della comunicazione pone proprio l'accento sulla relazione con l'altro.
Fatto sta che per comunicare abbiamo bisogno di tutti e due gli aspetti, il CONTENUTO (che cosa diciamo) e la RELAZIONE (come lo diciamo).

Siamo allora sempre consapevoli del nostro modo di comunicare? Forse non del tutto, forse ci si limita a pensare che sapere di un certo argomento sia sufficiente per tenere attento l'altro alle nostre parole (ciò che vogliamo lui conosca, apprenda); forse l'idea che un adulto possa avere un contenuto più importante da trasmettere fa sì che si dia per scontato che il più giovane lo riconosca capace di coinvolgere e "prendere" l'attenzione (il carisma personale non si compra al supermercato!).

Ecco dunque la nostra scelta per voi: piccole e grandi riflessioni, spaccati di vita quotidiana in classe e sul web, come superare i problemi di comunicazione e cosa serve per comunicare in una lingua straniera. L'attenzione questa volta è diretta anche a chi è nostro amico fedele che ci invita ad una lezione ... da cani sull'argomento "come comunichiamo"!
A presto

Manuela Rosci
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